Cronaca.
La Cassazione conferma il 41 bis per Vincenzo Licata, già condannato
all'ergastolo
Carcere
La Corte di Cassazione ha
respinto il ricorso del boss mafioso Vincenzo Licata, confermando la
decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma di mantenerlo in regime di
41 bis.
La sentenza, riportata dal quotidiano La Sicilia, si basa sulla "attuale
capacità del condannato di mantenere i contatti con l'associazione criminale"
e sul suo comportamento in carcere, definito "privo di tangibili segnali
di presa di distanza dai gravi fatti delittuosi".
Vincenzo Licata, 69 anni, originario di Grotte, è un figura di spicco della
criminalità organizzata siciliana. Il suo curriculum criminale è pesante:
tre ergastoli per associazione mafiosa, omicidi, turbativa d'asta e
violazione della disciplina sulle armi. Queste condanne testimoniano il
ruolo apicale ricoperto all'interno del sodalizio mafioso. Nonostante la
detenzione, i giudici hanno evidenziato come Licata non abbia mostrato segni
di resipiscenza e continui a rappresentare un pericolo per l'ordine
pubblico. A rafforzare questa valutazione, le 40 sanzioni disciplinari
cumulate durante la sua permanenza in carcere, considerate una chiara
violazione delle regole interne e un'ulteriore conferma della sua mancata
adesione al percorso rieducativo.
Il Tribunale di Sorveglianza di Roma aveva già rigettato un precedente
ricorso contro il decreto ministeriale del 18 ottobre 2023, che aveva
prorogato l'applicazione del regime di 41 bis. La decisione della Cassazione
pone ora un sigillo definitivo sulla questione, confermando la necessità di
mantenere Licata sotto stretto controllo per prevenire eventuali
collegamenti con l'esterno e attività criminali. La conferma del 41 bis per
Vincenzo Licata sottolinea la volontà di contrastare il fenomeno mafioso
attraverso strumenti rigorosi come il regime carcerario speciale.
Editoria.
Daria Bignardi ad Agrigento: incontro con gli studenti del Liceo
Empedocle
Locandina
Il Liceo Classico e
Musicale Empedocle di Agrigento si prepara ad accogliere una delle voci
più autorevoli della letteratura italiana contemporanea: Daria Bignardi.
L'appuntamento è fissato per martedì 2 aprile 2025 alle ore 10.00,
presso la Sala Conferenze dell'Hotel della Valle.
(Locandina)
L'appuntamento, inserito nel ciclo di incontri con l'autore organizzato
dall'Istituto scolastico guidato dalla dirigente scolastica prof.ssa
Marika Helga Gatto, vedrà la partecipazione e il patrocinio del Parco
Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, diretto
dall'architetto Roberto Sciarratta. Daria Bignardi presenterà al pubblico agrigentino il suo ultimo romanzo,
"Ogni prigione è un'isola", edito da Mondadori nella collana Strade
Blu. Un'opera che affronta temi profondi e attuali, invitando i lettori
a una riflessione sulla natura umana e sulle intricate dinamiche delle
relazioni interpersonali.
A moderare l'incontro sarà la professoressa Carmen Milano, che
condurrà la discussione e stimolerà il dialogo tra l'autrice e il pubblico
presente.
L'incontro rappresenta un momento culturale di rilievo per gli studenti del
Liceo Empedocle, ed anche per l'intera comunità agrigentina, per avvicinarsi
alla letteratura contemporanea e confrontarsi direttamente con una figura di
spicco del panorama culturale italiano.
La Dirigente Scolastica, professoressa Marika Helga Gatto, ha espresso
grande entusiasmo per l'iniziativa, sottolineando l'importanza di promuovere
la lettura e l'incontro con gli autori tra le giovani generazioni. "Siamo
onorati di ospitare Daria Bignardi nel nostro istituto - ha dichiarato
la professoressa Gatto -. Crediamo fermamente nel valore di questi
momenti di scambio culturale, che arricchiscono il percorso formativo dei
nostri studenti e offrono a tutta la città un'opportunità di crescita
intellettuale".
L'organizzazione della manifestazione ha visto anche la collaborazione di
Fabrizio Piazza della Modusvivendi Libreria, a testimonianza
dell'impegno congiunto del territorio nella promozione della cultura e della
lettura.
Volontariato.
Giornata di donazione di sangue: l'AVIS guarda con fiducia al futuro
AVIS di Grotte
Nonostante qualche assenza dovuta ai malanni di stagione, l'Avis Comunale
di Grotte ha registrato una buona affluenza di donatori durante la
settima giornata di raccolta sangue del 2025, svoltasi sabato 29 marzo
presso il punto di raccolta di Via
Francesco Ingrao n° 92/94.
Secondo i dati forniti dall'Associazione, la giornata si è conclusa con 1
controllo annuale, 3 nuove idoneità, 3 prime donazioni e 15 donazioni.
Un risultato che, sommato alle precedenti giornate, porta il bilancio del
primo trimestre dell'anno a cifre più che positive: 4 controlli
estemporanei, 16 controlli annuali, 23 idoneità, 10
prime donazioni e ben 120 donazioni, a cui si aggiungono 4
donazioni effettuate presso l'ospedale di Agrigento.
Numeri che, come sottolinea il presidente dell'Avis Comunale di Grotte,
Pietro Zucchetto, sono motivo di grande soddisfazione e fanno ben
sperare per il raggiungimento, o addirittura il superamento, degli ottimi
risultati ottenuti nell'anno precedente.
"Siamo estremamente grati a tutti i nostri soci donatori per la loro
generosità e il loro impegno costante - ha dichiarato Zucchetto -.
Anche in una giornata infrasettimanale e con qualche difficoltà legata ai
mali di stagione, la risposta è stata positiva, dimostrando ancora una volta
la grande sensibilità della nostra comunità verso l'importanza della
donazione di sangue".
Il Presidente ha inoltre voluto rimarcare l'attenzione che l'Avis Comunale
di Grotte pone sulla salute dei propri donatori: "La nostra priorità è
garantire la sicurezza di chi dona. Ogni fase della raccolta è svolta nel
rispetto dei più rigorosi protocolli sanitari e i controlli medici sono
fondamentali per tutelare la salute di tutti".
L'Avis Comunale di Grotte ricorda che le prossime giornate di donazione
sono fissate per domenica 6 e 27 aprile, mercoledì 23 aprile,
oltre alle consuete seconde e quarte domeniche di ogni mese. L'invito è sempre
quello di
prenotarsi telefonando ai numeri
377.0974739 o 320.4434713
e partecipare numerosi, contribuendo così a una causa di vitale importanza.
Editoria. Presentazione del libro "Indagine
sulla morte di Gesù", di Salvino Leone
Locandina
La Cappella
dell'Ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento ospiterà martedì 8
aprile 2025 alle ore 17.30 la presentazione del libro
"Indagine sulla morte di Gesù" di Salvino Leone, edito da "Il Pozzo di
Giacobbe".
(Locandina)
Salvino
Leone, autore del libro, è medico e dottore in teologia, attualmente docente
di Teologia morale e Bioetica alla Pontificia Facoltà teologica di Sicilia e
all'Università di Palermo. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni su temi
di bioetica e medical humanities.
L'introduzione sarà affidata a don Saverio Pititteri, sacerdote
diocesano di Agrigento, delegato per la pastorale sanitaria dell'Arcidiocesi
e assistente spirituale dell'U.N.I.T.A.L.S.I. di Agrigento.
Interverrà il prof. Enzo Di Natali, docente e scrittore agrigentino,
autore di numerosi saggi e romanzi, tra cui "Bioetica e Letteratura" e "Il
vescovo crocifisso da un gerarca fascista".
Le conclusioni saranno tratte dal prof. Salvino Leone, che approfondirà i
temi trattati nel suo libro e risponderà alle domande del pubblico.
"Indagine sulla morte di Gesù" è un'opera che affronta con rigore storico e
teologico uno degli eventi più significativi della cristianità. Leone
analizza le fonti evangeliche e storiche per ricostruire le circostanze
della morte di Gesù, offrendo una prospettiva originale e stimolante.
L'incontro è aperto a tutti gli interessati e rappresenta un'occasione per
approfondire la conoscenza di un tema centrale della fede cristiana e
confrontarsi con autori di rilievo.
Chiesa.
Parrocchia Madonna del Carmelo: celebrazione regolare per le sante Messe
Nuovo orario
Chiesa Madonna del Carmelo
Celebrazioni regolari oggi, domenica 30 marzo 2025 (IV domenica di
Quaresima) nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Maria del Monte
Carmelo in Grotte. Da oggi, con l'entrata in vigore dell'ora legale, la
santa Messa festiva vespertina verrà celebrata alle ore 18.30.
A presiedere le liturgie tre figure sacerdotali di rilievo:
- alle 09.00 don Vincenzo Licata;
- alle 11.30 don Calogero Putrone;
- alle 18.30 don Francesco Traina.
Le sante Messe settimanali delle ore 18.00, dal 31 al 5 aprile,
verranno regolarmente celebrate.
Carmelo Arnone
30 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Editoria.
Presentazione a Palermo del libro "Tacito silenzio", di Armando
Caltagirone
Locandina
Sabato prossimo,
5 aprile 2025, alle ore 17.30 presso la Libreria "Voglia di
Leggere" in Via Antonio Pacinotti 36, a Palermo, si terrà la
presentazione del libro "Tacito Silenzio" di Armando Caltagirone (Salvatore
Sciascia Editore).
(Locandina)
Il
romanzo, definito un "affresco dolente di una Sicilia difficile e
tormentata", affronta temi complessi come la colpa, la responsabilità, il
malinteso senso dell'amore e le differenze economiche che hanno segnato la
storia recente di questa terra.
L'autore, Armando Caltagirone, grottese e laureato in Giurisprudenza, ha
lavorato per circa quarant'anni presso l'ufficio IVA e l'Agenzia delle
Entrate, coltivando la passione per gli studi umanistici e le tematiche
sociali, con particolare attenzione verso i più deboli.
A dialogare con l'Autore sarà Marianna Labarbera, giornalista, mentre
le attrici Monica Scibona e Gloria Mancuso leggeranno alcuni
brani del libro.
"Tacito Silenzio" è un'opera che, come sottolinea Gaetano Savatteri
nella presentazione, va oltre la semplice narrazione di un delitto, offrendo
uno spaccato della Sicilia interna, quella lontana dalle rotte turistiche e
dai paesaggi da cartolina, rivelando scorci spettacolari e problematiche
sociali profonde.
Racconti.
"Sirinata d'amuri";
di Salvatore Ciccotto
Serenata
Salvatore Ciccotto
(Serenata)
"Sirinata d'amuri"
di Salvatore Ciccotto
Faceva caldo, era un
pomeriggio assolato di fine agosto. Dopo aver pulito e preparato da mangiare
Paolina chiuse la porta e uscì di casa. Voleva tornare a scuola di ricamo.
Erano passate due settimane da quando era andata l’ultima volta, e nell’arco
di quei giorni erano successe tante cose: la crisi della madre, le continue
liti e le sorelle che richiedevano ogni giorno sempre più attenzioni. Negli
ultimi giorni però la situazione sembrava migliorare.
Tramite delle conoscenze, erano riusciti a fare entrare le due sorelline
all’orfanotrofio del Boccone del povero, e questo dava alla madre, e a tutti
quanti, quel po' di serenità per affrontare meglio le giornate.
A passo svelto la ragazza percorse la strada. Quando arrivò al convento
entrò, salutò tutti, poi prese il telaio e si sedette insieme alle altre.
Era china a lavorare sul telaio quando vide arrivare Angela. Le si
illuminarono gli occhi, le andò incontro, si abbracciarono e si sedettero
una accanto all’altra.
C’erano delle suore che giravano tra le ricamatrici e ad un tratto una di
loro chiese: “C’è qualcuna di voi che vuole imparare a ricamare al
tombolo?”. Ci fu un attimo di silenzio, poi alcune alzarono la mano e fra queste
anche Angela e Paolina. “Bene, venite con me” disse suor Angelica.
Uscirono e andarono in direzione del giardino, imboccarono un vialetto
costeggiato da cespugli di rose e da qualche palma che si stagliava alta nel
cielo.
Finalmente giunsero dall’altra parte del giardino, entrarono da una porta e
si ritrovarono dentro un grande stanzone. C’erano delle ragazze che, insieme
a delle suore, stavano attorno a un tavolo a cucire e ricamare.
“Venite qua, voglio farvi vedere come si lavora” disse suor Angelica;
poi, indicando alla sua destra, continuò: “Questo è un tombolo. Nel
cuscino, questo che vedete qua, si fissa con degli spilli il foglio con il
disegno del merletto che si vuole fare”.
Le ragazze ascoltavano interessate, non avevano mai visto quell’oggetto; una
di loro chiese: “E comu si fa u ricamu?”.
Suor Angelica si avvicinò al tombolo e fece vedere dei bastoncini che
pendevano: “Con questi fuselli si realizzano i ricami”.
La suora poi si sedette accanto al tombolo e cominciò a ricamare tessendo e
intrecciando i fili con estrema maestria.
“Vedete, con il tombolo si possono fare merletti veramente preziosi”.
Quando la suora finì di parlare, Paolina e Angela uscirono fuori, si
sedettero su una panchina e Angela disse: “Paulì, sa ca mi fici zita?”.
“Ma veru? E cu è stu picciuottu?”chiese l’altra. “U figliu di u zi Carmelu Barravecchia, ca travaglia a lu Bergiu. Ni
maritamu fra un misi e partu puru iu”.
“Puru tu!” esclamò la ragazza.
Paolina, all’idea che l’amica sarebbe partita, si rattristò, poi accennò a
un sorriso e chiese “Comu lu canuscisti?”.
“U purta u zi Taniddru” rispose Angela.
“E allura nun vieni cchiu a arraccamari?” riprese Paolina. “Pensu di no: am'a lavari a biancheria, e pò c’é di priparari tanti
cosi”. Quando diceva queste parole, nel suo volto si leggeva tanta agitazione.
In fondo stava per fare un passo importante che le avrebbe cambiato la vita.
U sinzali, so patri, i frati, dicevano che Antonio era un
bravu picciuottu. Ma era vero? O l’indomani del matrimonio avrebbe
scoperto che le cose non erano così? Tutti questi interrogativi le creavano
dentro tanta confusione.
Quando era sola rimuginava di continuo: “Ma perché in così poco tempo devo
perdere questa decisione? In quaranta giorni, come diceva qualcuno, doveva
essere schetta, zita, e maritata e anche partire per andare lontano”.
Perché la condizione della donna doveva essere cosi? Trattata come merce di
scambio. Prendere o lasciare.
A volte era tentata di mandare tutto all’aria, ma poi si accorgeva che non
era possibile, e allora lasciava perdere tutto e andava avanti, anche se in
cuor suo ripeteva continuamente: “Spero tanto di non sbagliarmi”.
Accanto alla casa di Angela c’era un grande cortile. Una mattina fu come
invaso da tante ragazze. Avevano sistemato, sopra dei conci di tufo giallo,
cinque pile di legno. Ma a cosa servivano? Quella mattina si lavava la
biancheria della futura sposa.
Era una specie di rito collettivo a cui partecipavano amiche, parenti e
vicine. In ogni pila c’erano due ragazze, una lavava e l’altra andava a
prendere l’acqua alla fontana.
Era un’usanza, quella di lavare la biancheria che la ragazza portava in
dote. C’erano coppie di lenzuoli ricamati, vestaglie, mutandoni,
asciugamani, tovaglie da tavola, strofinacci e altro ancora. “Paulì
v'a inchi sta quartara d’acqua, mentri iu sciacqu sti linzola. Appena torni
finiemu di lavari sti vistagli e sti tuvagli di tavula” disse Marianna.
Paolina prese la quartara, scese la scala e si diresse verso la fontana che
era poco distante da lì.
L’acqua non arrivava ancora nelle case della povera gente, bisognava andarla
a riempire nelle fontane.
Paolina fece veloce, riempi la quartara, la sollevò da terra, se la mise in
testa, dopo aver messo un pezzo di stoffa per ammortizzare il peso.
In breve tempo raggiunse il cortile. C’era un clima di festa, le donne
ridevano, scherzavano, e c’era anche qualcuna che cantava.
C’era anche Maria fra tutte quelle donne. Quella mattina, aveva lasciato i
bambini dalla suocera ed era andata. Ci teneva tanto ad essere presente. Con
Angela erano molto amiche, abitavano vicine e a volte capitava, quando aveva
bisogno, che le lasciasse la piccola Teresa.
“Forza lavamu sti linzola, e appena finiemu li iamu a stenniri” disse
Maria alla ragazza che lavorava con lei.
Quando finirono misero i panni dentro due grosse bagnalore e andarono
a stenderli nel balcone della casa di Angela.
Ad un certo punto Maria ebbe un attimo di mancamento, gli si appannò la
vista e fece appena in tempo ad aggrapparsi alla ringhiera per evitare di
cadere a terra.
La ragazza che era con lei se ne accorse, chiamò a za Sarafina che
subito accorse. La fecero sedere su una sedia e le diedero un po' d’acqua e
zucchero.
“Comu va Mariù, comu ti sienti?” chiese a za Sarafina
allarmata. “Megliu, ora va megliu, mi girava a testa, un sacciu picchi mi sentu
accussì, sugnu sempri stanca”.
Dopo il parto Maria non si era ripresa del tutto. Le capitava di avere forti
capogiri e un senso di profonda spossatezza. Lo aveva detto al medico ma le
aveva risposto che non era niente, solo un po' di stanchezza.
Quella sera Angela andò a dormire molto tardi. Si era girata e rigirata nel
letto mille volte; non riusciva a chiudere occhio.
Dalla finestra entrava il chiarore della luna.
Stava quasi per addormentarsi quando sentì che dalla strada arrivava un
suono: era un mandolino accompagnato da chitarre.
In quello stato di dormiveglia lo percepì in una dimensione di sogno. Non
capiva se quel suono era reale o lo stava sognando.
Apri gli occhi, si alzò dal letto e, affacciandosi alla finestra, si accorse
che giù in strada c’era tanta gente.
Guardò meglio e vide che fra quelle persone c’era anche Antonio.
Fu proprio in quel momento che l’uomo che suonava il mandolino intonò una
canzone.
Mi votu e mi rivotu suspirannu,
passu li notti 'nteri senza sonnu.
E li biddizzi tòi vaiu cuntimplannu,
li passu di la notti nzinu a gghiornu.
Pi tia nun puozzu cchiu arripusari,
paci nun havi cchiù st'afflittu cori.
Lu sai quannu ca iu t'aju a lassari,
quannu la vita mia finisci e mori.
Lu sai quannu ca iu t'aju a lassari,
quannu la vita mia finisci e mori.
Mi votu e mi rivotu suspirannu,
passu li notti 'nteri senza sonnu.
Quando finirono di cantare la ragazza scese giù e guardando Antonio negli
occhi vide qualcosa di nuovo. Forse quello era l’uomo giusto per lei: le
sorrise, mentre la madre da lontano osservava tutto in silenzio.
Ora legale. In vigore da
domenica 30 marzo; lancette degli orologi in avanti di un'ora
Ora legale
Stanotte scatta l'ora
legale: pronti a "guadagnare" un'ora di luce.
La primavera è ufficialmente iniziata e, come da tradizione, con il suo
arrivo torna anche l'ora legale. Questa notte, tra sabato 29 e domenica
30 marzo 2025, alle ore 02.00 del mattino, le lancette degli orologi
dovranno essere spostate un'ora in avanti, passando direttamente alle ore
03.00. Un piccolo sacrificio di sonno che ci regalerà serate più lunghe
e luminose per i prossimi mesi.
(Ora legale)
In
cosa consiste esattamente l'ora legale? Si tratta di una convenzione che
prevede di spostare avanti di un'ora le lancette degli orologi durante il
periodo estivo. L'obiettivo principale di questa misura, adottata per la
prima volta in Italia nel 1916 (dopo essere stata abolita e riconfermata
diverse volte, è stata definitivamente adottata ed è in vigore dal 1966), è
quello di risparmiare energia elettrica.
Sfruttando la maggiore quantità di luce naturale disponibile durante i mesi
più caldi, si riduce la necessità di illuminazione artificiale, con un
conseguente calo dei consumi energetici.
La modalità per adeguare i nostri orologi è semplice: alle 02.00 di domenica
mattina dovremo spostare le lancette avanti di un'ora, portandole alle
03.00; ovviamente è consigliabile compiere l'operazione prima di andare a
dormire.
Per molti dispositivi elettronici moderni, come smartphone e computer, il
cambio dell'ora è automatico. Tuttavia, è sempre bene controllare gli
orologi analogici e quelli meno recenti per evitare di arrivare in ritardo
ai primi appuntamenti di domenica.
L'introduzione dell'ora legale, sebbene possa causare un leggero
scombussolamento iniziale nei ritmi circadiani di alcune persone, porta con
sé diversi vantaggi. Oltre al già citato risparmio energetico, si
riscontrano benefici anche in termini di:
- sicurezza stradale: le serate più lunghe e luminose contribuiscono a una
maggiore visibilità, potenzialmente riducendo il numero di incidenti;
- tempo libero e attività all'aperto: avere più ore di luce a disposizione
dopo il lavoro o la scuola incentiva le attività all'aperto, lo sport e la
socializzazione;
- turismo e commercio: le serate più vivaci possono favorire le attività
commerciali e turistiche.
L'ora legale rimarrà in vigore fino all'ultima domenica di ottobre, quando
le lancette verranno nuovamente spostate indietro, tornando all'ora solare.
Nel frattempo, godiamoci questa ora di luce extra che ci accompagnerà nelle
nostre serate primaverili ed estive. Un piccolo gesto, quello di spostare le
lancette, con un impatto significativo sul nostro quotidiano e sull'ambiente.
Racalmuto.
Presentazione del libro "Leonardo Sciascia. Confessioni di un
investigatore"
Locandina
Sabato 5 aprile
2025, alle ore 18.00, presso la Fondazione Leonardo Sciascia di
Racalmuto, si terrà la presentazione del libro "Leonardo Sciascia.
Confessioni di un investigatore" di Milly Curcio e Luigi Tassoni, edito
da Rubbettino.
L'evento è organizzato dalla Fondazione Leonardo Sciascia, con il contributo
del Ministero della Cultura e dell'Assessorato Regionale dei Beni Culturali
e dell'Identità Siciliana.
Dopo il saluto delle autorità, gli autori Milly Curcio e Luigi Tassoni
dialogheranno con Fabrizio Catalano.
Il libro offre un'analisi approfondita dell'opera di Leonardo Sciascia, con
particolare attenzione alla figura dell'investigatore, protagonista di molti
dei suoi romanzi.
La presentazione sarà trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e
sul canale Youtube della Fondazione Leonardo Sciascia.
Agrigento.
Dal Romanticismo al Jazz: un viaggio musicale al Circolo Culturale
Empedocleo
Locandina
Il Circolo Culturale
Empedocleo di Agrigento, dal 1835 punto di riferimento per la cultura
nella Città dei templi, presenta un evento imperdibile per gli amanti della
musica classica e del jazz. Sabato 29 marzo 2025, alle ore 18.15, ospiterà un concerto
che esplorerà le affascinanti transizioni musicali tra il Romanticismo di
fine Ottocento e gli albori del jazz di inizio Novecento.
La serata sarà arricchita dalle letture di Gaetano Alletto, che
accompagneranno il pubblico in questo viaggio attraverso le epoche musicali.
Sul palco si esibiranno talentuosi musicisti: Federico Mungiovì alla
chitarra, Roberto Macrì al pianoforte, Carmelo Salemi alla
tromba e Domenico Cacciatore al basso.
Le loro interpretazioni guideranno gli spettatori attraverso le atmosfere
evocative del Romanticismo e le ritmiche innovative del jazz delle origini.
L'appuntamento si inserisce nella rassegna di musica classica 2024-2025 del
Circolo Culturale Empedocleo, confermando l'impegno dell'associazione nella
promozione e diffusione della cultura musicale. Ingresso libero sino ad esaurimento posti.
Auguri.
Festa per il "Mister" Peppe La Mendola: compleanno e pensionamento
Giuseppe La Mendola
Calcio femminile
Piccole calciatrici
Festa
per il compleanno e la pensione del "Mister" Peppe La Mendola,
un'icona dello sport locale.
Grotte si stringe attorno a Giuseppe "Peppe" La Mendola. In un giorno
speciale, il "Mister", come affettuosamente lo chiamano in paese, spegne le
candeline e taglia un traguardo importante della sua vita professionale,
quello della meritata pensione dal suo impiego comunale.
(Giuseppe La Mendola con la squadra di calcio femminile di Grotte)
Ma per
La Mendola, la pensione non significa allontanarsi dalla sua vera passione:
il calcio, e in particolare la squadra femminile di Grotte, che ha allenato
con dedizione e competenza. A testimoniare l'affetto e la stima che
circondano il "Mister", un toccante messaggio di auguri giunge proprio
dalla sua squadra, un pensiero che racchiude gratitudine per il passato
e i migliori auspici per il futuro. Un omaggio sentito che pubblichiamo
integralmente, segno tangibile di un legame che va ben oltre il rettangolo
di gioco.
(Giuseppe La Mendola con la squadra di calcio femminile di Grotte)
"Carissimo
Giuseppe,
oggi è un giorno di doppia festa a Grotte! Ci uniamo con affetto e
gratitudine per celebrare non solo il tuo compleanno, ma anche il
raggiungimento di un traguardo importantissimo: la tua meritata pensione
dopo anni di dedizione al Comune.
La tua passione per lo sport, e in particolare per la nostra squadra di
calcio femminile, è stata e continua ad essere un esempio per tutti noi. Sei
molto più di un allenatore: una guida, un educatore, un punto di riferimento
fondamentale per tante ragazze che hai accompagnato nel loro percorso di
crescita, sia sportivo che personale.
La tua autenticità, il tuo impegno costante e la tua professionalità hanno
lasciato un segno indelebile nella nostra comunità. Ti ringraziamo di cuore
per la passione che ci hai trasmesso e per i valori che ci hai insegnato.
Auguriamo a te, Giuseppe, un futuro ricco di serenità, nuove passioni e,
perché no, ancora tante soddisfazioni sul campo da calcio!
Buon compleanno e buona pensione, Mister!".
La squadra di calcio femminile di Grotte (grandi e piccini).
Ambiente.
"Fermare la speculazione": il Sindaco di Grotte in prima linea contro
l'assalto eolico e fotovoltaico
Alfonso Provvidenza
Un
fronte compatto di 203 sindaci, tra cui il Primo cittadino di Grotte,
dott. Alfonso Provvidenza, lancia un grido d'allarme al governo e al
Parlamento contro il rischio di una "corsa speculativa" nel settore delle
energie rinnovabili. Il coordinamento, nato per tutelare i territori e i
cittadini di fronte all'imponente sviluppo di impianti eolici e
fotovoltaici, denuncia una preoccupante deregulation che sta portando
alla presentazione di ben 6000 progetti per grandi installazioni
industriali.
(Alfonso Provvidenza)
Un dato
allarmante, sottolineato con forza dai sindaci, è che la capacità elettrica
complessiva di questi progetti supera di ben cinque volte gli obiettivi, già
ambiziosi, del Green Deal europeo. La denuncia è chiara: questa frenesia
rischia di compromettere irrimediabilmente la qualità dell'ambiente e del
paesaggio italiano, spesso in palese contrasto con la vocazione
naturale e le peculiarità dei territori coinvolti.
Particolarmente significativa è la presenza nel comitato del Sindaco di
Grotte, dott. Alfonso Provvidenza. La sua adesione evidenzia come anche
il territorio di Grotte sia direttamente interessato da questa ondata di
progetti, alcuni dei quali prevedono l'installazione di impianti proprio
all'interno dei confini comunali. La mobilitazione del primo cittadino
testimonia la crescente preoccupazione a livello locale per un
fenomeno che, senza una governance adeguata, rischia di
stravolgere l'identità e l'equilibrio del territorio.
I 203 sindaci presentano un manifesto e una serie di proposte legislative
concrete. Da un lato, chiedono con forza che venga restituito alle
istituzioni locali un ruolo centrale nella programmazione e pianificazione
dell'installazione di impianti eolici e fotovoltaici. Dall'altro, propongono
di incentivare e premiare gli impianti a minor impatto paesaggistico,
come quelli integrati sui tetti e nelle aree dismesse.
A sostegno delle loro richieste, i sindaci citano dati Ispra che evidenziano
come la sola superficie dei tetti esistenti in Italia potrebbe produrre una
potenza compresa tra i 70 e i 92 GW. Considerando che a fine 2024
l'incremento di rinnovabili ha già raggiunto i 19 GW, i restanti 61 GW
necessari per raggiungere gli obiettivi europei potrebbero essere facilmente
realizzati sfruttando le coperture degli edifici, evitando così "scempi
ambientali, conflitti sociali e dispendio di risorse pubbliche".
La denuncia dei sindaci è netta: “Le leggi attuali stanno favorendo un
settore economico privato in grandissimo fermento per i grandi guadagni
realizzabili con bassi rischi d’impresa, vista la notevole mole di incentivi
pubblici ricadenti sulle bollette elettriche dei cittadini e sulla fiscalità
generale”. In questo contesto di "Far West senza programmazione
pubblica", i 6000 progetti presentati rappresentano un pericolo concreto
per il futuro dei territori italiani. Il prossimo 16 aprile i sindaci porteranno le loro istanze direttamente
in Senato, dove incontreranno i parlamentari di maggioranza e minoranza.
L'obiettivo è sensibilizzare la politica e ottenere un ripensamento delle
normative attuali, per una transizione energetica che sia realmente
sostenibile e rispettosa del patrimonio ambientale e culturale del Paese.
La presenza e l'impegno del sindaco Alfonso Provvidenza, in questa
battaglia, sottolineano l'urgenza di affrontare la questione anche a
livello locale, per tutelare le specificità e la bellezza di territori come
quello di Grotte.
Carmelo Arnone
27 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Iniziative.
Fine vita: dibattito a Grotte con l'Associazione Medici Cattolici
Italiani
Guarda il video
Locandina
Lunedì 24 marzo 2025, alle ore 17.30 presso la chiesa di San Francesco a
Grotte, si è tenuta una manifestazione intitolata "Fine Vita:
considerazioni sociali, sanitarie, giuridiche ed etico-religiose", che
ha visto la partecipazione di esperti di diversi settori, chiamati a offrire
il loro contributo su una questione che tocca profondamente la coscienza
individuale e collettiva (guarda
il video).
Teatro. "Spiritosamente allegri", al Circolo
Empedocleo di Agrigento; venerdì 28 marzo
Locandina
Il
Circolo Culturale Empedocleo di Agrigento si prepara ad accogliere l'ottava
stagione del Teatro da Camera d'Autore, diretto artisticamente da
Giuseppe Adamo e Mario Gaziano. L'appuntamento, parte del
Pirandello Stable Festival, presenta la commedia brillante
"Spiritosamente Allegri", con un'elaborazione, adattamento scenico e
regia curati da Giuseppe Gramaglia.
Lo spettacolo si terrà venerdì 28 marzo alle ore 18.15 presso la
saletta teatro del Circolo Culturale Empedocleo, situato in Piazza San
Giuseppe ad Agrigento. L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti,
con la possibilità di accedere in ordine di arrivo.
Il cast di "Spiritosamente Allegri" vede la partecipazione di Massimo
Agozzino, Maria Fantauzzo, Lillo D'Aleo, Lia Cipolla, Giuseppe Gramaglia,
Elina Dispensa e Rosa La Franca.
L'iniziativa rappresenta un'occasione per arricchire l'offerta culturale
della città, offrendo al pubblico la possibilità di assistere a spettacoli
teatrali di qualità in un contesto suggestivo come quello del Circolo
Culturale Empedocleo.
Editoria. In libreria "Chi era il vero
padre di Gesù?",
di Rodolfo Costanza
Copertina
Rodolfo Costanza
Lo
scrittore Rodolfo Costanza, dopo “Pomodamore” (LFA Publisher 2022) e
“Storia delle origini della lingua e della letteratura italiana” (LFA
Publisher 2023), ritorna in libreria con un altro romanzo
storico-saggistico destinato a suscitare molto clamore per l’argomento
che tratta, poiché legato ai fatti che accaddero duemila anni fa in
Palestina a Maria, Erode il Grande, Gesù e Giuseppe.
(Rodolfo
Costanza)
Il
libro, per molti aspetti, è dirompente e sicuramente susciterà molte
polemiche. Il testo ha per titolo: “Chi era il vero padre di Gesù?” (Altromondo
Editore, 2024) e prende spunto da un presunto testo scritto in greco
classico da Nicola di Damasco, segretario e ministro di Erode il Grande;
testo trovato dall’Autore nell’estate del 2014 presso la biblioteca di
palazzo del barone Rugero Valdemaro di Noto.
Il nucleo del romanzo e gran parte della trama sono basati su analisi e
ricostruzioni di fatti realmente accaduti, per cui può essere considerato un
saggio storico.
Il testo formula un’ipotesi narrativa diversa da quella tramandata dalla
tradizione delle Chiese cristiane sulla nascita di Gesù, che, per i fedeli,
può apparire come un’idea oltremodo eretica. Negli ultimi 200 anni tutta una
serie di studi e scoperte ha dimostrato che gran parte delle vicende
raccontate nei Vangeli sono erronee o inventate e postdatate. I ritrovamenti
epigrafici e archeologici hanno apportato numerosi chiarimenti alla
ricostruzione dei fatti sulla vita di Maria e Gesù.
Oggi, senza timor reverentialis, vengono formulate delle verità
diverse da quelle fornite ai fedeli delle varie Chiese cristiane. Il libro
pone punti di vista diversi dalla tradizionale storia di Maria e di suo
figlio ebreo predicatore itinerante. L’intento dichiarato dell’Autore del
romanzo è di presentare una storia realistica del vissuto di Maria e
Giuseppe e della nascita, infanzia e giovinezza di Gesù in quanto uomo.
Nella prima parte del libro si parla dei rapporti tra Giuseppe, Maria ed
Erode il Grande; nella seconda parte si aggiunge a questi personaggi Gesù,
dal momento in cui nasce fino alla prima giovinezza.
Le vicende raccontate dalla tradizione religiosa, inerente i quattro
personaggi citati, hanno indotto l’Autore a ricercare altre risposte sugli
interrogativi sotto elencati su cui s’impernia il testo:
- chi era il vero padre di Gesù;
- perché
gli erodiani erano così presenti
nella
vita di Giuseppe, Maria e Gesù;
- l’adolescente Gesù era il vero Messia e il re predestinato di Israele?
Lo scopo del libro sta nel desiderio di suscitare nelle persone la curiosità
di conoscere - oltre le falsificazioni, gli occultamenti e le invenzioni - i
reali fatti accaduti duemila anni fa attorno ai personaggi di quest’opera.
L'autore, Rodolfo Costanza, nato a Grotte, ha conseguito la Laurea in
Filosofia presso l’Università degli Studi di Genova. Ha insegnato per
tredici anni Teorie e Filosofie del Nursing e Storia della Medicina con
l’incarico di Professore a contratto nel Corso di Laurea in Scienze
Infermieristiche dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo
Avogadro". È
stato per 17 anni Direttore didattico di Scuole per Infermieri della Regione
Piemonte; per due anni responsabile del Settore Formazione-Aggiornamento
dell’ASL di Vercelli. Ha pubblicato: "Storia di una professione figlia di un
dio minore", Casa Editrice Coppo di Vercelli, 2007; "La questione
infermieristica: prendersi cura o curare?", Editrice Ambrosiana (Gruppo
Zanichelli), 2012; "Pomodamore",
LFA Publisher, 2022; "Storia delle origini della lingua e della letteratura
italiana", LFA Publisher, 2023,
Il suo ultimo romanzo "Chi era
il vero padre di Gesù?"
è pubblicato da Altromondo Editore (2024); è in vendita nelle librerie
Mondadori, Feltrinelli, Unilibro, ed è disponibile su Amazon e su altri
canali di vendita online.
Politica. L'on. Marchetta:
"La figura professionale dell'Assistente infermiere"
On. Marchetta
L’on.
Rosellina Marchetta, deputato segretario all’Assemblea Regionale
Siciliana, ha depositato un’interrogazione parlamentare in merito
al recepimento dell’Accordo Stato-Regioni che istituisce la figura
professionale dell’Assistente infermiere e in relazione alla
pubblicazione delle linee guida regionali finalizzate all’attivazione dei
relativi corsi di formazione.
“Recepire questo accordo - dichiara l’on. Marchetta - significa
potenziare, con questa nuova figura professionale, l’assistenza
infermieristica nelle strutture sanitarie e migliorare la qualità dei
servizi offerti ai cittadini”.
Nell’interrogazione parlamentare si mette in evidenza, accanto
all’importanza della figura dell’Assistente infermiere nell’ambito degli
interventi finalizzati al miglioramento dell’assistenza ai pazienti,
l’esigenza del recepimento dell’Accordo Stato-Regioni del 3 ottobre 2024 e
della conseguente pubblicazione delle linee guida regionali per l’avvio dei
corsi di formazione per Assistente infermiere.
“Numerosi operatori in ambito sanitario - osserva - vedono nella
figura dell’Assistente infermiere un’opportunità concreta di crescita e
riqualificazione professionale. Con la pubblicazione delle linee guida
regionali per l’attivazione dei corsi di formazione, gli enti preposti
potranno dare finalmente
avvio ai percorsi”.
Attualità.
"Lettera all'Europa"; di Raniero
La Valle
Raniero La Valle
Raniero La
Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire
d’Italia» e più volte parlamentare.
*****
Cara Europa,
ti scriviamo per dirti che ti siamo vicini, perché, dopo che hai perduto
le tue coordinate, tutti ti strattonano, cercano di farti andare dove
non vuoi, a perderti.
Nella confusione, sono pure scesi in piazza, per dire le cose più
diverse, abbandonandoti intanto a torvi governanti ben vestiti e ben
armati, e in sostanza per esaltarti e tradirti.
Dicono Europa Europa, e tu non ci sei, perché ti hanno amputato, ti
vogliono divisa, hanno bisogno di un nemico, e questo nemico se lo
costruiscono dentro l’Europa stessa, è la Russia, che sarebbe una
minaccia e un pericolo per il solo fatto di esistere.
Biden addirittura diceva che la Russia doveva essere portata alla
“condizione di paria”. Qui aveva ragione Trump quando diceva che Biden
era stato il peggiore presidente degli Stati Uniti, una democrazia
mitizzata come modello di democrazia da esportare per tutti, che
vorrebbe far regredire un altro grande Paese alla condizione castale,
non solo ultima casta, ma fuori casta, fuori cioè della società, fuori
dell’umanità.
Certo, Biden non era un filosofo, e negli ultimi due anni della sua
presidenza la ragione se n’era andata, tanto che l’America era governata
dalle due o tre persone che gli erano più vicine, e si è visto con quali
risultati.
Invece è un filosofo, anzi addirittura sarebbe un “nuovo filosofo”,
Bernard Henri Lévy, il quale per aizzarci alla lotta contro la Russia
scrive sulla “Stampa” che Putin ci odia (lui lo sa), vuole disgregare
l’Unione Europea portando l’Est sotto il suo controllo, e in questo fa
con Trump una “coppia diabolica”. Un filosofo che legge la storia come
un affare di diavoli! Se fosse questa la tua cultura, dove sarebbe
finita la cultura europea!
Ma anche uscendo da queste bassure, ai piani appena più alti della
politica e dell’informazione, troviamo i campioni di quella che
chiamano Unione Europea, che ti vogliono smembrata e divisa.
E in ogni caso approntano il grande bisturi delle armi, almeno 800
miliardi.
Si pavoneggiano rivendicando per l’Europa le radici ebraico-cristiane,
ma sono contro san Paolo, lo prendono per putiniano. San Paolo dice ai
Corinti che un corpo non può essere smembrato: “Non può l’occhio dire
alla mano non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: non ho bisogno
di voi. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli, sono
le più necessarie, perché nel corpo non ci sia divisione ma anzi le
varie membra abbiano cura le une delle altre e se un membro soffre tutte
le altre soffrono insieme perché tutte le membra del corpo, pur essendo
molte sono un corpo solo”. Dell’Unione Europea sono 27 ma tu Europa,
a contare la Russia e perché no, l’Ucraina, ne conti almeno 29.
D’altra parte noi come faremmo se non ci fosse la Russia, e se ci
distruggessimo per distruggerla, solo perché ci siamo costruiti il
fantasma che ci minaccia? Ma una supposta minaccia può giustificare
qualsiasi violenza?
La Russia non è il nostro nemico, lo dice perfino Tajani, e la Meloni
non vuole mandare i soldati a combatterla.
Certo, l’Ucraina violata, ma lì c’erano precisi e innegabili motivi,
come allo stesso Parlamento europeo ha spiegato un autorevole e
informato americano, il prof. Jeffrey Sachs.
Senza Russia non sei più tu Europa. Ci hai arricchito con i suoi
pensieri. Come potevamo noi capire l’anima profonda, efferata, della
guerra, senza “Guerra e pace” di Tolstoi? Come potevamo noi capire
l’umanità violata di quanti sono considerati “animali umani”, e sono
scambiati e venduti, vivi o morti che siano, come le “Anime morte” di
Gogol? Lì erano i servi della gleba, qui oggi “l’umanità violata”
descritta da Roberta De Monticelli in Palestina e in ogni altro
genocidio. E come comprendere tanta ingenuità di un’opinione pubblica
candida, onesta e plagiata, senza “L’idiota” di Dostoevskij?
Perciò, cara Europa, dobbiamo ripristinare l’unità del tuo corpo, e
risuscitare la tua anima morta. Non basta dire Europa, dobbiamo
chiederci chi sei, che cosa c’è nel tuo DNA, qual è l’anamnesi dei tuoi
mali e scoprire la cura che ti può guarire.
Nel tuo DNA ci sono anzitutto Creonte ed Antigone, il potere e la
libertà, la legge e la grazia, l’obbedienza e la dignità. Ma anche c’è
stata l’intronizzazione della guerra, proclamata padre e principio di
tutte le cose, di tutti re, da Eraclito a Kant, che la considerava un
prodotto della natura, e la pace invece un artificio. Ma nel DNA
dell’Europa ci sono anche tutte le passioni umane, che ci sono state
svelate nella tragedia greca, amore e morte, gelosia e dono di sé,
progetto e speranza.
Ma poi bisogna fare l’anamnesi, tutte le malattie dell’Europa,
l’imperialismo universalista dell’Occidente, cominciato a Roma, il culto
dei Cesari, la società di signori e servi, le persecuzioni religiose, le
scoperte come conquista, il genocidio degli Indios e il rifiuto
dell’Altro, le colonie, fino alle due guerre mondiali e alla Shoah, e
dopo, le resistenze all’attuazione dello Stato sociale, la mancata messa
a profitto della rimozione del muro di Berlino e il recupero della
guerra, la restaurazione neoliberista dell’impero del profitto e del
mercato, fino al punto da snaturarti, da non sapersi più ciò che tu sei,
un personaggio in cerca d’autore. Il problema è che i tuoi governanti credono che tu abbia bisogno di
un Nemico, è l’esistenza di un Nemico che ti conferirebbe la tua
ragion d’essere, e perfino quando ti sorvolano telefonate di pace ti
vogliono disporre alla guerra. Dicono che il Nemico è già lì per
invaderci, fino al Portogallo, ma non arriva come nel deserto dei
Tartari.
La verità è che non si rassegnano alla caduta del muro di Berlino.
Era questo che aveva permesso a un’ancora “Piccola Europa” di avviarsi
verso l’unità, di guardare con occhi nuovi al mondo e di avere la pace,
era stato questo che aveva fatto spazio all’alternativa keinesiana e
l’aveva preparata all’euro, e pazienza per la Germania divisa, a
qualcuno piaceva anche così, almeno era senza esercito.
E allora qual è la cura per te, che ti faccia guarire, come avere per
l’Europa una prognosi non riservata, che ti metta fuori pericolo? La cura è capire che l’Europa non ha bisogno di un Nemico, ma ha
bisogno di un’Idea. Anzi che l’Europa stessa è un’Idea, un’Idea che
si fa storia, altrimenti non è più nulla. “Idea Europa” era appunto il
titolo di un’opera che ne scandaglia la storia ideale, di un teologo
gesuita tedesco, Erich Przywara, citato da papa Francesco quando ha
ricevuto il Premio “Carlo Magno”.
Avere un’idea vuol dire avere una visione per la quale vale la pena
vivere e lottare, le idee che abbiamo tradito, democrazia,
socialità, liberalismo. Ma essere un’Idea che si fa storia vuol dire
farsi carico del mondo, e rimettere in gioco la fede che attesta che
l’umanità sarà salva, le fedi che abbiamo perduto perché non abbiamo
saputo difenderle dalla giusta critica della laicità, il socialismo
(“avanza con noi l’epoca nuova!”), il cristianesimo...
E allora qui va detta la cosa più trasgressiva ed eretica che oggi si
possa dire: che per salvarsi l’Europa deve recuperare il suo bene
maggiore e perduto, il cristianesimo.
Una tale proposta può apparire paradossale nel momento in cui la
fabbrica del male arriva a tetti mai raggiunti prima, fino al decreto
di sterminio notificato alla popolazione di Gaza dai volantini lanciati,
con le bombe e i missili dall’esercito israeliano: “Alla gente di
Gaza - è scritto in arabo - prima di iniziare il piano
obbligatorio di Trump, che imporrà il vostro sfollamento da Gaza, che vi
piaccia o no, ripensateci: la mappa del mondo non cambierà se la gente
di Gaza scompare. Nessuno vi noterà. Nessuno chiederà di voi. Né
all’America né all’Europa importa di Gaza. Nemmeno agli Stati Arabi.
Sono nostri alleati. Ci forniscono denaro, petrolio e armi. Vi mandano
solo sudari. Il gioco finirà presto. Chiunque voglia salvarsi prima che
sia troppo tardi, siamo qui per restare fino al giorno del giudizio”.
La soppressione dell’umano che qui è rivendicata come cultura comune, è
il rovesciamento assoluto del cristianesimo, fondato sull’umanità di
Dio, ma è anche la bestemmia che rovescia il Patto del Sinai, e ambedue
ti chiamano in causa, dalla Casa Bianca a Tel Aviv: e tu dove sei
Europa?
Sembra però irreale che oggi l’Europa possa attingere al tesoro
cristiano, perché vi fa ostacolo il secolarismo, penetrato in tutte le
sue fibre e perché la modernità stessa, e non senza ragione, si è
fondata e si identifica con esso, intendendo il secolo come il luogo in
cui Dio non c’è, non importa poi se esista o meno, o se viene creduto
nel privato delle istituzioni e dei cuori.
Dalla laicità così intesa non si può tornare indietro, nata com’è dalle
guerre di religione tra i principi cristiani nel XVII secolo.
Ma è stato proprio un cristiano, luterano olandese, che ha fornito, sia
pure come ipotesi paradossale, la formula della laicità su cui la
modernità si è costruita: giustizia e diritto sono connaturati alla
terra, e compito nostro, anche nella blasfema ipotesi che Dio non ci
sia (etsi deus non daretur) e non si occupi dell’umanità. E così abbiamo
fatto: senza bisogno di essere atei, abbiamo instaurato l’illuminismo e
la modernità accogliendo l’ateismo che è il vero nome della
secolarizzazione.
Questa ipotesi è stata abbondante di frutti, ma come ora si vede non
basta a salvarci. Forse è il caso di provare l’ipotesi opposta: non
c’è bisogno di essere credenti per combattere l’orrore con tutte le
forze spirituali e umane mosse dalla indimostrata ipotesi che Dio ci sia
e si occupi dell’umanità.
C’è però, c’era fino a ieri, un ostacolo insormontabile perché questo
potesse avvenire: che il cristianesimo nel suo risvolto mondano si è
intrecciato con l’Idea e con la storia d’Europa nelle forme del regime
costantiniano o di “cristianità” che “da Costantino a Hitler”, secondo
la formula di Erich Prziwara, ha cercato di organizzare l’Occidente come
uno Stato totalitario, nel quale, per dirla con la Civiltà Cattolica, “si
attua un legame organico tra cultura, politica, istituzioni e Chiesa”;
ciò che supponeva la Chiesa come la realizzazione stessa del Regno di
Dio sulla terra, e quindi faceva della Chiesa la vera sovrana terrena.
Ma questa forma è passata, non solo grazie alla gloriosa laicità, ma
perché il cristianesimo ne è uscito e la Chiesa stessa ne ha operato il
ripudio, prima reagendo con veemenza, sentendosi aggredita, poi con la
grande proclamazione del Concilio Vaticano II e il suggello profetico di
Papa Francesco che, proprio ricevendo il Premio “Carlo Magno”, come al
Consiglio d’Europa e alla Curia romana, ha attestato che l’impresa di
Carlo Magno è finita, che “non siamo più nell’epoca di cristianità, non
più”.
Non per questo egli è rimasto a mani vuote, perché in cambio ha offerto
all’Europa e al mondo, un annuncio nuovo, che Dio è solo misericordia,
e che se, forse, come lui crede, l’Inferno è vuoto, non possono gli
uomini né minacciarlo né “aprirne le porte” sulla terra, a Gaza come ad
Auschwitz.
Con la più viva partecipazione.
Comune.
Il sostegno delle attività commerciali per la Settimana Santa di Grotte
Pasqua di Grotte
Il Sindaco di Grotte, Alfonso Provvidenza, ha inviato una
lettera alle attività commerciali del Comune, invitandole a
sostenere economicamente le manifestazioni della Settimana Santa 2025.
Nella
lettera, del 23 marzo 2025, il Sindaco sottolinea l'importanza della
Settimana Santa per la comunità grottese, definendola "uno dei
momenti maggiormente pregnanti" dell'anno.
Il Primo cittadino evidenzia come, nel corso degli anni, la tradizione
religiosa si sia trasformata in un'occasione di promozione turistica del
territorio, attirando fedeli e turisti da tutta la Regione e anche
dall'estero.
"Si ritiene, pertanto, che una Vostra sponsorizzazione dell'evento
possa rappresentare un utile investimento per chi produce valore nel
nostro territorio", si legge nella lettera.
Provvidenza chiede quindi alle attività commerciali di contribuire
economicamente alla realizzazione del progetto della festa di Pasqua
2025, fornendo i dati bancari del Comune per effettuare i versamenti. In
cambio l'Amministrazione comunale si impegna a rilasciare una regolare
attestazione delle somme erogate e a garantire ringraziamenti
personalizzati durante la serata finale dell'evento, che prevede
l'esibizione di artisti musicali di successo.
Chiesa. Concluso il corso di
preparazione al matrimonio; consegna degli
attestati ai fidanzati
Foto di gruppo
Attestato
Si è concluso
ieri, domenica 23 marzo 2025, con una solenne celebrazione
nella chiesa Madonna del Carmelo, il corso interparrocchiale di preparazione al sacramento del matrimonio,
organizzato dalla Parrocchia "Beata Maria
Vergine del Monte Carmelo"
in Grotte.
(Foto di Gruppo)
L'itinerario di fede è stato articolato in tredici incontri, dal 29 gennaio
al 7 maggio, nei quali sono stati presentati e discussi i seguenti temi:
1) Accoglienza e presentazione: perché siamo qua?;
2) A partire dal nostro amore: Gn 1,26-31;
3) Il raccontarsi dell'amore: il Cantico dei Cantici;
4) Pensati insieme fin dal principio: testimonianza di vita cristiana, Ef
1,3-14;
5) I figli. Giobbe: il Signore ha dato, il Signore ha tolto;
6) “Dies Domini” - Gesù ci invita. Vieni e vedi: Lc 14,15-23;
7) Praticare la Parola. I comandamenti;
8) Penitenziale;
9) Diritto canonico sul matrimonio;
10) Sessualità e morale cristiana: Metodo Billings;
11) Rito del matrimonio;
12) Il Sacramento del matrimonio;
13) Fidarsi e affidarsi. Le nozze di Cana: Gv 2,1-11.
Durante il periodo di preparazione, i fidanzati sono stati guidati dalle coppie di sposi
Graziella e Ignazio Infantino, Rosa Marina e
Federico Lo Verde, Antonella e Giuseppe Costanza, ed hanno
avuto il sostegno e l'assistenza
spirituale del parroco don Sergio Sanfilippo. Al termine della santa Messa, celebrata da don Paolo Morreale, hanno
ricevuto gli attestati le coppie di fidanzati:Salvatore Salvaggio e Alessandra Costanza, Antonio La Vecchia e
Verdiana Mancuso, Michele Giaimo e Lucy Pillitteri.
Nelle immagini a lato, un foto di
gruppo e l'attestato.
Scuola.
Premio "Una poesia per la pace": premiati i poeti e gli artisti
dell'I.C. "L. Sciascia"
Locandina
Lo
scorso venerdì 21 marzo 2025, presso la Fondazione "Leonardo Sciascia" di Racalmuto,
si è svolta la cerimonia di conferimento dei riconoscimenti relativi alla
XVII edizione del Premio di poesia "Una poesia per la Pace",
organizzata dall'Associazione "Un Sogno per
Domani" presieduta da Nicolò Macaluso.
(Locandina)
Nel
corso della cerimonia, alla presenza della dirigente scolastica
Carmen Campo e del presidente della Giuria Gero Miceli, sono stati premiati anche
numerosi alunni dell'Istituto Comprensivo "Leonardo Sciascia" di Racalmuto-Grotte-Comitini,
che hanno partecipato nelle sezioni "Poesia" e "Arte".
Di seguito, i nomi degli studenti premiati.
Plesso di Racalmuto
Sezione "Poesia"
Curto Giulia, 1^ classificata Premio speciale Semplicità, buono e attestato
Falco Miriam, 2^ classificata Premio speciale Semplicità
Bonomo Gaia, 3^ classificata Premio speciale Semplicità
Sezione "Arte"
Saccomando Anna Sofia, 1^ classificata, buono e attestato
Attestati di merito: Sferrazza Giuseppe, Curto Angelo, Bonomo Gaia, Marchese
Vincenzo
Piazza Zaira, premio speciale e attestato di merito
Plesso di Grotte
Sezione "Poesia"
Spano' Karol, 1^ classificata Premio speciale Semplicità, buono e attestato
Romito Giorgia, 3^ classificata Premio speciale Semplicità
Sezione "Arte"
Grassagliata Sophia, 1^ classificata, buono e attestato
Attestati di merito: Agnello Francesca, Morreale Denise, Zaberca Sara,
Palumbo Giuseppe, Randisi Karol, Aquilina Alessia
Plesso di Comitini
Sezione "Poesia"
Mula Angelo, 2° classificato Premio speciale Semplicità, attestato
Sezione "Arte"
Caci Mattia, 1° classificato, buono e attestato
Attestati di merito: Cutaia Vincenzo
Farruggia Sophia, premio speciale, attestato.
La premiazione degli studenti dell'Istituto Comprensivo "Leonardo Sciascia"
è un riconoscimento al loro talento, al loro impegno e alla loro
sensibilità. La loro partecipazione al concorso è un esempio di come la
scuola possa essere un luogo di crescita e di formazione, dove i giovani
possono esprimere la loro creatività e sviluppare il loro potenziale.
La bravura e il talento dei giovani studenti premiati sono un messaggio di
speranza per il futuro. La loro capacità di esprimere la pace attraverso la
poesia e l'arte è un segno che le nuove generazioni
sono consapevoli dell'importanza di costruire un mondo più giusto e pacifico.
Angela aveva notato strani movimenti, un
andare avanti e indietro da casa sua di persone che non conosceva, e un
giorno, origliando da dietro la porta, aveva sentito suo padre parlare di
u sinzali, u zi Taniddru panza grossa. Cosa bolliva in pentola? Forse che il padre voleva comprare qualche
pezzo di terreno? Chissà.
Angela era una ragazza slanciata, magra, dai lineamenti delicati, con una
folta chioma nera che le copriva tutte le spalle.
In casa erano in sei: il padre, la madre, e poi c’erano tre fratelli che
lavoravano in campagna, un po' da loro e un po' a giornata. Erano
proprietari di un piccolo appezzamento di terreno e questo dava loro quel
po' di agio che gli permetteva di vivere un po' più sereni.
La ragazza sistemò le ultime cose su in camera, poi scese giù e cominciò a
preparare da mangiare. Affettò delle melanzane, le dispose su un piatto e
sparse un po' di sale su ogni fetta. Poi prese del pomodoro e cominciò a
pelarlo.
L’orologio della piazza aveva suonato mezzogiorno. La madre, a za
Sarafina, era uscita a sbrigare delle faccende mentre il padre e i
fratelli erano a lavorare.
Andò avanti così per una mezz’ora, poi qualcuno bussò alla porta.
“Chi è” disse Angela, mentre velocemente andava verso l’uscio “sugnu
iu, u zi Taniddru” rispose una voce.
“Nun c’è to matri?” chiese l’uomo.
“No, non c’è, ma torna subitu. Si voli diri a mia?” disse la ragazza.
“No, no, 'a parlari cu to matri”.
“Va beni” concluse lei.
Tornò in cucina, prese la padella e cominciò a friggere le
melanzane; l’odore si diffuse per tutto il quartiere, ed era un piacere
sentirlo.
La madre arrivò poco dopo, poggiò sul tavolo quello che aveva in mano, e
guardando la figlia chiese: “'A vinutu qualcunu?”.
“Sì, u zi Taniddru u sinzali”. 'A za Sarafina sgranò gli occhi poi chiese: “Ti dissi qualcosa?”.
“No, no. Mi dissi c’ava parlari cu ttia”. A sentire quelle parole la donna fu come presa da una strana agitazione,
doveva andare a parlare con lui, non poteva aspettare. Salì su, aprì uno dei
cassetti del comò, cercò qualcosa, lo richiuse e scese giù: “Nesciu un
momentu” disse con tono ansioso.
Camminò costeggiando i muri delle case, cercando, per quanto poteva, un po'
d’ombra.
U zi Taniddru abitava non molto
lontano da lì, ma la strada era tutta in salita e con quel caldo fu una
bella fatica arrivarci.
Era in un bagno di sudore quando finalmente giunse, bussò e comparve una
donna che aveva l’aspetto trafelato con i capelli bianchi raccolti dietro.
“Circava a so maritu”interloquì 'a za Sarafina.
“Un minutu ca lu chiamu” disse la donna. Dopo qualche istante u zi Taniddru arrivò. Era un omaccione di
media altezza, il viso rotondo, due occhi piccoli, e una pancia prominente
che rendeva faticoso ogni suo movimento.
L’uomo si occupava di compravendite di terreni, case ma anche di combinare
matrimoni. Quest’ultima attività durante i mesi estivi subiva un graduale
aumento con l’arrivo degli emigrati. “Allura - esordì u sinzali - c’è u figliu di Carmelu
Barravecchia ca voli a so figlia”.
La donna per un attimo non rispose, cercò di capire meglio, prese un
fazzoletto dalla tasca, si asciugò la fronte e chiese: “Comu si chiama
stu picciuottu?”.
“Si chiama Antonio, le pozzo garantiri che è un bravo ragazzo non le farà
mancare nenti. Gnura Sarafina le dico queste cose picchì conosco sia lui, il
giovane, che 'a famiglia; pò stari tranquilla”.
U zi Taniddru di solito parlava in
dialetto, ma quando doveva convincere i suoi interlocutori tirava fuori, con
il suo vocione squillante e i suoi modi da grande affabulatore, il suo
italiano sgrammaticato.
La donna ascoltò in silenzio, poi con un filo di voce disse: “Va beni,
parlu cu ma figlia e vi fazzu sapiri”. “Ma non pirdiamo tempo perché il giovane vuole na risposta subitu: se
sua figlia dice di sì, si fannu ziti e in un mese e mezzo si maritano, e
partinu per il Belgio”.
Nel tornare a casa 'a za Sarafina pensava a tutto quello che aveva
detto u sinzali; certo, lui faceva il suo mestiere, ma lei come
faceva a credergli?
Doveva affidare a un perfetto sconosciuto la sua unica figlia.
Lei conosceva i genitori del giovane, u zi Carmelu e 'a za
Giuseppina, ma il figlio non sapeva che faccia avesse.
Con questi pensieri arrivò a casa, entrò, prese la sedia e si sedette
accanto alla finestra.
Voleva parlare, raccontare, ma non sapeva da dove cominciare, non trovava le
parole. Poi si alzò, fece un respiro profondo, si avvicinò alla figlia e le
disse: “C’è un picciuottu ca ti voli”.
“A mia!! E cu è?”.
“U figliu di u zi Carmelu Barravecchia. Stannu all’Acquanova” rispose
a za Sarafina. Fu proprio in quell’istante che la ragazza ebbe come un flash.
Ricordò della domenica precedente in chiesa, quando, guardando nella fila
dove erano seduti gli uomini, si accorse che uno di loro la guardava
insistentemente.
Il giovane indossava abiti scuri, era alto, due occhi grandi, spalle larghe
e capelli neri pieni di brillantina.
Finita la messa, lei uscì e si accorse che quel ragazzo era ancora là, nello
spiazzale antistante la chiesa, che la guardava accennando un timido
sorriso. “E
allura, chi ci ’ama diri a u zi Taniddru?”.
La giovane rimase per un po' in silenzio, poi a bassa voce disse: “Va
beni, ci diciemu di sì”.
Chiesa.
Parrocchia Madonna del Carmelo: celebrazione regolare per le sante Messe
di domani
Chiesa Madonna del Carmelo
Celebrazioni regolari domani, domenica 23 marzo 2025 (III domenica di
Quaresima) nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Maria del Monte
Carmelo in Grotte.
A presiedere le liturgie tre figure sacerdotali di rilievo:
- alle 09.00 don Calogero Putrone (Direttore del Centro diocesano
vocazioni);
- alle 11.30 don Paolo Morreale (Parroco dell'Unità pastorale Rahamim
di Naro);
- alle 18.00 don Salvatore Raso (Responsabile dell’Annuario
diocesano).
Le sante Messe settimanali delle ore 18.00, dal 24 al 29 marzo,
verranno celebrate
da don Vincenzo Licata.
Carmelo Arnone
22 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Riconoscimenti.
Karol Spanò incanta con la sua poesia "La pace è" al Premio "Una
poesia per la pace"
Premiazione
Declamazione
Pergamena
Locandina
La
XVII edizione del Premio di poesia "Una poesia per la Pace", tenutasi il
21 marzo 2025 presso la Fondazione "Leonardo Sciascia" di Racalmuto,
ha visto trionfare Karol Spanò, giovane studentessa dell'Istituto
Comprensivo "L. Sciascia" (Racalmuto-Grotte), con la sua toccante
composizione "La pace è". La sua poesia, premiata con il
riconoscimento di Prima Classificata del Premio Speciale "Semplicità",
ha saputo catturare l'essenza della pace con parole semplici e profonde,
dimostrando una notevole maturità poetica nonostante la giovane età.
(Viviana Caparelli, Karol Spanò, Nicolò Macaluso e Gero Miceli)
La
cerimonia di premiazione, organizzata dall'Associazione "Un Sogno per
Domani" presieduta da Nicolò Macaluso, ha visto la partecipazione
di numerose autorità locali, tra cui l'assessore alla Pubblica istruzione
del Comune di Racalmuto Cinzia Leone, la dirigente scolastica
Carmen Campo e il comandante della locale Stazione carabinieri
Alessandro Costa.
La giuria del premio, presieduta da Gero Miceli, ha elogiato la
capacità di Karol Spanò di esprimere concetti complessi con un linguaggio
cristallino e immediato, capace di toccare le corde dell'anima. La sua
poesia, "La pace è", è un inno alla semplicità e alla bellezza dei piccoli
gesti quotidiani, un invito a riscoprire la meraviglia del mondo che ci
circonda.
(Karol Spanò)
Durante
la cerimonia sono stati premiati anche altri poeti vincitori del concorso e
gli alunni dell'Istituto Comprensivo "Leonardo Sciascia" di Racalmuto-Grotte.
Il 1° premio per gli Autori è stato conferito a Giuseppina Mira. La
manifestazione è stata coordinata da Viviana Caparelli.
La vittoria di Karol Spanò rappresenta un segnale di speranza per il futuro
della poesia e un invito a coltivare il talento dei giovani, che con la loro
sensibilità e la loro creatività possono contribuire a costruire un mondo
più giusto e pacifico.
(Pergamena)
Ecco il
testo della poesia.
"LA PACE È"
La pace è un sussurro nel vento,
un fiore che sboccia nel cuore dell'onda,
è il silenzio che abbraccia ogni tormento,
una luce che mai più si nasconde.
È il canto che nasce dall'anima pura,
un abbraccio che unisce ogni lontananza,
è la speranza che dura e perdura,
un sogno che non si spegne in ansia.
La pace non chiede, ma offre il suo dono,
una carezza che placa ogni dolore,
un ponte che unisce ogni mondo,
una danza che scaccia l'orrore.
Che la pace sia luce e sia fiore,
che guidi i passi di chi cerca amore.
(Karol Spanò)
(Locandina)
Karol
Spanò, con la sua poesia "La pace è", ci regala una visione della pace che
affonda le radici nella delicatezza e nella potenza della natura. La pace è
un "sussurro nel vento", un'immagine che richiama la leggerezza e
l'impalpabilità di un soffio, ma anche la sua capacità di muovere e
trasformare. Come un vento gentile, la pace accarezza l'anima e porta con sé
un senso di calma e serenità.
L'immagine del "fiore che sboccia nel cuore dell'onda" è di
straordinaria intensità. Il fiore, simbolo di bellezza e fragilità, nasce in
un luogo inaspettato, nel cuore dell'onda, elemento dinamico e potente.
Questo parallelismo ci ricorda che la pace non è assenza di conflitto, ma
fioritura interiore, capacità di trovare bellezza e armonia anche nel
tumulto della vita.
Il "silenzio che abbraccia ogni tormento" è un'immagine che evoca la
capacità della pace di consolare e lenire le ferite dell'anima. Un silenzio
che non è vuoto, ma presenza avvolgente, capace di accogliere e trasformare
il dolore. In questo verso, riecheggia la potenza consolatoria del silenzio
che troviamo in Giuseppe Ungaretti, capace di trovare nel vuoto
apparente la pienezza della presenza.
La "luce che mai più si nasconde" è simbolo di speranza e di
rinascita. La pace è una luce interiore che illumina il cammino, che
squarcia le tenebre della paura e dell'incertezza. Un'immagine che ricorda
la forza luminosa della speranza, come in Pablo Neruda, capace di
illuminare anche i momenti più bui.
Il "canto che nasce dall'anima pura" è l'espressione della gioia e
dell'armonia interiore che la pace porta con sé. Un canto che unisce le
anime, che annulla le distanze e crea un senso di fratellanza universale. In
questo verso, per riprendere Walt Whitman, riecheggia l'idea di una
musica interiore capace di celebrare la bellezza e la diversità
dell'umanità.
La pace, nella visione di Karol Spanò, non è qualcosa da conquistare, ma un
dono da accogliere e condividere. È un "ponte che unisce ogni mondo",
un invito a superare le barriere e a costruire un futuro di dialogo e di
comprensione reciproca. Un'immagine che ricorda l'utopia di Nazim Hikmet,
per un mondo unito capace di sognare un futuro di pace e di giustizia per
tutti.
La poesia si conclude con un'invocazione: "Che la pace sia luce e sia
fiore, / che guidi i passi di chi cerca amore". Un invito a cercare la
pace dentro di sé e a diffonderla nel mondo, come una luce che illumina il
cammino e un fiore che profuma l'aria. Un invito che riecheggia l'eterna
ricerca dell'amore che troviamo in poeti di ogni tempo e di ogni luogo.
Agrigento.
Al Teatro Pirandello va in scena "Il mostro" - Storie di donne "ferite a
morte"; domenica 30 marzo
Locandina
Domenica 30 marzo
2025, alle ore 17.30, al Teatro Luigi Pirandello di Agrigento,
l’Associazione Culturale TeatrAnima porterà in scena “Il mostro” -
Storie di donne “Ferite a morte”, con i testi di Serena Dandini, Paola
Cortellesi e Jenny Joseph. In scena Ida Agnello, Lucia Albini, Mariateresa
Alcoraci, Lia Cipolla, Antonella Danile, Ina D’Aula, Alessia Di Santo,
Rosalba Fantauzzo, Lina Gueli, Stefania Maccarrone, Rossella Mangiaracina,
Zaira Picone, Marcella Rizzo, Elisabetta Ruggeri, Chiara Spataro e Salvo
Preti.
(Locandina)
L’adattamento dei testi e la regia sono di Salvatore Di Salvo, direttore
artistico dell’Associazione Culturale TeatrAnima.
La pièce contro il femminicidio, già andata in scena nel 2019 con successo
di critica e pubblico, ha avuto numerosi premi e riconoscimenti: 1° Premio
Social alla V edizione (2019) del “Concorso Nazionale Portici in Teatro” -
Portici (NA), Premio speciale “Nuccio Pappalardo” quale “Migliore interprete
under 30” a Federica Piazza - Premio regionale Ulisse 2019 - Federazione
Italiana Teatro Amatori, Premio “Mascherone d’oro 2019” AICS a Salvatore Di
Salvo per la “Migliore regia” e a Zaira Picone come “Migliore attrice non
protagonista”, Premio Regionale Città Di Castelbuono (2021), quale “Migliore
lavoro teatrale” su una rosa di 116 concorrenti provenienti da tutta la
Sicilia. Ingresso libero sino ad esaurimento posti.
Università.
Auguri alla dott.ssa Gaia Carlisi, per la sua laurea magistrale
Dott.ssa Gaia Carlisi
Una giornata di grandi
emozioni
per la dott.ssa Gaia Carlisi, che lo scorso giovedì 20 marzo 2025 ha conseguito
la laurea magistrale in Scienze della Formazione Primaria presso l'Università
degli Studi di Enna "Kore".
(Dott.ssa Gaia Carlisi)
Innanzi alla Commissione di Laurea,
Gaia Carlisi
ha discusso il saggio
finale trattando il seguente argomento: "Il gatto con gli stivali: le
versioni di Sergio Tofano e Roberto piumini", alla presenza della
relatrice prof.ssa Cinzia Gallo (docente di "Didattica dell'italiano lingua
prima e lingua seconda"
presso la Facoltà di Studi Classici, Linguistici e della Formazione dell'Università degli Studi di Enna
"Kore").
"Sembra ieri che la tenevo tra le braccia - queste le parole
dell'emozionato papà Franco -, avvolta in una coperta, così piccola e
fragile mentre mi sorrideva. E oggi, sento lo stesso nodo alla gola".
Alla dott.ssa Carlisi, dalla nostra Redazione, l'augurio di ulteriori
prestigiosi traguardi professionali e personali.
Mio
zio Vittorio era fascista. Utilizzo il verbo all’imperfetto non perché, nel
frattempo, abbia cambiato fede, ma semplicemente perché, nel frattempo, è
morto. Certi fantasmi ti corrono dietro anche quando gli volti le spalle.
Del credo di zio Vittorio, mia nonna parlava con lo stesso tono con cui si
parla del gatto del vicino o della pioggia che non arriva mai. L’essere
fascista era per lei un tratto del carattere, qualcosa di ereditato, come le
orecchie a sventola o l’abitudine di soffiare sul caffè prima di berlo. E
non aveva torto.
(Franco Carlisi)
Tra le
mura della casa materna, invece, gli altri componenti della famiglia non ne
parlavano mai ad alta voce. Le parole si incastravano tra i denti di mia
madre, come se pronunciarle potesse evocare qualcosa di irreparabile,
un’ombra densa capace di risalire dai muri umidi della casa e sedimentarsi
sui mobili, sui piatti, sui respiri, spezzandoli. Era una colpa senza
redenzione, un silenzio stratificato che impregnava ogni racconto della
famiglia, la prova della fragilità e dell’ambiguità dell’identità familiare.
Così lo zio Vittorio divenne, per merito, “la pecora nera della famiglia”. E
mai epiteto fu così azzeccato, sia per il colore sia per l’attitudine
dell’ovino, che tutti sappiamo.
(Gente di Fotografia)
Negli
anni ’80, il fascismo, sconfitto da tempo nella guerra, sopravviveva nella
mia famiglia in una fotografia appesa a sentinella nel grande salone
dall’odore di tabacco stantio dello zio Vittorio. Il giovane Vittorio
marziale, il mento sollevato, il braccio teso, la camicia senza una piega e
una piega sottile negli occhi, stigma di chi crede di avere ragione anche
quando non ce l’ha. La si poteva “ammirare” solo nei giorni in cui i
rapporti con la zia Marina, sua moglie, non erano burrascosi. La zia Marina,
modi gentili e una voce che sapeva ammorbidire ogni situazione, non sempre
riusciva a far ragionare l’ostinazione bovina dello zio. E di fronte a
questa impossibilità considerava modesto risarcimento, in quelle
circostanze, girare contro il muro la fotografia del fascista.
Ai miei occhi di ragazzo, zio Vittorio appariva, usando un eufemismo, “un
po’ fascista”, con la battuta infelice sempre pronta: inconfondibilmente
fuori luogo, ironicamente tragica. E fondamentalmente incapace di nuocere.
Era un uomo alto, con mani grandi e una voce profonda che sembrava scendere
di un’ottava quando tuonava per difendere simulacri di oppressione e
d’ingiustizia adeguatamente sconfitti dalla storia. Per questa ragione,
guardavo il suo ritratto come un simbolo grottesco e surreale, un’icona
della mia personale tragedia familiare, in cui l’ignoranza e il disagio si
travestivano da fede politica, replicando un rituale quasi comico, per
quanto inquietante.
Non mi rendevo conto che quel ritratto evocava una tragedia del Novecento
con tutto il suo carico di memoria e di dolore. E non c’era nulla che
potesse giustificare il mio tentativo di redenzione.
Benché la storia non si possa cambiare, si può di certo imparare. Non era il
caso di Vittorio: lui restava lì, incastonato nella sua fotografia, nel suo
gesto immobile, nel suo tempo immutabile. Ma la sua non era fermezza
ideologica, quanto una pulsione regressiva che lo catapultava in
un’ignoranza primitiva: una sorta di stato di natura in cui la
violenza, la sopraffazione e il sopruso diventavano strumenti legittimi per
fronteggiare il disagio personale, la paura, l’insicurezza, il bisogno di
appartenenza. Il fascismo aveva dunque una ragione nella sua natura atavica.
Tuttavia, è ingenuo pensare che si manifesti soltanto perché alcuni
individui cedono a pulsioni di violenza e di dominio. Il fascismo si
sviluppa e si rafforza in contesti in cui esiste una convergenza tra quegli
impulsi umani primordiali e specifiche condizioni storiche, economiche e
sociali che li legittimano. In questa saldatura tra disagi personali e
dimensione psicologica e sociale della paura, dell’incertezza e del
malcontento, il fascismo riesce a portare in superficie la “bestia” che si
nasconde nelle pieghe dell’animo umano.
Una tale interpretazione, di matrice - per così dire - antropologica,
permette di comprendere il fascismo non tanto come fenomeno politico
confinato a un luogo o a un periodo, bensì come possibilità costante,
riattivabile ovunque le circostanze la favoriscano. Al fascismo non serve
un’ideologia con la sua radice storica, si nutre di rituali, immagini e
simboli che evocano una connessione primordiale con la forza e il dominio.
Le immagini fasciste, infatti, non sono mai innocue; sono costruite per
evocare emozioni specifiche: paura, ammirazione, soggezione. Il saluto
romano, con il suo braccio teso verso l’alto è una dichiarazione ontologica:
l’individuo che si dissolve nel corpo collettivo, che si proietta verso un
potere verticale e omologante. La fotografia, in questo contesto, è un
dispositivo di costruzione del mito, non soltanto cattura i simboli, ma li
amplifica, li distilla, li fissa in un immaginario collettivo in cui il
dissenso è impensabile. È il medium del potere che trasforma il gesto in
rito, l’immagine in dogma. È estetica che si fa politica, un dominio che si
manifesta nel visibile, lasciando l’invisibile - il pensiero, la critica, il
dubbio - completamente escluso.
Avevo rimosso il saluto romano dello zio Vittorio sacralizzato in quel
ritratto quando, in questi giorni, incredibilmente e inconsapevolmente
arriva l’uomo più ricco del mondo a riportarlo alla mia memoria. Mi
riferisco, naturalmente, al controverso saluto romano attribuito a Elon Musk
e alla pletora di indignazione che questi ha generato. Che si sia trattato
di un gesto nostalgico o di un malinteso, lo scopriremo presto. Quello che
mi pare importante e sorprendente è il potere evocativo di quel gesto, la
sua capacità di riaprire ferite che si credevano rimarginate.
Che cosa succede, dunque, quando determinati simboli si spostano dal dominio
politico e ideologico a quello economico e tecnologico che Musk rappresenta?
Il rischio è di normalizzare o estetizzare gesti storicamente legati
all'autoritarismo.
Quando il potere economico e tecnologico, infatti, si appropria di simboli
del passato, li svuota del loro significato, li decontestualizza e
banalizza, in modo che perdano la loro funzione di monito, trasformandosi in
strumenti di spettacolo o di marketing.
In questo contesto, il simbolo perde la sua carica esplicitamente
autoritaria per assumere una forma più sottile e pervasiva. Il saluto come
un atto collettivo, come rituale che cancella le differenze individuali per
fondere i partecipanti in un corpo unico al servizio del regime non è più
fondamentale.
Il potere tecnologico ed economico non ha bisogno di adunate di massa. La
folla è già connessa, sincronizzata e direzionata dai dispositivi che porta
in tasca.
I nuovi strumenti di controllo sono da ricercare nell'algoritmo che decide
cosa vediamo, nell'interfaccia che ci guida verso certe scelte di consumo.
Questo nuovo potere non obbliga con la forza, ma convince e dirige. Le
piattaforme sociali, attraverso tecniche di persuasione subliminale e design
comportamentale, modellano le nostre interazioni e preferenze senza la
nostra consapevolezza. Ci avviamo verso un mondo di automi senza desideri
autentici, né ideali né disobbedienza. Neanche il fascismo avrebbe ambito a
tanto.
Tutto questo crea un nuovo paradigma di potere, basato non sulla coercizione
esplicita ma sul condizionamento sistematico. Come nel fascismo questo
potere non ha ideologie di riferimento e si avvale di immagini.
In questo contesto, la fotografia assume un ruolo cruciale come veicolo
simbolico e strumento di potere. Nell'era fascista, le immagini erano
utilizzate per glorificare il regime, immortalando folle oceaniche, leader
carismatici e costruire una narrazione visiva di potere assoluto.
Nello scenario contemporaneo, la fotografia continua a svolgere una funzione
analoga, ma in modi più sottili e pervasivi. Le piattaforme sociali sono
sature di immagini che filtrano la realtà, la estetizzano e la manipolano.
Ogni fotografia condivisa diventa parte di un flusso visivo costante, in cui
l'individuo partecipa alla costruzione di simboli e miti contemporanei. Le
immagini curate e ritoccate non sono più soltanto espressioni personali, ma
strumenti di una narrazione collettiva, guidata dagli algoritmi che
selezionano cosa mostrare e a chi.
I volti immortalati, i luoghi fotografati e i momenti condivisi alimentano
enormi archivi digitali utilizzati per tracciare e analizzare i
comportamenti degli individui. L'immagine non è più soltanto memoria, ma
dato. Ogni nostra azione digitale viene trasformata in una merce. I dati
personali diventano la materia prima di un mercato opaco, in cui le
informazioni vengono raccolte, analizzate e vendute per prevedere e
influenzare i comportamenti futuri.
Tutti noi pensiamo che la finalità del social network sia quella di
trasformarci in consumatori docili e fiduciosi; invece, ci trasforma anche
in docili sudditi perché erode la nostra capacità critica.
Mi rendo conto che zio Vittorio ed Elon Musk, questa volta, hanno travolto
ogni mia resistenza. Ho pensato però che le omissioni sono imperdonabili e
il silenzio non è più un'opzione. Anche perché basta una conversazione al
bar per percepire un’inquietudine condivisa da tanti.
Avverto una nostalgia diffusa per un tempo in cui eravamo capaci di sognare
insieme. Un tempo in cui si credeva fermamente nella possibilità di
trasformare la società, di costruire un futuro che illuminasse le nostre
vite. Oggi, ogni promessa di cambiamento si dissolve in un grigiore che
invade ogni angolo della nostra quotidianità. La narrazione collettiva del
nostro tempo è in crisi.
In questo panorama morale e sentimentale si percepisce una tensione:
l'amarezza, la frustrazione e un generale senso di smarrimento che sfida la
logica del progresso.
I rapporti umani vengono rimpiazzati dall’approvazione superficiale espressa
da un like. Viviamo all’interno di un sistema che alimenta una
cultura del narcisismo, in cui l’immagine personale viene continuamente
costruita, smarrita e ricostruita per attirare l’attenzione di un pubblico
già orientato. Non c’è spazio, quindi, per l’autenticità quanto piuttosto
per una comunicazione frammentata e superficiale, che porta inevitabilmente
alla solitudine e alla frustrazione.
Questo individualismo, in cui l’uomo stenta a riconoscere sé stesso,
cancella la possibilità di un orizzonte condiviso di libertà, di democrazia
e di benessere e ci rende sempre più soli di fronte a paure e a
disillusioni.
Sono queste le condizioni che predispongono al ritorno della “bestia”.
In tali circostanze, il personaggio che promette ordine e prosperità, anche
se è “un po’ fascista”, raramente incontra resistenza immediata: il suo
potere cresce perché affonda nel terreno fertile nelle paure di chi lo
circonda e in un’economia che trova nel potere autoritario un alleato
piuttosto che un ostacolo. L’autoritarismo non si impone sempre con un colpo
di stato o con la violenza diretta: spesso si insinua lentamente,
normalizzando l’ingiustizia, erodendo le libertà passo dopo passo.
Per fortuna, la stessa tecnologia che ci dirige può essere uno strumento di
resistenza e salvaguardia della democrazia. Le immagini non mediate dai
canali istituzionali possono scuotere le percezioni e risvegliare la
coscienza critica. La fotografia possiede un potenziale emancipatorio: la
capacità di documentare eventi in tempo reale e di diffondere immagini
attraverso reti digitali permette di sfidare la narrativa ufficiale. Le
fotografie che mostrano ingiustizie sociali, manifestazioni di dissenso o
momenti di solidarietà collettiva possono diventare catalizzatori di
cambiamento. In questo senso, l’uso consapevole della fotografia si
trasforma in un atto politico: diventa strumento per recuperare
l'autenticità della realtà. L’atto di scattare e di osservare un’immagine,
infatti, produce senso, alimenta il pensiero, crea legami. È un lavoro sulla
realtà che non si misura in termini di profitto materiale, ma di crescita
interiore e relazionale. Lontana dall’addestrare persone a comportamenti
standard o a limitarsi a consumare, la fotografia offre uno spazio di
libertà in cui chiunque può “uscire da sé” e incontrare l’altro, nella forma
di un volto, di un paesaggio o di un frammento di vita.
E chissà, magari, nel raccontare l’altro, nel trasmettere le nostre speranze
come un’eredità preziosa, potremo riscoprire il calore di un incontro, la
bellezza della fragilità umana.
Solidarietà.
"Vent'anni della nostra casa famiglia di Tanga, in Tanzania", di Peter
Cipolla; sull'ultimo numero di "Emmaus"
Leggi la rivista
Cipolla e Sorce
Sul numero
"Speciale missione Tanga" (Anno XXXI) della rivista "Emmaus",
organo mensile di informazione della Onlus "Casa Rosetta"(leggi
la rivista), viene
riportato un testo di Peter Cipolla, componente del Consiglio Direttivo
dell’Associazione, che ha coordinato in Tanzania l’attuazione del progetto
finanziato dalle Nazioni Unite sulla prevenzione contro l’uso delle droghe.
"Celebrazione del 20º anniversario di “Casa Rosetta” Tanga, Tanzania
2005-2025" è il titolo dell'articolo (da pagina 9 a pagina 15 della
rivista), di cui pubblichiamo un brano.
("Speciale missione Tanga" - Anno XXXI - della rivista "Emmaus")
"Questo
2025 segna un traguardo speciale nella storia dell’Associazione “Casa
Rosetta”: i vent’anni della nostra casa famiglia di Tanga, in Tanzania.
Nel 2005, Padre Vincenzo Sorce acquistò per l’Associazione una
splendida villa da un banchiere tedesco, nel cuore della meravigliosa
Raskazone, vicino alle mangrovie che si affacciano sull’Oceano Indiano.
Quella casa, nel tempo, ha cambiato il futuro di tanti bambini con HIV e
disabilità, offrendo loro educazione, cure mediche, formazione e sostegno
alla comunità.
Oggi, a quasi sei anni dalla sua scomparsa, il sogno di Padre Sorce
continua a vivere (gli dedicheremo, con una targa, la bellissima
cappella di Tanga durante una cerimonia officiata dal nuovo vescovo della
città).
Centinaia di bambini hanno potuto studiare, ricevere cure specialistiche,
conseguire un diploma e imparare un mestiere, spezzando catene di povertà,
stigma e dolore.
Tre di loro sono stati persino adottati! Noi siamo ancora qui,
determinati a sostenere quel sogno, rendendolo ogni giorno più concreto"(continua
a leggere nella rivista).
Scuola.
Gli studenti dell'I.C. "Sciascia" ed i Carabinieri insieme
nella Giornata Internazionale delle Foreste
Locandina
In occasione della Giornata Internazionale delle Foreste, l'Istituto
Comprensivo "Leonardo Sciascia" di Racalmuto e Grotte ha ospitato oggi,
venerdì 21 marzo 2025, un incontro educativo promosso dai Carabinieri, con
l'obiettivo di sensibilizzare gli studenti sull'importanza della tutela del
patrimonio boschivo e sulla lotta ai reati ambientali.
(Giornata Internazionale delle Foreste)
La manifestazione, che ha coinvolto un centinaio di studenti del plesso
"Sciascia" di Grotte, ha visto la partecipazione della
della dirigente scolastica Carmela Campo del Ten. Col.
Vincenzo Castronovo, comandante del Centro Anticrimine Natura dei
Carabinieri di Agrigento.
Durante il suo intervento, il Comandante ha spiegato agli studenti
l'importanza delle foreste per la vita sulla Terra, sottolineando il
pericolo rappresentato dagli incendi boschivi, spesso causati da azioni
dolose o imprudenze umane. Ha inoltre illustrato le metodologie
investigative adottate dai Carabinieri per individuare i responsabili di
tali crimini e le strategie di prevenzione messe in atto per ridurre il
rischio di incendi.
L'incontro ha suscitato un vivo interesse tra i giovani alunni, che hanno
dimostrato un'attiva partecipazione attraverso domande e riflessioni sulla
necessità di proteggere l'ambiente. L'iniziativa si è rivelata un'esperienza
formativa e di sensibilizzazione di notevole importanza, con l'obiettivo di
promuovere una maggiore consapevolezza delle sfide ambientali e
dell'importanza di adottare comportamenti sostenibili.
La Giornata Internazionale delle Foreste, che si celebra annualmente il 21
marzo, è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 2012 con l'intento di
accrescere la consapevolezza tra la popolazione e le istituzioni scolastiche
riguardo all'importanza delle risorse forestali per la salvaguardia
dell'ambiente e la sostenibilità del pianeta.
Le foreste giocano un ruolo cruciale nella regolazione del clima, nella
protezione della biodiversità e nella conservazione del suolo e delle
risorse idriche. Rappresentano la seconda più grande riserva di ossigeno
dopo gli oceani e forniscono servizi ecosistemici essenziali, tra cui la
regolazione idrogeologica, la produzione di legname e cibo, e la riduzione
dell'inquinamento atmosferico.
Tuttavia, le foreste sono minacciate da incendi, deforestazione e degrado
ambientale. In questo contesto, i Carabinieri Forestali svolgono un ruolo di
primo piano nella prevenzione, nel monitoraggio e nella repressione dei
crimini ambientali.
Gli appartenenti all'Arma hanno ribadito il loro impegno nel promuovere una
cultura di rispetto delle leggi ambientali, mentre l'Istituto Comprensivo
"Leonardo Sciascia" continua il suo programma didattico orientato alla
formazione di cittadini consapevoli e rispettosi dell'ambiente naturale.
Politica.
L'on. Decio Terrana:
"Il dott. Massimo Gionfriddo nominato responsabile
Enti Locali dell'UDC"
Foto di gruppo
Il Coordinatore politico dell’UDC in Sicilia, on. Decio Terrana,
sentito il parere favorevole del segretario nazionale on. Lorenzo Cesa, ha
comunicato la nomina a
responsabile regionale Enti Locali per l’UDC in Sicilia del dott.
Massimo Gionfriddo, libero professionista di Siracusa.
(Decio Terrana, Lorenzo Cesa e Massimo Gionfriddo)
“Sono entusiasta nel comunicare il nuovo responsabile regionale agli Enti
Locali - dichiara il coordinatore regionale on. Decio Terrana -.
L’UDC si sta espandendo in maniera peculiare su tutto il territorio
siciliano, con professionisti e figure di spessore che ogni giorno si
avvicinano al nostro Partito e chiedono di essere coinvolti in prima persona
per portare avanti i nostri principi ed i nostri obiettivi”.
Soddisfatto anche il segretario nazionale dell’UDC on. Lorenzo Cesa: “In
Sicilia il partito sta crescendo in maniera esponenziale, ogni giorno
abbiamo l’adesione di tanti professionisti, imprenditori, medici e
personalità del territorio. Ringrazio sempre Decio Terrana per tutto
l’impegno quotidiano che continua a spendere ogni giorno per il nostro
partito”.
Comitini.
Per onorare la memoria di Luca Crescente: intitolazione dell'Auditorium
Locandina
Il Comune di Comitini si
prepara a una manifestazione di grande significato, dedicata alla memoria
del magistrato Luca Crescente. Sabato 22 marzo 2025
l'Auditorium della Zona artigianale Santa Maria D'Altomonte sarà intitolato
a suo nome, in una cerimonia che vedrà la partecipazione di autorità,
studenti e cittadini.
(Locandina)
La giornata inizierà alle ore 10.00 con la
benedizione della targa commemorativa, seguita alle 10.30 dal saluto del
sindaco Luigi Nigrelli. L'iniziativa proseguirà con un incontro tra
le scuole e interventi di illustri magistrati: Annamaria Palma, Fernando
Asaro, Ambrogio Cartosio, Ignazio De Francisci e Luigi Patronaggio. Sarà
presente anche Milena Marino Crescente, che porterà la sua
testimonianza.
La manifestazione vedrà la partecipazione degli studenti del liceo "M.L.
King" di Favara, del liceo musicale "Empedocle" di Agrigento e degli alunni
dei plessi "Ciranni" e "Leonardo Da Vinci" di Comitini, per un momento di
riflessione e di dialogo coordinato da Daniela Spalanca e
Benedetto Raneri.
A conclusione della giornata i partecipanti avranno l'opportunità di
visitare il Museo del Tricolore, situato nel suggestivo Palazzo Bellacera;
per riscoprire la storia e i valori del nostro Paese.
Iniziative.
Agrigento celebra le donne nel Novecento: tra storia, fede e società
Locandina
Oggi, venerdì 21 marzo 2025, alle ore 17.30,
presso il Circolo Culturale Empedocleo di Agrigento, si terrà
l'appuntamento "Donna, Chiesa e Società ad Agrigento. Il Novecento",
organizzato dall'Arcidiocesi di Agrigento in collaborazione con il Rotary
Club Agrigento e AICS.
L'incontro vedrà la partecipazione di illustri relatori che approfondiranno
diverse sfaccettature della presenza femminile nel territorio agrigentino.
(Locandina)
Nino Frenda, antropologo dello Studio
Teologico San Gregorio Agrigentino, aprirà i lavori con un intervento dal
titolo "Donne nella società agrigentina".
A seguire la storica Francesca Patti presenterà "Volti e voci di donne nel
Novecento agrigentino", un excursus sulle figure femminili che hanno
lasciato un segno nella storia locale.
Angela Roberto, presidente dell'Archeoclub d'Italia di Agrigento - Luoghi di
Empedocle, si concentrerà sulle scrittrici agrigentine con "Donne di carta
ad Agrigento. Sulle orme delle scrittrici".
Infine Vincenzo Lombino, della Facoltà Teologica di Sicilia di Palermo,
parlerà di "Donne e santità attorno al beato Rosario Livatino", esplorando
il legame tra figure femminili e la figura del giudice Livatino.
A moderare l'incontro sarà lo storico Elio Di Bella, mentre i saluti
iniziali saranno a cura di Giuseppe Adamo, presidente del Circolo Culturale
Empedocleo.
L'appuntamento si terrà presso il Circolo Culturale Empedocleo, in Piazza
San Giuseppe ad Agrigento.
Legalità.
Grotte non dimentica: il ricordo di Angelo e Calogero, vittime innocenti
della mafia
21 Marzo
Lapide
Nel
trentennale della Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle
vittime innocenti delle mafie, la comunità di Grotte si stringe nel
ricordo di due suoi figli, Angelo Carlisi e Calogero Zaffuto,
brutalmente assassinati il 21 aprile 1993 in contrada Caos a Porto
Empedocle.
Angelo e Calogero, due pescivendoli, furono vittime innocenti di una
spietata vendetta mafiosa, un presunto "sgarbo" punito con la morte. Un
crimine efferato che ha lasciato un segno indelebile nella comunità,
strappando alla vita due padri di famiglia: Angelo, con due figlie e la
moglie in attesa della terza, e Calogero, padre di due figli.
(21 Marzo 2025)
A
distanza di 32 anni, Grotte non dimentica. In un silenzio assordante,
la comunità continua a onorare la memoria di Angelo e Calogero, un
impegno costante e silenzioso, lontano dai riflettori.
La loro storia, come quella di tante altre vittime innocenti, è un monito
per le generazioni presenti e future. Ricordare significa non solo onorare
il passato, ma anche costruire un futuro libero dalla violenza e
dall'oppressione mafiosa.
La Giornata della Memoria e dell'Impegno è un'occasione per riflettere sul
valore della vita umana, sulla lotta contro tutte le mafie e sull'importanza
di costruire una società basata sulla giustizia e sulla legalità. Un impegno
che deve coinvolgere tutti, istituzioni, società civile e singoli cittadini,
per non dimenticare e per costruire un futuro migliore.
La memoria di Angelo e Calogero vive nei cuori dei loro cari e di tutta la
comunità di Grotte, un simbolo di resistenza e di speranza, un invito a non
cedere alla paura e all'indifferenza.
(Nella foto a lato, la lapide apposta il 4 giungo 2016 nella villetta
"Antonio Cimino", accanto all'ingresso della biblioteca comunale di Grotte).
Tradizioni."Gilinieddru:
il custode della festa di San Giuseppe";
del
dott. Filippo Vitello
Festa di San Giuseppe
Tavolata
Dott. Vitello
Vittorio
Morreale mi ha trasmesso due foto di 63 anni fa che ritraggono momenti
della festa di San Giuseppe, con la tavola bandita con i piatti
tipici della festa la cosiddetta froscia (che non ha niente a che
fare con l’omofobia), ottima frittata con gli spinaci, la pasta con la
milanisa, gli sfingi (meglio conosciute fuori da Grotte come
zeppole).
(Festa di San Giuseppe)
Oltre alla
tavolata, rigorosamente benedetta dal parroco della Chiesa del Carmelo, a
quell’epoca il Reverendo Vincenzo Tortorici, si svolgeva per la via
del corso cittadino una processione con l’asinello a dorso del quale si
poneva un bambino (il Gesù piccolo) che nella foto è il nostro amico
Vittorio (all’epoca bambino di 5 anni).
Vi erano poi dei bambini un po' più grandicelli che rappresentavano degli
angioletti. Il San Giuseppe era impersonato, a mio ricordo, da sempre da
Gilinieddru.
Era una tradizione, quella della tavolata e della processione di San
Giuseppe, molto sentita a Grotte. La festa non era solo un momento
religioso, ma anche un’occasione di grande partecipazione sociale, familiare
e gastronomica.
Per noi bambini, infatti, il significato della festa era dato dalle portate
culinarie tipiche della festa, soprattutto li sfingi, che, pur
composte dai medesimi ingredienti, avevano però diverse strutture, a seconda
di chi li preparava.
(Tavolata di San Giuseppe)
Questo lo ricordo
molto bene perché a pranzo la festa si celebrava con una grande tavolata in
famiglia, preceduta da scambio di sfingi con famiglie amiche.
In generale per i Comuni siciliani di stampo rurale, come era Grotte, la
festa di San Giuseppe era un’occasione in cui le tradizioni gastronomiche,
religiose e sociali si intrecciavano, creando un’esperienza unica e
profondamente radicata nel cuore della cultura e dell’identità di una
comunità.
La condivisione del cibo, offerto dalle famiglia della comunità, era la
tipica espressione di questo concetto di solidarietà paesana.
Il principale protagonista di questa festa era immancabilmente
Gilinieddru.
Sconosco le generalità di Gilinieddru, penso che il suo nome fosse
Angelo. Così come sconosco le sue origini familiari (a mio ricordo è stata
sempre una persona sola). Ricordo che abitava, da solo appunto, in una casa
del quartiere di San Francesco. Gilinieddru era un personaggio caratteristico di Grotte, simbolo di
semplicità ed ingenuità.
La sua figura era quella di un uomo, privo di cultura, un po’ imbranato, con
vestiti modesti talvolta logori, ma la sua figura, con l’aria un po'
trasandata, era quello di chi pur con difficoltà ed in una condizione misera
era riuscito ad andare avanti, senza imprecare contro qualcuno e
socializzando allegramente con tutti.
Era un personaggio che con il suo fare (la sua risata rumorosissima)
suscitava il riso ma anche la simpatia, perché tutti sapevamo che alla fine,
la sua innocenza e la sua goffaggine nascondevano uno spirito buono, che gli
permetteva di andare avanti sempre soddisfatto del poco di cui si
accontentava. Gilinieddru aveva un ruolo sociale. Oltre a quello di interpretare
ogni anno il San Giuseppe nella omonima festa, aveva il compito di
banditore.
Gilinieddru, quando le nostre forme di comunicazioni erano allo stato
arcaico, era incaricato di fare conoscere al pubblico gli annunci
importanti, le notizie, gli avvisi o anche gli eventi speciali che
riguardavano la vita del paese. Gilinieddru annunciava anche
matrimoni e nascite.
Io ricordo che Gilineddru, con la sua voce squillante da tenore,
preannunciava la chiusura e l’apertura della condotta dell’acqua. Chi doveva
dire che oggi quella funzione, su cui si rideva, tanto ha, purtroppo,
nell’attualità un peso notevole. Di sicuro Gilinieddru oggi non
sarebbe un disoccupato. Gilinieddru iniziava con un Grido e poi continuava con “sintiti”,
“sintiti”. Era un lavoro da volontario. Nessuno lo pagava.
La sua abilità nel grido, nella comunicazione, e nella presenza in pubblico
lo rendeva un volto noto e simpatico. Della festa di San Giuseppe, per il
ruolo che svolgeva con passione e serietà, era diventato una sorta di
custode.
Con il passare del tempo, ovviamente, il ruolo di banditore era scomparso,
ma Gilinieddru, grazie al nuovo parroco della chiesa del Carmelo, il
sacerdote Giovanni Castronovo, acquistò una nuova e più importante
funzione, quella di campanaro e di custode della Chiesa, e così tutti noi lo
ricordiamo.
Anche se la festa di San Giuseppe, nei modi che noi di una certa età abbiamo
conosciuto, è scomparsa, rimane nella nostra memoria e nel nostro cuore, la
personalità di Gilinieddru, un uomo buono, privo di malizia, con la
sua voce, il suo stile, e la sua funzione, simbolo di un passato dove le
tradizioni e la comunicazione erano un ponte di unione tra tutti i membri
del paese.
Salvatore Filippo Vitello
20 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Scuola.
"Dipende da noi": progetto per gli studenti di Racalmuto e Grotte
dell'I.C. "L. Sciascia"
Sportello d'ascolto
Presso l'Istituto Comprensivo "Leonardo Sciascia", con sedi a
Racalmuto, Grotte e Comitini, è stato avviato il progetto "Dipende da
noi". Questa iniziativa, promossa dai Comuni del Distretto socio-sanitario
D3, mira a offrire un sostegno concreto agli studenti delle scuole
secondarie di primo grado (scuola media) con l'obiettivo di prevenire
e affrontare le problematiche adolescenziali, con particolare attenzione
a dipendenze e disagio psicologico.
(Sportello di ascolto)
Dallo scorso giovedì 13 marzo 2025 è attivo uno sportello d’ascolto,
disponibile nei giorni di martedì e giovedì sia a Racalmuto
(nel plesso "D’Asaro") che a Grotte (nel plesso "Roncalli").
A rendere concreto il progetto, un team di esperti formato dalle psicologhe:
Antonella Gazzara (coordinatrice), Roberta Giorgio, Federica Di Pasquale,
Valentina Cutaia e Roberta Carlino.
Lo sportello offre i seguenti servizi:
- interventi individuali: colloqui di sostegno per sviluppare capacità di
gestione delle emozioni, autostima, autonomia e senso di responsabilità;
- interventi di gruppo-classe: attività di educazione alla salute e
prevenzione del disagio, promozione dell'ascolto e dello sviluppo di
relazioni di aiuto;
- interventi in collaborazione con gli insegnanti: supporto per affrontare
problematiche scolastiche, comportamenti a rischio e difficoltà relazionali
degli studenti;
- interventi con i genitori: consulenze su tematiche legate all'adolescenza
e all'uso di sostanze.
È possibile accedere ai servizi rivolgendosi direttamente agli
psicologi durante l'orario di sportello, oppure prenotando un
appuntamento tramite l'indirizzo email: dipendedanoiprogetto@gmail.com
(per insegnanti e genitori).
Il progetto "Dipende da noi" rappresenta un'importante risorsa per la
comunità scolastica, offrendo un supporto concreto agli adolescenti e alle
loro famiglie.
"Esprimo grande soddisfazione per l'avvio del progetto 'Dipende da noi'
presso l'Istituto comprensivo Leonardo Sciascia - ha dichiarato il
sindaco di Grotte Alfonso Provvidenza -. Questa iniziativa, che vede
la collaborazione dei Comuni del Distretto socio-sanitario D3 e la
preziosa sinergia con la dirigente scolastica Carmen Campo, rappresenta
un passo fondamentale nella prevenzione e cura del disagio giovanile. In
un'epoca in cui le sfide per i nostri ragazzi sono sempre più complesse
- ha proseguito il Primo cittadino -, è cruciale offrire loro strumenti
di supporto e ascolto. Lo sportello attivato sarà un punto di riferimento
importante per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado,
aiutandoli ad affrontare le difficoltà legate alle dipendenze e al disagio
psicologico".
"Ringrazio di cuore la Dirigente scolastica, dott.ssa Carmen Campo,
per la sua disponibilità e il sostegno nella realizzazione di questo
progetto - è il commento dell'assessore alla Pubblica Istruzione
Annamaria Todaro -. La sua collaborazione è stata essenziale per
rendere possibile questa importante iniziativa. Sono convintache
'Dipende da noi' contribuirà a creare un ambiente scolastico più sereno e
inclusivo, dove i nostri giovani possano crescere e svilupparsi in modo sano
e consapevole".
Carmelo Arnone
19 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Università. Auguri al dott. Giuseppe Spitali,
per la sua Laurea
Dott. Spitali
Con i familiari
Alla macchina da presa
Lunedì scorso, 17 marzo
2025, al termine del percorso di studi universitari,
il dott. Giuseppe
Spitali
ha conseguito la Laurea in "Direzione della fotografia ed operatore di
macchina cinematografica" con la votazione finale di 110/110, presso la
NABA - Nuova Accademia di Belle Arti - Milano.
(Il dott. Giuseppe Spitali con i familiari)
Dinanzi alla Commissione di laurea
Giuseppe Spitali
ha discusso la tesi dal titolo: "Luca Bigazzi: la delicatezza del
lavoro del Direttore della Fotografia e la sua estrema versatilità".
Al neolaureato dott.
Giuseppe Spitali, sentiti auguri dalla nostra Redazione.
Iniziative.
Fine vita: dibattito a Grotte con l'Associazione Medici Cattolici
Italiani; lunedì 24 marzo
Locandina
Un tema di estrema attualità, quello del fine vita, sarà al centro di un
incontro organizzato dall'Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI)
- Sezione di Agrigento, lunedì 24 marzo 2025 alle ore 17.30
presso la chiesa di San Francesco a Grotte. La manifestazione,
intitolata "Fine Vita: considerazioni sociali, sanitarie, giuridiche ed
etico-religiose", vedrà la partecipazione di esperti di diversi settori,
chiamati a offrire il loro contributo su una questione che tocca
profondamente la coscienza individuale e collettiva.
(Locandina)
L'AMCI, da sempre impegnata nella difesa della vita e della dignità umana,
si fa promotrice di questo importante momento di riflessione, consapevole
della complessità e della delicatezza del tema. L'obiettivo è quello di
fornire una panoramica completa e articolata, che tenga conto delle diverse
prospettive coinvolte: quella sociale, sanitaria, giuridica, etica e
religiosa.
L'incontro sarà presieduto e coordinato dal dott. Salvatore Bennici,
Presidente della Sezione Diocesana AMCI di Agrigento, mentre l'introduzione
sarà a cura del dott. Antonio Carlisi, Vice Presidente della stessa
sezione.
Dopo i saluti istituzionali, interverranno:
- dott. Alfonso Giambra, psicologo e componente dell'équipe di Cure
Palliative;
- dott. Antonio Garufo, Direttore U.O.C. Medicina Nucleare
dell'Ospedale di Agrigento;
- dott. Luigi D'Angelo, già Presidente del Tribunale di Agrigento;
- don Angelo Chillura, Direttore della Biblioteca Lucchesiana di
Agrigento.
La presenza del dott. Raffaele Pomo, Presidente Regionale AMCI
Sicilia, sottolinea l'importanza che l'Associazione attribuisce a questo
appuntamento.
A impreziosire la serata, gli interventi musicali del Gruppo Elegans Trio,
con i Maestri Julia Di Stefano al flauto traverso, Lavinia Di
Stefano al clarinetto e Isabella Di Salvo al pianoforte.
L'iniziativa si propone come un'occasione di confronto aperto e rispettoso,
in cui le diverse voci potranno dialogare e contribuire a una maggiore
comprensione di un tema così delicato e complesso. L'Associazione Medici
Cattolici Italiani, con questo incontro, ribadisce il proprio impegno a
promuovere una cultura della vita che sappia coniugare scienza, etica e
umanità, offrendo un contributo qualificato al dibattito pubblico su
questioni di fondamentale importanza per il nostro tempo.
Carmelo Arnone
19 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Proposte. "Sogno una grande banda musicale per
Grotte"; di Calogero Catanese
Banda nel 1958
Calogero Catanese
Ho pensato e
ripensato diverse volte prima di poter esprimere il mio pensiero; o meglio,
prima di manifestare ciò che sente il mio cuore, il mio stato d'animo, le
mie emozioni in questo momento. Ho un sogno e spero che non sia soltanto il mio, ma quello di molti
amici musicisti che credono fortemente nei "valori" della banda musicale
intesa come un'associazione culturale, educativa, che possa coinvolgere
tutti, dai più anziani ai giovani che possano trovare nella musica un
qualcosa di unico, come lo è stato per me da piccolo.
(Banda musicale di Grotte nel 1958)
Credo fortemente
che prima o poi prevalga il buon senso da parte di tutti, mettendo da
parte la vanagloria, l'egocentrismo, e si possa costruire un'associazione
musicale dove il rispetto, l'amicizia, l'amore per la musica, la voglia di
stare insieme, la voglia di provare un sentimento forte che unisca più
generazioni di musicisti sia dominante su tutti e tutto. Non possiamo vivere di ricordi, non possiamo vivere con i "se" e con
i "ma".
Sogno e continuo a sognare perché non costa nulla. Vedo nella banda musicale
qualcosa che possa creare entusiasmo e unione nel nostro piccolo paese. Pensare ai concerti in estate, a Natale, per le varie feste
religiose, folkloristiche, durante tutto l'anno e non solo per la nostra
amata festa di Pasqua.
Non smetto di pensare ad una banda musicale che vada in giro in altri paesi,
in altre feste, in altre regioni, portando la cultura che ci ha
contraddistinto e reso unici per tanti anni. A Grotte non abbiamo bisogno di musicisti che provengano da altre bande
musicali: saremo noi a creare talenti ambiti e corteggiati da altre
parti.
Solo con umiltà, sacrificio e passione si può tornare grandi. L'unico modo che conosco è l'umiltà e il buon senso: solo così
torneremo grandi tutti! Coraggio! La musica è un ponte che collega persone di culture diverse,
unisce cuori e menti, trasformando momenti comuni in esperienze
straordinarie.
La musica è quel dono magico che può superare ostacoli, creando un legame
profondo tra le persone, rendendo il mondo un luogo più unito, condiviso, e…
più bello.
Calogero Catanese
19 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Testimonianze.
"Il Cinema Marconi: momenti memorabili per i ragazzi degli anni '60 e
'70"; del dott. Filippo Vitello
Ingresso
Dott. Vitello
La riapertura
dell’ex Cinema Marconi oggi intitolato alla memoria di Antonio Liotta
richiama momenti memorabili per i ragazzi ed i giovani degli anni '60 e
primi anni '70. Allora a Grotte avevamo due sale cinematografiche: una
il Cinema Marconi appunto e l’altra, il cinema Arena, aperta solo in estate.
Erano, come ricorda Enzo Napoli, l’unico luogo di socializzazione
laico.
(Ingresso)
Per noi
ragazzi il cinema era un punto di riferimento perché rappresentava, in
una condizione di forte isolamento, uno dei pochi luoghi di svago e di
aggregazione.
Il cinema Marconi era un luogo chiuso. La sala principale aveva una piccola
capienza (credo sulle 100 persone).
Nei mesi estivi (luglio ed agosto) apriva il cinema Arena, una sorta di
giardino all’aperto, con una scenografia molto semplice, con sedili di ferro
amovibili ed una proiezione su schermo grande.
I film che arrivavano nelle nostre sale erano di produzione italiane, ma
anche americane, spesso sotto forma di film di Hollywood (Ercole, Maciste e
Sansone) o western.
Molti film erano di tipo popolare e leggeri, destinati ad un pubblico che
cercava evasione, ma talvolta venivano proiettate anche pellicole di autori
più prestigiosi (ricordo benissimo "In nome del popolo italiano", di Dino
Risi, che ha avuto un effetto straordinario nelle mie scelte successive),
seppure in modo sporadico. La proiezione delle pellicole nella sala di Grotte era in condivisione
con quella di Racalmuto perché Antonio Liotta aveva preso pure la
gestione di quel cinema, il cinema Vittoria.
Ora succedeva che le pellicole (le famose pizze), evidentemente per ragioni
di risparmio, venivano noleggiate per entrambi i cinema. Cosicché, una
volta finito il primo tempo a Grotte la “pizza” veniva porta a Racalmuto e
da qui si portava a Grotte la pizza del secondo tempo del medesimo film.
Poteva però succedere che il passaggio a livello della stazione era chiuso e
rimaneva così per un po' di tempo e perciò l’inizio del secondo tempo a
Grotte ritardava per oltre mezz’ora se non un’ora, perché non arrivava la
“pizza” di ricambio.
Nel nostro cinema si scatenava il finimondo, poiché tutti erano presi
dall’ansia di vedere il secondo tempo e non accettavano un intervallo così
lungo. Per questa ragione iniziava una protesta irrazionale sbattendo
fortemente e più volte il seggiolino della poltroncina di legno.
Il caos cessava quando entrava in sala Antonio Liotta che con la sua voce
autorevole zittiva subito la protesta.
L’allora cinema Marconi oltre che sala cinematografica era anche un
importante luogo di incontro per la comunità. Essa infatti rappresentava
un punto di riferimento culturale e sociale.
Il cinema, per esempio, era l’occasione per noi ragazzi di socializzare e
scambiare i commenti sui film. Erano commenti non di stampo culturale ma
molto semplici e spontanei, riguardanti la dinamica di alcune scene specie
quando si trattava di sparatorie o di botte.
Ma ogni tanto si superava questo livello basico per entrare in un mondo
nuovo, magari con i film americani che portavano nuove mode e tendenze.
Allora il discorso diventava un po’ più impegnativo perché facevamo i
raffronti con i nostri usi e costumi. Questo succedeva quando si trattava di
film romantici quando vi erano scene di scambi di tenerezze, drammi d’amore
(ricordo il film "Via col vento") che ci coinvolgevano molto sul piano
emotivo. Il cinema di Antonio Liotta ha avuto un ruolo importante nel plasmare
l’immaginario collettivo di noi ragazzi.
Le storie raccontate sul grande schermo, soprattutto quelle di avventura,
dramma o commedia, influenzavano le nostre aspirazioni ed i nostri sogni,
senza distinguere tra coloro che provenivano dalla piccolo borghesia paesana
o da contesti rurali. Il cinema ci livellava tutti ed era un mezzo che ci faceva apprezzare
davvero il senso autentico dell’uguaglianza sociale.
Il cinema rappresentava anche un luogo di intrattenimento semplice e
fondamentale per godere di spettacoli teatrali messi su grazie
all’impegno di giovani locali. Gli attori di maggiore successo erano
Salvatore Bellavia e Pierino Brucculeri. Erano capaci di riempire
la sala per svariati giorni.
Per noi ragazzi erano dei modelli di riferimento, perché erano davvero bravi
nell’interpretare vari personaggi delle opere di Pirandello e di Nino
Martoglio.
Del primo ricordo "Il berretto a sonagli" interpretato con grande maestria
da Salvatore Bellavia (la corda pazza e la corda civile) del secondo ricordo
i "Civitoti in pretura", una brillante satira sociale che esplora i
conflitti tra la giustizia formale e la realtà quotidiana, nella quale - mi
pare - che la figura femminile di Cicca Stonchiti fosse stata interpretata
dalla giovanissima Enza Baldo. Se ben ricordo questa rappresentazione
teatrale venne diretta da Pino Morreale, che aveva costituito una
compagnia di giovani locali.
Il nostro cinema con la sua semplice ed essenziale organizzazione (che si
ricorda dei bigliettai: Gli zii Nino, Nuccenzio, ma anche
altri signori di cui ora non ricordo i nomi) era anche luogo di
appassionate discussioni, grazie ai cineforum organizzati dall’insegnate
Lillo Agnello, con serate partecipate anche da docenti e da persone di
cultura molto capaci. Tra questi ricordo un professore non vedente che
veniva da Favara ed il Pastore valdese a quel tempo in servizio a Grotte.
La sala era utilizzata anche per assemblee di natura politica, quando a
Grotte giungeva qualche deputato regionale o nazionale. Antonio Liotta mi pare che fosse il gestore della sala, che era stata
data in concessione alla famiglia Lauricella, con i quali Antonio Liotta
aveva strettissimi rapporti di amicizia e di collaborazione.
Questo lo ricordo bene perché ero piccolo e tra i miei amici di quel tempo
vi erano i figli del prof. Giuseppe Lauricella, Antonio e Sergio,
i quali spesso, nei pomeriggi, insieme al Padre, ritornavano a Grotte da
Agrigento ed io li incontravo volentieri. Una meta preferita durante la
permanenza a Grotte era recarsi al cinema, dove loro avevano ovviamente
diritto di ingresso libero. Un altro ricordo indelebile era l’addetto alla proiezione del film;
da tutti invidiato perché poteva vedere tutti i film senza pagare il
biglietto.
Io ricordo molto bene un mio caro amico Lillo Bellavia (poi diventato
carabiniere e morto in giovane età per una disgrazia), nipote di Antonio
Liotta.
Il "proiezionista!" era responsabile di gestire e far partire il film,
assicurandosi che la proiezione si svolgesse correttamente, mantenendo la
qualità dell’immagine e del suono, controllando il funzionamento della
macchina di proiezione e sostituendo le famose "pizze". Capitava ogni tanto che nelle pellicole un po' vecchiotte che il nastro
si spezzasse.
Quindi bisognava incollarlo (operazione che si faceva lì per lì con l’acido
acetico che consentiva una saldatura chimica tra i due estremi della
pellicola) e questo comportava che si tagliasse qualche frammento di scena.
Quindi il film si interrompeva con una scena ed iniziava con una diversa.
Questa cosa non dava luogo a particolari lamentele perché comunque il filo
della trama si riusciva a seguire.
La cosa che più faceva indispettire era l’attesa tra il primo ed il secondo
tempo dipendente dalla richieste di generi di conforto alimentare che
venivano offerte in vendita nell’intervallo.
Fino a quando non si esaudiva tutta la domanda l’intervallo non cessava.
La domenica pomeriggio, che registrava una copiosa presenza di pubblico, vi
erano intervalli relativamente lunghi tra i due tempi poiché la vendita di
bibite e biscotti o noccioline richiedeva più tempo.
Non so se poi a Grotte i tempi fossero cambiati, ma in quel periodo, mi
riferisco soprattutto agli anni anni '60, le signore (ma anche le
ragazze) in generale non erano solite andare al cinema. Il cinema era
frequentato soprattutto dai maschi adulti o ragazzi. Le ragazze si
potevano incontrare in parrocchia ma non al cinema.
Era certamente un limite di quel periodo, legato a fattori culturali,
sociali ed economici sia della tradizione e sia ai ruoli di genere
dell’epoca.
Soprattutto nella nostra zona (prevalentemente rurale e provinciale) la
libertà di movimento delle donne, fuori casa ed in contesti pubblici come il
cinema (tranne che per la messa parrocchiale) era molto limitata.
Si riteneva che al cinema si svolgessero condotte inappropriate, quali
inveire contro qualcuno o qualcosa, con parolacce o gesti indecenti, che non
si addicevano alla vista di una donna.
A tal riguardo non posso dimenticare una riunione in azione cattolica tra
noi ragazzi, sulla distinzione tra guardare e vedere, rispetto ai
cartelloni di pubblicità di film, un po' spinti, che da un certo periodo
Antonio Liotta proiettò anche a Grotte.
In sostanza si riteneva che i ragazzi fossero in buona fede, quando si
limitavano a vedere quelle immagini un po' osé, poiché quella del vedere si
considerava un’azione passiva e involontaria, che si riferiva semplicemente
al percepire con gli occhi ciò che ci circonda.
Il guardare, invece, quei tabelloni con immagini provocanti era da intendere
come azione più attiva intenzionale e quindi moralmente discutibile.
Non amavo e non amo il concetto di modello, neppure nella sua espressione
puramente retorico-discorsiva, perché, se applicato alle persone, tradisce,
già a livello semantico, una visione normalizzante ed autoritaria; ma anche
a volerlo prendere, una volta tanto, per buono, qual è - mi chiedo - il
"modello" di giovane a modo che quella distinzione voleva implicitamente
proporci. Forse un tipo "bacchettone" che poi con gli anni avrebbe
realizzato qualche frustrazione in più rispetto a quelle che già si
accumulavano in quei contesti.
Devo subito dire (e sono sicuro di poterlo affermare) che ciascuno dei
partecipanti a quell’incontro, ebbe come reazione, quella di sentirsi
totalmente libero di pensare e regolarsi secondo il proprio libero
convincimento e credo ancora che quella singolare distinzione si sciolse
in un amen come neve al sole.
In qualche modo però quei discorsi furono per noi come un monito che, in
epoca di ben più grandi sconvolgimenti, Alberico Gentili rivolgeva a quei
teologi che pretendevano di intromettersi in questioni di natura prettamente
politica: "Silete theologi in munere alieno".
Ecco quella distinzione, ma soprattutto quel modo con cui venne
rappresentata, alcuni di noi la vivemmo come una intromissione in una sfera
così intima, della quale non sentivamo alcun bisogno di parlarne.
Il silenzio in quelle sfere tipicamente personali era da noi richiesto non
per presunzione ma perché sentivamo di avere raggiunto una maturità che ci
consentisse di scegliere in autonomia sulla base della nostra esperienza,
senza seguire regole rigide, e per questo oggi so che devo ringraziare anche
ad Antonio Liotta.
Salvatore Filippo Vitello
18 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Servizi.
Cimitero aperto in orario continuato per la Festa del Papà
Avviso
In occasione della Festa del Papà il Comune di Grotte ha
annunciato un'apertura straordinaria del cimitero comunale.
Mercoledì 19 marzo 2025, i cittadini avranno la possibilità di visitare
i propri cari defunti in un orario continuato dalle 08.00 alle 17.30.
Quest'iniziativa, promossa dall'assessore Giuseppe Mancuso e dal
sindaco Alfonso Provvidenza, vuole offrire un'opportunità speciale
per onorare la memoria dei padri scomparsi. La Festa del Papà è un momento
di profonda riflessione e di ricordo, e la visita al cimitero rappresenta un
modo per mantenere vivo il legame con chi non è più fisicamente presente.
"Sappiamo quanto sia importante per i nostri concittadini poter rendere
omaggio ai propri cari, soprattutto in una giornata così significativa -
ha dichiarato il Sindaco Provvidenza -. L'apertura prolungata del
cimitero vuole essere un segno di vicinanza e di rispetto verso chi desidera
trascorrere un momento di raccoglimento e di preghiera".
La possibilità di visitare il cimitero in orario continuato permetterà a
tutti di organizzarsi al meglio, conciliando gli impegni lavorativi e
familiari con il desiderio di onorare la memoria dei propri papà.
Un'occasione per portare un fiore, accendere una candela e dedicare una
preghiera o un pensiero a chi ha lasciato un vuoto incolmabile, per
continuare a mantenere presente il ricordo dei padri che continuano a vivere
nei cuori dei loro cari.
Carmelo Arnone
18 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Comune.
Consulta Giovanile: cerimonia di insediamento oggi alle 17.00 nel
Palazzo municipale
Consulta Giovanile
Oggi pomeriggio, martedì 18 marzo 2025 alle ore 17.00, presso l'Aula
consiliare del Comune di Grotte, si terrà la seduta di insediamento
della nuova Consulta Giovanile. Un momento importante per la comunità,
che vedrà protagonisti i giovani del territorio, pronti a dare il loro
contributo per il futuro della città.
I componenti della Consulta Giovanile, individuati con la Determinazione n.
1 del 26/02/2025 a firma del Presidente del Consiglio comunale, dott.
Angelo Carlisi, si impegnano con l'obiettivo di creare un ponte tra
l'Amministrazione comunale e i giovani, offrendo uno spazio di dialogo e
partecipazione attiva.
I 18 componenti della Consulta, selezionati dal Presidente del Consiglio
comunale di concerto con il sindaco Alfonso Provvidenza,
rappresentano diverse realtà locali e fasce d'età, garantendo una pluralità
di voci e competenze.
Ecco i loro nomi: Zaffuto Beatrice, Provvidenza Flavia, Costanza Scinta
Stefano, Cirino Martina, Infantino Manuela, Boscarino Lavinia, Lo Presti
Gloria, Sanfilippo Flavio, Di Mino Francesco, Lombardo Stefano, Gibella
Calogero, Mancuso Lavinia, Cipolla Miriam, Morreale Salvatore, Figliola
Laura, Morreale Vincenzo, Lombardo Rebecca.
La Consulta Giovanile avrà un ruolo consultivo e propositivo, con la
possibilità di:
- formulare proposte e pareri su temi di interesse generale;
- promuovere iniziative e momenti di incontro per i giovani;
- collaborare con l'Amministrazione comunale per migliorare i servizi e la
qualità della vita:
- elaborare una relazione annuale sulle esigenze e gli obiettivi dei
giovani.
È importante sottolineare che la partecipazione alla Consulta è a titolo
gratuito e non prevede indennità.
La nascita della Consulta Giovanile rappresenta un'opportunità per i giovani
di Grotte di far sentire la propria voce e contribuire attivamente alla vita
della comunità.
Carmelo Arnone
18 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Chiesa.
Parrocchia Madonna del Carmelo: Festa di San Giuseppe e sante Messe
settimanali
San Giuseppe
Chiesa Madonna del Carmelo
Grotte si prepara a celebrare San Giuseppe: un'antica tradizione di fede
e devozione.
Domani, mercoledì 19 marzo 2025, la parrocchia Beata Vergine Maria
del Monte Carmelo di Grotte si vestirà a festa per celebrare
solennemente la ricorrenza liturgica di San Giuseppe, figura centrale nella
tradizione cristiana e simbolo di umiltà, laboriosità e protezione.
(Statua di San Giuseppe nella chiesa Madonna del Carmelo in Grotte)
La
giornata di festa sarà scandita da due momenti di preghiera comunitaria:
- alle ore 09.00, don Vincenzo Licata presiederà la prima Santa Messa;
- alle ore 18.00 sarà don Lillo Argento a guidare la
celebrazione eucaristica.
San Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, è una figura di
grande importanza nella tradizione cristiana. La sua figura incarna i valori
della famiglia, del lavoro e della fede. La sua festa, celebrata il 19
marzo, è un'occasione per riflettere sul suo esempio di vita e per rinnovare
il proprio impegno nella fede. Sino a sabato 15 marzo le sante Messe in parrocchia verranno celebrate
regolarmente ogni giorno alle ore 18.00 da don Vincenzo Licata.
Carmelo Arnone
18 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Scuola.
Matematica in gioco: gli studenti di Racalmuto e Grotte dell'I.C.
"Sciascia" alla semifinale Bocconi
In semifinale
Cartellone
"Logica, intuizione e fantasia": è questo il motto dei Campionati
Internazionali di Giochi Matematici organizzati dall'Università
Bocconi di Milano, una competizione che da 32 anni appassiona studenti
di tutta Italia e non solo. L'obiettivo è quello di avvicinare i ragazzi
alla matematica in modo divertente e stimolante, dimostrando che non servono
formule complicate, ma solo un po' di ingegno e tanta voglia di mettersi in
gioco. A dimostrare che la matematica può essere un gioco entusiasmante sono
stati anche gli studenti di Racalmuto e Grotte dell'Istituto Comprensivo
"Leonardo Sciascia" che, lo scorso 15 marzo, hanno partecipato alla
semifinale dei campionati a Gela.
(Semifinale
dei Campionati Internazionali di Giochi Matematici)
I Campionati Internazionali di Giochi Matematici dell'Università Bocconi
sono una competizione matematica che si svolge ogni anno e che è aperta a
studenti di tutte le età, dalla terza elementare all'università. La
competizione è suddivisa in diverse fasi:
- Giochi d'autunno: la prima fase, che si svolge in autunno, è una
competizione a livello di istituto;
- Quarti di finale: la seconda fase, che si svolge a febbraio, è una
competizione a livello provinciale;
- Semifinali: la terza fase, che si svolge a marzo, è una competizione a
livello regionale;
- Finale nazionale: la quarta fase, che si svolge a maggio, è una
competizione a livello nazionale;
- Finalissima internazionale: la quinta e ultima fase, che si svolge a fine
agosto, è una competizione a livello internazionale.
La competizione consiste nella risoluzione di una serie di problemi
matematici di difficoltà crescente. I problemi sono di vario tipo: logica,
geometria, aritmetica, probabilità, ecc.
L'iniziativa, promossa dal Dirigente Scolastico dell'Istituto Comprensivo
"L. Sciascia" di Racalmuto, prof.ssa Carmela Campo, e realizzata
a cura dei docenti del Dipartimento di Matematica, ha visto 15
studenti della scuola secondaria di I grado dei plessi di Racalmuto e
Grotte superare la fase dei Quarti di finale e accedere alla
semifinale.
I ragazzi, suddivisi nelle categorie C1 e C2, hanno affrontato la prova con
emozione e un pizzico di timore, ma con la consapevolezza di aver intrapreso
un percorso di crescita personale e di aver avuto l'opportunità di
confrontarsi con coetanei provenienti da diverse scuole. La giornata è stata
un'occasione non solo per mettere alla prova le proprie abilità matematiche,
ma anche per stringere nuove amicizie e per vivere un'esperienza di crescita
relazionale e umana.
L'impegno e la dedizione degli studenti e dei docenti dell'Istituto
Comprensivo "Leonardo Sciascia" testimoniano l'importanza di iniziative come
i Campionati Internazionali di Giochi Matematici, che offrono ai ragazzi
un'opportunità unica per scoprire il lato divertente e appassionante della
matematica.
Editoria.
Favara: presentazione del libro "Muzzicuna", di Aristotele Cuffaro;
giovedì 27 marzo
Locandina
Giovedì 27 marzo 2025, alle ore 09.30, presso il plesso
scolastico "G. Guarino" in Via Cap. Basile a Favara, si terrà la
presentazione del libro "Muzzicuna" di Aristotele Cuffaro.
L'iniziativa, promossa dall'Istituto Comprensivo "Andrea Camilleri" e
dal Centro artistico culturale editoriale "Renato Guttuso", con il
patrocinio del Comune di Favara, vedrà la partecipazione di numerose
personalità di spicco della comunità locale.
(Locandina)
La presentazione del libro "Muzzicuna", una raccolta di poesie in siciliano
con traduzione a fronte, sarà un'opportunità per celebrare la cultura e la
lingua siciliana, durante la quale si alterneranno momenti di lettura,
interventi musicali e dialoghi con l'autore.
La mattinata si aprirà con i saluti di:
- Rosetta Morreale, Dirigente Scolastico dell'I.C. "A. Camilleri";
- Antonio Palumbo, Sindaco di Favara;
- Miriam Mignemi, Presidente del Consiglio Comunale di Favara;
- Lina Gucciardino, Presidente del Centro "Guttuso".
Seguiranno gli interventi di:
- Rosa Maria Montalbano, Docente;
- Antonio Liotta, Editore Medinova.
Le letture saranno a cura di Giusy Moscato e Rosa Maria Montalbano, mentre
gli interventi musicali saranno eseguiti da Graziano Mossuto e dagli alunni
dell'I.C. "A. Camilleri". Il dialogo con l'autore, Aristotele Cuffaro, sarà
condotto da Giuseppe Piscopo.
La cittadinanza è invitata a partecipare a questo appuntamento culturale nel
quale celebrare la cultura e le tradizione siciliana.
Aristotele Cuffaro è un autore siciliano che con la sua opera "Muzzicuna" si
propone di valorizzare la lingua e la cultura della sua terra. La raccolta
di poesie offre uno spaccato della vita e delle tradizioni siciliane, con
uno sguardo attento alla realtà contemporanea.
Medinova è la casa editrice che ha pubblicato "Muzzicuna", impegnata nella
promozione della cultura e della letteratura siciliana.
Agrigento.
Omaggio al M° Michele Lizzi, a 53 anni dalla scomparsa; giovedì 20 marzo
Locandina
Il Circolo Culturale Empedocleo, in collaborazione con la Società
Agrigentina di Storia Patria, presenta una serata dedicata al M°
Michele Lizzi, compositore agrigentino scomparso nel 1972. La
manifestazione, intitolata "Serata Lizzi", si terrà giovedì 20
marzo 2025 alle ore 18.15 presso la sede del Circolo, in via Atenea
335 ad Agrigento.
(Locandina)
La serata vuole celebrare la figura di Michele Lizzi, musicista e umanista,
attraverso l'esecuzione di brani per pianoforte e da camera, e l'analisi del
suo rapporto con le fonti letterarie. Nato ad Agrigento nel 1915, Lizzi ha
lasciato un'impronta significativa nel panorama musicale del Novecento, pur
essendo scomparso prematuramente a Messina nel 1972.
La serata prevede gli interventi di Gaspare Agnello, Rita Capodicasa,
Giovanni Gallo, Calogero Brunetto, Jole Pinto e Michele Salvatore, che
approfondiranno diversi aspetti della vita e dell'opera di Lizzi.
L'ideazione artistica dell'evento è curata da Rita Capodicasa.
L'appuntamento - ad ingresso libero - rappresenta un momento in cui
riscoprire e valorizzare il patrimonio musicale di Michele Lizzi, figura di
spicco della cultura agrigentina. La serata si inserisce nel solco delle
iniziative promosse dal Circolo Culturale Empedocleo e dalla Società
Agrigentina di Storia Patria, volte a preservare e diffondere la memoria
storica e culturale del territorio.
Politica.
L'on. Decio Terrana: "Il dott. Ugo Tagliareni nominato responsabile
politiche economiche e finanziare dell'UDC"
Foto di gruppo
Il Coordinatore politico dell’UDC in Sicilia, on. Decio Terrana,
sentito il parere favorevole del segretario nazionale on. Lorenzo Cesa, ha
comunicato la nomina a
responsabile regionale per le politiche economiche e finanziarie dell’UDC in
Sicilia del dott. Ugo Tagliareni.
Il dottore commercialista e revisore legale di Bagheria, è esperto in
diritto societario e gestione crisi d’impresa, perito bancario e societario,
con grande esperienza nella gestione aziendale amministrativa, contabile e
fiscale e come amministratore giudiziario.
“Sono entusiasta nel comunicare il nuovo responsabile regionale per le
politiche economiche e finanziarie - dichiara il l'on. Decio Terrana -.
Stiamo investendo davvero tanto su professionalità di spessore in tutto il
territorio siciliano e con la nomina del dott. Tagliareni andiamo a
investire su un settore, quello economico, da sempre in difficoltà nel
territorio siciliano. Sono certo che il neo responsabile regionale sarà
fondamentale nella crescita del nostro partito, con proposte dedicate a
migliorare la situazione economica e finanziaria della nostra regione”.
Verso le 2 del pomeriggio a casa di Giuseppe
la situazione precipitò. Maria aveva forti dolori.
La za' Teresina, madre di Giuseppe, e Assunta, la sorella di Maria,
le facevano compagnia perché il marito era andato a lavorare.
La mattinata era passata. Si erano alternati momenti in cui il dolore era
più forte ad altri in cui era più leggero.
Ma ora bisognava intervenire, le doglie erano sempre più frequenti e la
donna soffriva parecchio. “Assuntì,va a chiamari 'a mammana! Curri lesta, fa veloci!”disse a za’ Teresina
guardando la ragazza negli occhi.
Assuntina uscì di casa e senza perdere tempo, si lanciò in una corsa
forsennata. Percorse velocemente tutta la strada, arrivò a casa di 'a
mammana, bussò e aprì qualcuno.
Fece appena in tempo a dire “Maria sta mali” che subito a za’
Minica prese la sciallina, se la mise sulle spalle ed andarono di
corsa.
A za’ Minica era una donna sui
cinquant’anni alta, robusta, con i lineamenti del viso molto marcati e un
tono di voce deciso. Era sposata, aveva quattro figli e in paese aveva fatto
partorire tante donne. Era originaria della provincia di Napoli e si era
trasferita in Sicilia da più di vent’anni.
Per lei era quasi una missione aiutare le donne nel momento del parto.
Arrivarono subito a casa di Giuseppe, entrarono e trovarono Maria seduta su
una sedia che si dimenava dal dolore. “Mo liberamo sto tavolo ca serve, e po’ ce vole nu lenzuolo, du
asciugamani, e du vacili”, disse a za’ Minica. Nel frattempo che Assuntina era andata a chiamare 'a mammana, la
madre di Giuseppe aveva acceso il focolare e messo a scaldare dell’acqua.
Lei, che di figli ne aveva avuti cinque, sapeva come andavano le cose in
quei momenti.
Distesero il lenzuolo sopra il tavolo, misero un cuscino sotto la testa
della partoriente e la fecero sdraiare con le gambe divaricate.
Assuntina asciugava la fronte della sorella che grondava di sudore freddo,
mentre 'a za’ Teresina faceva quello che le diceva 'a za’ Minica. “Respira e spinge forte, dai, dai” gridò 'a mammana con
tutto il fiato che aveva in gola.
“Inspira e po quando espiri, spinge forte, accussì. Chiù forte! Chiù
forte ancora. Accussì, accussì, brava! brava!”.
Poi la mammana mise le mani sopra la pancia della partoriente e ogni
qualvolta Maria espirava lei gliela pressava con energia per favorire
l’espulsione.
“Forza, dai, ancora, spingi, più forte”. Queste erano le
parole che 'a za’ Minica pronunciava a ritmo cadenzato e che si
sovrapponevano ai lamenti, alle grida di Maria.
Dopo alcuni minuti la spasmodica attesa stava per finire. La creatura che
Maria per nove mesi aveva portato in grembo stava per venire alla luce. La mammana, con estrema delicatezza, afferrò la testolina di quel
minuscolo essere, lo tirò fuori, poi lo prese per i piedi, lo mise a testa
in giù e con la mano diede un colpetto alle spalle.
Fu il vagito che diede fine a quell’estenuante fatica. Era nata una bella
bambina.
Gli uomini e le donne avevano finito di raccogliere le mandorle.
La serra di la barunissa era
colorata dai riflessi arancioni del sole che stava per tramontare.
Era una montagna maestosa. In cima c’era una grande roccia e nelle sue
pendici si vedevano da lontano i buchi delle grotte.
Qualcuno diceva che quella montagna aveva origini preistoriche. Spesso si
vedevano i cacciatori che con cani e frietti andavano a caccia.
Ma il suo nome, nella memoria collettiva, richiamava la vicenda della
baronessa di Carini, sposata con Vincenzo La Grua Talamanca i cui eredi
avevano governato il ducato di Grotte, intorno al 1648.
Da lì si vedeva tutta la pianura che nella stagione estiva era di un colore
giallastro. “Carricamu sti sacchi e purtamuli a casina” ordinò u mitatieri. Giuseppe caricò uno alla volta quei sacchi sulle spalle, li mise in fila
sopra il carretto, poi si sedette sopra e partì.
Arrivato a destinazione si fermò nello spiazzale e scaricò tutti i sacchi.
Proprio in quell’istante vide uscire dalla porta del magazzino don Antò che
lo fulminò con uno sguardo. Sicuramente qualche ruffiano gli aveva riferito
quello che lui pensava sul sindacalista Firlisi.
Entrato nel magazzino vide che c’era un grande tavolo e attorno una
quindìcina di donne tutte intente a scrucchiulare la montagna di
mandorle che stava sopra.
Toglievano la scorcia e le riponevano in un grande contenitore, che
appena, pieno lo andavano a svuotare a terra nello spiazzale per farle
asciugare dal sole.
Giuseppe salì in groppa alla mula e si diresse verso la strada che portava
in paese.
Finalmente era arrivato. Percorse la via principale e imboccò la vaneddra
che portava a casa sua.
Fu proprio mentre che camminava che una donna anziana gridò appena lo vide:“Giusè
nasci! Nasci! È ’na beddra picciliddra!”.
L’uomo all’inizio non capiva cosa voleva dire. Poi capì: Maria aveva
partorito.
Scese dalla mula e si mise a correre tirando con sé l’animale per la corda.
Gli tremavano le gambe.
Quando arrivò a casa pianse di gioia mentre abbracciava la moglie e guardava
la neonata che, adagiata sulla culla, stava dormendo.
Chiesa.
Parrocchia Madonna del Carmelo: celebrazione regolare per le sante Messe
di domani
Chiesa Madonna del Carmelo
Celebrazioni regolari domani, domenica 16 marzo 2025 (II domenica di
Quaresima) nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Maria del Monte
Carmelo in Grotte.
A presiedere le liturgie tre figure sacerdotali di rilievo:
- alle 09.00 don Giuseppe Cumbo (Vicario generale);
- alle 11.30 don Calogero Putrone (Direttore del Centro diocesano
vocazioni);
- alle 18.00 don Lillo Argento (Decano del Capitolo dei canonici
della Cattedrale).
La santa Messa di oggi pomeriggio (sabato 15 marzo) verrà celebrata
da don Vincenzo Licata.
Carmelo Arnone
15 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Politica.
Realmonte: il sindaco Sabrina Lattuca decaduta; approvata la mozione di
sfiducia.
Sabrina Lattuca
Il Consiglio comunale di Realmonte, nella seduta di ieri venerdì 14
marzo 2025, ha posto fine anticipata al mandato del sindaco Sabrina
Lattuca, approvando la mozione di sfiducia presentata dall'opposizione.
La decisione, che segna una svolta politica significativa per il territorio,
è stata presa con 8 voti favorevoli su 11 consiglieri presenti (su un totale
di 12 membri); 3 hanno votato contro.
La mozione di sfiducia è stata motivata da una serie di contestazioni mosse
nei confronti del sindaco Lattuca, accusata di una gestione poco efficace e
di una mancanza di dialogo con il Consiglio comunale. I firmatari del
documento hanno evidenziato scelte amministrative non condivise, carenze
nella programmazione e nella gestione del territorio, oltre a una
progressiva rottura tra il sindaco e la maggioranza consiliare.
La crisi politica era palese da tempo, con un'Amministrazione sempre più
isolata, culminata nella decisione di formalizzare la sfiducia in Consiglio
comunale.
L'assenza di un solo consigliere su 12 non ha impedito il raggiungimento del
quorum necessario per la decadenza del primo cittadino.
Con l'approvazione della mozione, l'Amministrazione
Lattuca giunge al termine e il Comune di Realmonte verrà affidato a un
commissario prefettizio in attesa di nuove elezioni. Si tratta di un
avvenimento politico di rilievo per il territorio, che apre una fase di
incertezza amministrativa. I cittadini ora attendono di sapere chi guiderà
il Comune nei prossimi mesi e quali saranno le prospettive per il futuro.
Chiesa.
Oggi la traslazione delle spoglie del beato Rosario Angelo Livatino
Lapide
Oggi,
sabato 15 marzo 2025, la città di Canicattì sarà teatro di un evento
storico e di profonda spiritualità: la traslazione del corpo del Beato
Rosario Angelo Livatino, il giudice "ragazzino" ucciso dalla mafia nel
1990 e beatificato nel 2021. Per decisione dell'Arcidiocesi di Agrigento, in
collaborazione con il Comune di Canicattì, la salma del Beato sarà
trasferita dalla cappella di famiglia nel cimitero comunale alla
Chiesa di Santa Chiara, luogo designato per la sua venerazione.
(Lapide)
La
traslazione del corpo del Beato Livatino si svolgerà secondo un programma
articolato in tre fasi, nel rispetto delle disposizioni ecclesiastiche e
delle normative comunali:
- dal Cimitero alla Chiesa di San Diego; alle ore 14.00, nel
cimitero di Canicattì, in forma privata, l'arcivescovo Alessandro Damiano
presiederà un momento di preghiera, seguito dall'apertura del loculo e dalle
operazioni di trasferimento della salma. La cassa con il corpo del Beato
sarà posta su un mezzo di rappresentanza e, successivamente, su un carrello
processionale spinto a mano, per raggiungere la Chiesa di San Diego, dove
sarà accolta dai fedeli;
- dalla Chiesa di San Diego alla Chiesa di Santa Chiara; dopo una
breve preghiera comunitaria, avrà inizio il corteo pubblico lungo viale
Regina Margherita, con una sosta davanti alla casa natale del Beato, per poi
proseguire verso la Chiesa di Santa Chiara. Durante il corteo, i gruppi
parrocchiali guideranno l'animazione spirituale;
- nella Chiesa di Santa Chiara; all'arrivo della salma, si terrà un
momento di preghiera, durante il quale i membri del tribunale ecclesiastico
presteranno giuramento per la ricognizione canonica. Successivamente, si
svolgerà la fase privata della ricognizione.
L'Arcidiocesi di Agrigento ha invitato tutta la comunità ecclesiale a
partecipare alla processione, rendendo grazie per questo dono di grazia e
onorando la memoria di Rosario Angelo Livatino, un esempio di fede, coraggio
e integrità.
L'autorizzazione alla traslazione è stata concessa dal cardinale Marcello
Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi. La Regione Sicilia
ha stanziato 250mila euro per il rifacimento del manto stradale delle vie
interessate dal percorso della processione.
La chiesa di Santa Chiara diventerà un luogo di pellegrinaggio simbolico,
dove i fedeli potranno venerare le spoglie del giudice martire.
Questo evento rappresenta un momento di grande significato per la città di
Canicattì e per tutta la Chiesa, un'occasione per riflettere sull'eredità di
un uomo che ha sacrificato la propria vita per la giustizia e la fede.
Carmelo Arnone
15 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Iniziative.
"Donne in prima linea": grande partecipazione alla
manifestazione dell'on. Marchetta
Relatrici
Locandina
Grande partecipazione ieri, venerdì 15 marzo 2025, alla manifestazione
"Donne in prima linea" organizzata dall'on. Rosellina Marchetta presso
l'Hotel Akrabello del Villaggio Mosè (AG). Sala piena e tanto entusiasmo per
l’appuntamento dedicato alle donne impegnate in politica, nel lavoro e nel
sociale con diverse testimonianze.
(Relatrici)
Nel corso della manifestazione sono intervenute:
- dott.ssa Morreale Antonella, Presidente dell'Associazione "Arcobaleno";
- dott.ssa Carmela Matteliano, Psicologa e Psicoterapeuta;
- dott.ssa Emilia Di Piazza, Giornalista;
- dott.ssa Carmelina Severino, Presidente Regionale del "Centro Italiano
Femminile";
- dott.ssa Maria Concetta Domilici, Presidente Regionale di "FederVita
Sicilia";
- dott.ssa Dhebora Mirabelli, Presidente di "Confapi Sicilia";
- dott.ssa Valentina Parisi, Esperta in economia circolare e sostenibilità
del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Hanno portato i saluti anche Mary Bellomo e Giusy Scirè, in rappresentanza
del comitato abbattimento barriere architettoniche, portando i saluti del
presidente Giuseppe Battistoni e della presidente Viktoriya Prokopovych.
Ha concluso il convegno l’on. Rosellina Marchetta, che ha raccontato la sua
esperienza di Deputato Segretario all’ARS, facendo particolare riferimento
agli obiettivi raggiunti, ai ddl proposti, alle varie interrogazioni
presentate ed ai vari aspetti dell’attività di Parlamentare concludendo
così: “La presenza femminile nelle istituzioni, nei ruoli di leadership
ed in politica è ancora troppo esigua e certamente con numeri nettamente
minori rispetto agli uomini. Eventi come questo devono essere utili per
motivare tante donne ad investire sulle proprie capacità ed a cimentarsi
nella vita pubblica e sociale. Mai come adesso la nostra Società richiede
l’impegno e la partecipazione delle donne”.
Giustizia.
Annullata intimazione di pagamento da 300.000 euro; vittoria legale
dell'avv. Nino Caltagirone
Avv. Caltagirone
Una battaglia legale si è conclusa con un importante successo per un
contribuente, grazie all'intervento dell'avvocato Nino Caltagirone. La Corte di Giustizia Tributaria di Agrigento ha annullato un'intimazione
di pagamento emessa dall'Agenzia Entrate Riscossione, che ammontava a circa
300.000,00 euro.
La vicenda ha avuto origine dalla notifica di un'intimazione di pagamento
per tributi vari, tra cui IRPEF e IVA, oltre a sanzioni e interessi, per un
totale di circa 300.000,00 euro.
L'avvocato Caltagirone ha tempestivamente impugnato l'atto dinanzi alla
Corte di Giustizia Tributaria di Agrigento, che ha accolto integralmente il
ricorso, annullando l'intimazione e condannando l'Agenzia delle Entrate al
pagamento delle spese processuali.
"Pagare le imposte è un dovere, ma pagare il giusto è un diritto",
ha dichiarato l'avvocato Caltagirone, sottolineando l'importanza di
tutelare i diritti dei contribuenti e di garantire che le richieste
dell'Agenzia delle Entrate siano sempre legittime e fondate.
Questo caso rappresenta un importante precedente per i contribuenti che si
trovano a dover affrontare richieste di pagamento ritenute ingiuste.
La sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di Agrigento conferma
l'importanza del ruolo dei professionisti legali nella tutela dei diritti
dei cittadini e nel garantire un sistema fiscale equo e trasparente.
Comune.
Grotte si prepara a rivivere la magia del Cine-Teatro "Antonio Liotta"
Sala
Ingresso
Dal palco
Dopo un periodo di chiusura per lavori di ristrutturazione, il
Cine-Teatro "Antonio Liotta" di Grotte si appresta a riaprire i battenti,
pronto ad accogliere nuovamente la comunità locale. L'annuncio, accompagnato
dalle prime immagini del rinnovato spazio, ha suscitato grande entusiasmo
tra i cittadini, che hanno espresso la loro gioia e i loro ricordi legati a
questo luogo simbolo della vita culturale del paese.
(La sala del Cine-Teatro)
"Rivive il Cine-Teatro Antonio Liotta", ha dichiarato il sindaco
Alfonso Provvidenza, sottolineando l'importanza dell'intervento,
finanziato dalla Regione Siciliana con la compartecipazione del Comune di
Grotte; "Ci stiamo preparando per la riapertura: sarà una festa per tutta
la nostra comunità".
L'assessore alla Cultura, Annamaria Todaro, ha condiviso l'entusiasmo
del Sindaco, evidenziando il valore culturale e sociale del Cine-Teatro.
La notizia della riapertura ha risvegliato nei cittadini di Grotte un fiume
di ricordi e di emozioni.
(Ingresso)
Ersilia Morgante ha espresso la sua felicità, rievocando "quanti
cari ricordi della nostra infanzia: cinema, danza, canto, il bellissimo
festival del bambino". Ida Agnello ha definito la riapertura "un
sogno che si realizza", ripercorrendo gli anni dell'adolescenza
trascorsi tra le mura del Cine-Teatro; "Voglio esserci alla festa di
inaugurazione", ha dichiarato, ringraziando l'amministrazione per aver
recuperato "tale bene culturale così importante per la crescita del paese". Valentina Morgante ha espresso la sua gioia nel poter tornare a
frequentare questo "piccolo posto in cui molti di noi hanno tanti ricordi",
pur manifestando il rammarico per la mancanza della tribuna. Maria
Lombardo ha condiviso i suoi "tanti bei ricordi in questo posto, dove
lo vedevo sempre spettacolare, un pezzo di storia del nostro paese".
(La sala vista dal palco)
Nino Vassallo ha paragonato il Cine-Teatro al "Nuovo Cinema Paradiso"
di Tornatore, sottolineando come "quelli della mia generazione hanno
vissuto una parte della loro vita in quel cinema".
La riapertura del Cine-Teatro "Antonio Liotta" rappresenta un importante
traguardo per la comunità di Grotte, che potrà tornare a fruire di uno
spazio dedicato alla cultura, all'intrattenimento e all'incontro. Un luogo
dove le generazioni si incontrano e si confrontano, dove i ricordi si
intrecciano con il presente e dove il futuro si costruisce insieme.
Carmelo Arnone
14 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Spettacolo. Il Laboratorio Teatrale "Luchino
Visconti" con "La Giornata
della Donna"
Guarda il video
Locandina
Domenica 9 marzo 2025, alle ore 18.00, presso l'atrio del Palazzo municipale
di Grotte, il Laboratorio Teatrale "Luchino Visconti" ha presentato
uno spettacolo dedicato alla figura femminile. Dopo i saluti del sindaco
Alfonso Provvidenza, del presidente del Consiglio comunale Angelo
Carlisi e del regista Salvatore Bellavia è iniziato lo spettacolo (guarda
il video).
Comune. Grotte, strade rinnovate: completati i
lavori su diverse arterie cittadine
Via Gen. Dalla Chiesa
Via Rosario Livatino
Importanti interventi di
riqualificazione stradale sono stati portati a termine nel comune di Grotte,
grazie ai finanziamenti dell'Assessorato alle Infrastrutture della Regione
Siciliana. Il termine dei lavori, che hanno interessato diverse arterie
cittadine, è stato accolto con grande soddisfazione dall'Amministrazione
comunale e dai cittadini.
(Via Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa)
Tra gli interventi più significativi,
spicca il completamento dei lavori sulla Via Generale Carlo Alberto Dalla
Chiesa, un'arteria fondamentale che collega il cimitero alla rotonda del
"Casotto". Questo intervento ha permesso di rinnovare completamente il manto
stradale, migliorando la sicurezza e la fluidità del traffico.
Oltre alla Via Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sono stati completati i
lavori di riqualificazione di diversi tratti di Via Piersanti Mattarella,
Via Aldo Moro e Via Rosario Livatino.
(Via Rosario Livatino)
Anche in queste zone, gli interventi
hanno riguardato il rifacimento del manto stradale e la messa in sicurezza
di alcuni tratti.
Il sindaco Alfonso Provvidenza ha espresso la sua soddisfazione per
la conclusione dei lavori, ringraziando la ditta PAM per l'ottimo lavoro
svolto e l'ufficio tecnico comunale per la progettazione. Il Sindaco ha
inoltre annunciato l'arrivo di ulteriori finanziamenti, che
permetteranno di proseguire con la manutenzione delle strade cittadine.
Questi interventi rappresentano un importante passo avanti per la sicurezza
stradale e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini di
Grotte. L'amministrazione comunale prosegue il suo impegno nel ricercare,
ottenere e impiegare fondi per garantire strade sicure e ben tenute,
fondamentali per la mobilità e lo sviluppo del territorio.
Attualità.
"I miliardari dominano la politica, le informazioni, il governo e le
nostre vite"; di Bernie Sanders
Bernard Sanders
Bernard Sanders (detto Bernie), è un senatore statunitense per lo stato del
Vermont, Di seguito il suo recente intervento al Senato USA.
*****
"Non mi capita spesso di ringraziare Elon Musk, ma ha fatto un lavoro
eccezionale nel dimostrare un punto che sosteniamo da anni: viviamo
in una società oligarchica in cui i miliardari non solo dominano la
politica e le informazioni che consumiamo, ma anche il nostro governo e
le nostre vite economiche.
E oggi questo è più evidente che mai.
(Bernard
Sanders)
Ma dato il clamore e l’attenzione che il signor Musk sta
ricevendo nelle ultime settimane mentre smantella illegalmente e
incostituzionalmente le agenzie governative, mi sembra il momento
giusto per porre una domanda che i media e la maggior parte dei politici
evitano: cosa vogliono davvero lui e gli altri multimiliardari?
Qual è il loro obiettivo finale?
A mio avviso, ciò per cui Musk e chi gli sta attorno stanno lottando con
tanta aggressività non è qualcosa di nuovo, né di complesso. È ciò che
le classi dominanti hanno sempre desiderato e creduto fosse loro di
diritto: più potere, più controllo, più ricchezza.
E non vogliono che le persone comuni e la democrazia intralcino il
loro cammino.
Elon Musk e i suoi colleghi oligarchi vedono il governo e le leggi
semplicemente come ostacoli ai loro interessi e a ciò che ritengono di
meritare.
Nell’America prerivoluzionaria, la classe dominante governava attraverso
il “diritto divino dei re”, la convinzione che il re d’Inghilterra fosse
un agente di Dio, e quindi non dovesse essere messo in discussione.
Oggi, gli oligarchi credono che, in quanto padroni della tecnologia e
“individui dall’intelligenza superiore”, abbiano il diritto assoluto di
governare. In altre parole, sono i re dei nostri tempi.
E non si tratta solo di potere. È una questione di ricchezza
sconfinata. Oggi, Musk, Bezos e Zuckerberg hanno una ricchezza combinata di 903
miliardi di dollari, più di quanto possieda la metà più povera della
società americana - 170 milioni di persone. Dall’elezione di Trump, incredibilmente, la loro ricchezza è esplosa.
Elon Musk è diventato 138 miliardi di dollari più ricco, Zuckerberg 49
miliardi più ricco e Bezos 28 miliardi più ricco. Sommando il tutto, i
tre uomini più ricchi d’America hanno accumulato 215 miliardi di dollari
in più dal giorno delle elezioni.
Nel frattempo, mentre i ricchi diventano sempre più ricchi, il 60% degli
americani vive di stipendio in stipendio, 85 milioni non hanno
un’assicurazione sanitaria adeguata, il 25% degli anziani cerca di
sopravvivere con meno di 15.000 dollari all’anno, 800.000 persone sono
senzatetto e gli Stati Uniti hanno uno dei tassi di povertà infantile
più alti tra i paesi avanzati.
Pensate che gli oligarchi si preoccupino di queste persone? Credetemi,
non lo fanno.
La decisione di Musk di smantellare l’USAID significa che migliaia di
persone tra le più povere del mondo soffriranno la fame o moriranno per
malattie prevenibili.
Non si tratta solo di quello che accade all’estero. Anche negli Stati
Uniti attaccheranno presto i programmi per la sanità, la nutrizione,
l’edilizia abitativa e l’istruzione che proteggono i più vulnerabili
- così che il Congresso possa garantire enormi sgravi fiscali a loro
e agli altri miliardari.
Come re moderni, convinti di avere il diritto assoluto di governare,
non esiteranno a sacrificare il benessere delle persone comuni per
difendere i propri privilegi.
Inoltre, utilizzeranno i giganteschi mezzi di comunicazione che
possiedono per distogliere l’attenzione dagli effetti delle loro
politiche, mentre ci “intrattengono fino alla morte”. Mentiranno, mentiranno e mentiranno. Continueranno a spendere
enormi somme di denaro per comprare politici di entrambi i
principali partiti.
Stanno conducendo una guerra contro la classe lavoratrice di questo
Paese, e hanno tutta l’intenzione di vincerla.
Non vi prenderò in giro: i problemi che affrontiamo oggi sono gravi e
non facili da risolvere. L’economia è truccata, il nostro sistema di
finanziamento delle campagne elettorali è corrotto e stiamo lottando per
affrontare il cambiamento climatico - tra molte altre sfide.
Ma so una cosa: la più grande paura della classe dirigente in questo
Paese è che gli americani - neri, bianchi, latini, delle città e delle
campagne, gay e etero - si uniscano per chiedere un governo che
rappresenti tutti noi, non solo una ristretta élite di ricchi.
Il loro incubo è che noi non ci lasciamo dividere in base alla razza,
alla religione, all’orientamento sessuale o alla nazionalità d’origine e
che, insieme, troviamo il coraggio di sfidarli.
Sarà facile? Ovviamente no.
La classe dominante di questo Paese vi ricorderà costantemente che ha
tutto il potere. Controllano il governo, possiedono i media. “Volete
affrontarci? Buona fortuna,” diranno. “Non c’è nulla che possiate fare.”
Ma il nostro compito oggi è non dimenticare le grandi lotte e i
sacrifici che milioni di persone hanno fatto nel corso della storia per
costruire una società più democratica, giusta e umana:
- Rovesciare il Re d’Inghilterra per creare una nuova nazione e
l’autogoverno. Impossibile.
- Garantire il suffragio universale. Impossibile.
- Porre fine alla schiavitù e alla segregazione. Impossibile.
- Dare ai lavoratori il diritto di formare sindacati e abolire il lavoro
minorile. Impossibile.
- Garantire alle donne il controllo sul proprio corpo. Impossibile.
- Approvare leggi per creare la Previdenza Sociale, Medicare, Medicaid,
il salario minimo, standard per l’aria pulita e l’acqua pulita.
Impossibile.
In questi tempi difficili, la disperazione non è un’opzione.
Dobbiamo combattere con ogni mezzo possibile.
Dobbiamo impegnarci nel processo politico: candidarci, connetterci con i
nostri legislatori locali, statali e federali, donare a candidati che
difendono la classe lavoratrice di questo Paese.
Dobbiamo creare nuovi canali di comunicazione e condivisione delle
informazioni. Dobbiamo fare volontariato non solo in politica, ma
anche per costruire comunità a livello locale.
Qualsiasi cosa possiamo fare, dobbiamo farla.
Inutile dire che io farò la mia parte - sia all’interno del Congresso
che viaggiando per il Paese - per difendere la classe lavoratrice
americana.
Nei prossimi giorni, settimane e mesi, spero che vi unirete a me in
questa lotta.
In solidarietà,
Bernie Sanders".
Giustizia.
Tempesta senza precedenti sulla Cassazione, cuore pulsante della
giustizia italiana
La Legge è uguale per tutti
Comunicato stampa
Una tempesta senza precedenti si abbatte sulla Cassazione, il cuore pulsante
della giustizia italiana.
Per la prima volta dalla sua istituzione nel 1959, il Consiglio
Superiore della Magistratura (CSM) si trova costretto a intervenire a
tutela dei magistrati delle Sezioni Unite civili della Cassazione.
Questi giudici, custodi del diritto civile, sono stati travolti da un'ondata
di critiche feroci, a seguito di una loro ordinanza sul caso Diciotti.
(Comunicato stampa)
L'ordinanza, considerata "politica" dal ministro della Giustizia Carlo
Nordio, ha scatenato una reazione violenta da parte del governo; un
attacco senza precedenti. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha
alimentato il risentimento popolare, paventando un esborso di denaro
pubblico a favore dei migranti.
La Prima Presidente della Corte Suprema di Cassazione, Margherita Cassano,
ha immediatamente preso posizione, denunciando gli "insulti inaccettabili"
rivolti ai suoi colleghi. Anche la giudice Gabriella Luccioli, nota per la
sentenza sul caso Englaro, ha espresso la sua profonda delusione nei
confronti del ministro Nordio, ricordandogli il suo passato da
magistrato. L'attacco alle Sezioni Unite rappresenta un'escalation senza precedenti
contro la magistratura. Un clima avvelenato, alimentato da dichiarazioni
incendiarie e accuse di parzialità, che rischia di minare la fiducia dei
cittadini nella giustizia.
Politica.
Realmonte: l'avv. Maria Pilato nominata vicesindaco
Avv. Maria Pilato
Con la determina sindacale n. 9 di oggi, 12 marzo 2025, il Sindaco del
Comune di Realmonte, Santina Lattuca,
ha nominato l'avv. Maria Pilato assessore comunale e le ha assegnato
la delega di vicesindaco.
L'Avv. Pilato ha depositato la dichiarazione personale, in ordine al
possesso dei requisiti di legge, all’inesistenza di cause di ineleggibilità
ed incompatibilità, all’inesistenza di ipotesi ostative all’esercizio della
carica.
La nomina dell'avv. Pilato a Vicesindaco è un importante passo per
l'amministrazione comunale di Realmonte. Maria Pilato, avvocato civilista e
cassazionista, è una figura nuova nel panorama politico locale. La nomina
dell'Avv. Pilato a Vicesindaco apre nuove prospettive per il Comune di
Realmonte del quale il mandato amministrativo scade nel 2026.
Carmelo Arnone
12 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Attualità.
"Le due aggressioni"; di Raniero
La Valle
Raniero La Valle
Raniero La
Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire
d’Italia» e più volte parlamentare.
*****
Forse è arrivato ora, in questi primi mesi del 2025, quel “cambiamento
d’epoca” che papa Francesco aveva evocato in un profetico discorso alla
Curia romana per il Natale 2019.
Con la conversione ad U della politica americana ad opera di Trump, a
cominciare dai rapporti con la Russia, tutti i discorsi che continuano i
discorsi di prima, che usano le categorie di giudizio usate finora, che
sbandierano le bandiere già sventolate, appaiono privi di senso, prima
ancora che di consapevolezza storica.
Ciò si verifica prima di tutto in Europa, i cui governanti sembrano
impazziti, da Macron che promette gentilmente di mettere a disposizione
la sua force de frappe nucleare, a sir Keir Starmer che l’“Economist”
e “Repubblica” celebrano come il nuovo Churchill perché proprio lui, che
è uscito dall’Europa, dovrà guidare di nuovo l’Europa alla vittoria, a
Ursula von der Leyen che indice la campagna europea per la “pace
attraverso la forza” e chiede agli Stati dell’Unione i soldi per le
armi, come una volta si indicevano le Crociate e si chiedeva alle
Potenze cristiane di finanziarle, benché il cambiamento consista
precisamente nel fatto che, come diceva il Papa, “non siamo più in
quell’epoca. È passata. Non siamo nella cristianità, non più”.
Dunque, la prima operazione da fare sarebbe di rimettere le cose a
posto.
Per esempio riguardo alla questione da cui oggi dipende tutto il resto:
la questione del discernimento tra aggressore e aggredito.
Si deve partire da una verità finora non ammessa, ma ormai acquisita:
tutti hanno detto che avendo l’America di Trump tolto all’Ucraina il
supporto della sua “Intelligence” e le sue armi, l’Ucraina non
poteva più difendersi e quindi continuare la guerra senza subire una
clamorosa sconfitta, mentre ora che, dopo Gedda, Trump ha revocato lo
stop agli aiuti, la guerra può riprendere.
Ciò vuol dire che la vera guerra, a parte il sangue dei caduti,
era l’America a farla, era lei che dirigeva e controllava
tutte le operazioni, oltre che metterci dollari ed armi, ragione per
cui la guerra è durata tre anni, nonostante lo scarto di potenza tra i
due nemici ufficiali, Ucraina e Russia.
Ma gli Stati Uniti non erano stati aggrediti dalla Russia; dunque se
erano e sono anche adesso loro a fare la guerra alla Russia, si
scambiano le parti, e anche la Russia figura per aggredita, come
del resto ha sempre sostenuto giustificando la sua guerra con la
minaccia della NATO ai suoi confini, e come il prof. Sachs ha
documentato nel suo discorso al Parlamento europeo.
Allora non si capisce perché nel momento in cui l’America di Trump vuole
ritirarsi dalla guerra e spinge Zelensky a fare altrettanto, non ci si
rallegra per la fine dell’aggressione americana, e della NATO al
seguito, così come giustamente si depreca l’aggressione russa.
Questa è la ragione per cui, checché ne pensino i fautori della vittoria
dell’Ucraina e della sconfitta della Russia, a cominciare
dall’improbabile Europa di Ursula von der Leyen, questa guerra deve e
può finire subito.
Del resto ciò conferma la teoria (di René Girard, e non solo) secondo
cui la guerra è sempre una guerra dei doppi, amici e nemici sono
eguali, si rassomigliano fino a confondersi, e la pace consiste nel
cessare le rispettive, e in questo caso conclamate, reciproche
aggressioni.
Ma a questo punto si pone il vero problema, che sarebbe una follia non
affrontare subito: che mondo, se quello di prima finisce,
vogliamo fare? Ossia qual è il nostro futuro?
È questo il vero problema politico dell’Europa, e in ogni caso qui, da
noi, per l’Italia.
E bisognerebbe smetterla di inventarsi il Nemico per eccellenza, la
Russia, cioè non si può continuare a rimpiangere il muro di Berlino,
i capi europei dovrebbero rassegnarsi al fatto che la guerra fredda è
finita.
Di questo, d’ora in poi, dovremo discutere. Il mondo da fare non è più il mondo di cui una sola Potenza, o un
sistema di Potenze (come la NATO, o “l’Occidente”) pretenda il
dominio, ma è un mondo finalmente multipolare, dove l’India abbia la
stessa dignità degli Stati Uniti, e il Brasile della Russia; e prima di
tutto non ci siano scempi come quelli di Gaza, della Cisgiordania, della
Siria, del Congo.
Università.
Auguri alla dott.ssa Clarissa Vella, per la sua Laurea
Dott.ssa Clarissa Vella
Una giornata memorabile
per Clarissa Vella, che oggi - martedì 11 marzo 2025 - ha conseguito
la laurea in Economia e Amministrazione Aziendale presso l'Università
degli Studi di Palermo, ottenendo il massimo dei voti, 110 su 110,
con lode. Un risultato brillante che corona un percorso di studi
impegnativo e ricco di soddisfazioni.
(Dott.ssa Clarissa Vella)
La neo dottoressa Vella, nel corso della sua
carriera accademica, ha studiato con passione e determinazione,
dimostrando una profonda conoscenza della materia e una spiccata capacità di
analisi. La commissione di laurea ha espresso unanime apprezzamento per il
suo lavoro.
La notizia del brillante risultato di Clarissa ha suscitato grande gioia e
orgoglio in tutta la sua famiglia: la sorella Jasmeene, la mamma
Barbara, il fidanzato Natale e il cognato Calogero si sono
uniti in un caloroso abbraccio per festeggiare questo importante traguardo.
"Siamo immensamente orgogliosi di Clarissa - ha dichiarato la mamma
Barbara, visibilmente emozionata -, ha sempre dimostrato una grande
determinazione e una forte passione per lo studio. Questo risultato è il
giusto riconoscimento dei suoi sacrifici e del suo impegno".
Anche la sorella Jasmeene ha espresso la sua gioia: "Clarissa è un
esempio per tutti noi. La sua tenacia e la sua dedizione sono state
premiate. Le auguro un futuro ricco di successi".
Il fidanzato Natale e il cognato Calogero si sono uniti al coro di
congratulazioni, sottolineando le qualità umane e professionali di Clarissa.
La neo dottoressa Vella, visibilmente commossa, ha ringraziato la sua
famiglia per il sostegno costante e i suoi docenti per la guida preziosa. "Questo
traguardo è il punto di partenza per nuove sfide e nuovi obiettivi - ha
dichiarato Clarissa -, spero di poter mettere a frutto le competenze
acquisite durante gli anni universitari".
Alla dottoressa Clarissa Vella vanno i migliori auguri da parte di tutta la
redazione per un futuro ricco di soddisfazioni professionali e personali.
Comune.
Gita di un giorno a Siracusa e Ortigia; domande entro il 21 marzo
Locandina
Il Comune di Grotte organizza una gita di un giorno a Siracusa e Ortigia,
una possibilità per i cittadini di immergersi nella storia e nella bellezza
di questi luoghi incantevoli (scarica
il modulo di domanda). L'iniziativa, promossa dall'Amministrazione
Comunale, prevede un viaggio in pullman gran turismo per domenica 6
aprile 2025.
(Locandina)
La giornata sarà dedicata alla scoperta di Siracusa e, in particolare,
dell'isola di Ortigia, cuore storico della città; con percorsi da
effettuarsi a piedi.
Ortigia è un vero e proprio museo a cielo aperto, un luogo dove storia, arte
e cultura si fondono in un'armonia unica. L'isola, collegata alla terraferma
da due ponti, è un susseguirsi di vicoli pittoreschi, piazze eleganti e
monumenti di straordinaria bellezza.
Tra le tappe imperdibili della visita, spicca il Duomo di Siracusa,
un'imponente cattedrale costruita inglobando un tempio dorico. La Fonte
Aretusa, uno specchio d'acqua dolce che evoca il mito di Aretusa e Alfeo, è
un altro luogo simbolo di Ortigia. Il Castello Maniace, una fortezza
medievale che domina il porto, offre una vista mozzafiato sul mare.
Passeggiando per le vie di Ortigia, si possono ammirare palazzi barocchi,
chiese antiche e botteghe artigiane. La Piazza del Duomo, con la sua
scenografica architettura, è il cuore pulsante dell'isola. Il Teatro Greco,
situato nella zona archeologica di Siracusa, è uno dei teatri antichi meglio
conservati al mondo.
La gita è aperta a tutti i cittadini di età non inferiore a 55 anni.
Il Comune si farà carico del trasporto in pullman, della guida turistica e
del pranzo in un ristorante convenzionato. È prevista una quota di
partecipazione di 20 euro.
Le domande di partecipazione (scarica
il modulo di domanda) possono essere presentate entro il 21 marzo
2025 presso l'ufficio protocollo del Comune.
La gita a Siracusa e Ortigia sarà l'occasione per trascorrere una giornata
all'insegna della cultura, della storia e del divertimento; per scoprire le
bellezze della Sicilia e per socializzare con gli altri cittadini.
Informazioni utili:
- data: domenica 6 aprile 2025;
- destinazione: Siracusa e Ortigia;
- costo: 20 euro;
- requisiti: età non inferiore a 55 anni;
- scadenza domande: venerdì 21 marzo 2025;
- modalità di iscrizione: (scarica
il modulo di domanda) presentazione domande presso l'ufficio protocollo
del Comune.
Università.
La dott.ssa Maria Grazia Terrana relatrice in una Conferenza
internazionale in Messico
Maria Grazia Terrana
Locandina
Riconoscimento
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, l'Università di
Pedagogia Applicata di Allende, in Messico, ha ospitato il 7
marzo 2025 la conferenza internazionale online "Donne
co-educatrici in lotta alle cause della violenza". Tra le relatrici, la
dott.ssa Maria Grazia Terrana, laureata in Scienze Filosofiche presso
l'Università di Catania e titolare di un Dottorato di ricerca in Studi delle
Donne, Discorsi e Pratiche di Genere presso l'Università di Granada
(Spagna), ha offerto un contributo significativo.
(Riconoscimento)
L'appuntamento, organizzato in commemorazione dell'8 marzo, ha visto la
partecipazione di esperte e attiviste da diverse parti del mondo, unite
nell'obiettivo di riflettere e agire contro la violenza di genere.
L'Università di Pedagogia Applicata ha promosso l'iniziativa con l'intento
di onorare il ruolo fondamentale delle donne nella società e di promuovere
un dialogo costruttivo sulle strategie di prevenzione della violenza.
La Dott.ssa Terrana, insieme alla Rettrice dell'UPA, dott.ssa Olga Elizabeth
Martinez Treviño, ha condiviso le sue conoscenze e le sue ricerche sul tema
della co-educazione come strumento di lotta alle cause della violenza. Il
suo intervento ha messo in luce l'importanza di un approccio educativo che
coinvolga attivamente uomini e donne nella costruzione di una società più
equa e rispettosa.
Al termine della conferenza, la dott.ssa Terrana ha ricevuto un attestato
di riconoscimento per il suo prezioso contributo. Il Direttore Generale
dell'UPA, Ing. Joel Caleb Santos Martínez, ha espresso la gratitudine
dell'istituzione per l'impegno e la disponibilità della dott.ssa Terrana nel
condividere le sue competenze con la comunità educativa.
La conferenza "Donne co-educatrici in lotta alle cause della violenza" ha
rappresentato un importante momento di riflessione e di azione per la lotta
alla violenza di genere, ed ha voluto ribadire l'importanza di un impegno
collettivo e di una collaborazione internazionale per costruire un futuro in
cui la violenza non abbia più spazio.
Carmelo Arnone
10 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Iniziative.
La "Casa d'Arte Pina Mazzara" celebra la Donna: sabato 15 marzo
Locandina
L'associazione culturale "Casa d'Arte Pina Mazzara", all’interno
della personale di Pina Mazzara "Risvegliate, mai sopite", si prepara
a celebrare la Festa della Donna con un incontro speciale, un
connubio di arte, riflessioni, testimonianze e poesie. L'appuntamento è
fissato per sabato 15 marzo 2025 alle ore 19.00, presso la
sede dell'associazione in Via Santa Rita n° 7 a Grotte.
(Locandina)
La "Casa d'Arte Pina Mazzara" è un'associazione culturale che nasce con
l'obiettivo di promuovere l'arte e la cultura in tutte le sue forme.
L'associazione si propone come un punto di riferimento per artisti e
appassionati, offrendo uno "Spazio Creativo" dove poter esprimere il proprio
talento, condividere idee e partecipare a eventi culturali. Lo "Spazio
Creativo" è un luogo di incontro e di scambio, dove si organizzano mostre,
eventi, laboratori e corsi d'arte. L'associazione si impegna a valorizzare
il territorio e a creare sinergie con le istituzioni locali e le realtà
culturali del territorio Agrigentino.
L'appuntamento del 15 marzo è dedicato alla celebrazione della Donna, con un
programma ricco di contenuti: riflessioni (momenti di approfondimento sul
ruolo della donna nella società contemporanea), testimonianze (storie di
donne che hanno lasciato un segno nella storia o nella comunità), poesie
(versi che celebrano la bellezza, la forza e la sensibilità femminile).
La manifestazione vedrà la partecipazione di tre artisti:
- Mary Terrazzino: attrice, con una forte sensibilità per il mondo
femminile;
- Raissa Puma: performer, con uno stile originale e innovativo;
- Raffaele Bertolino: giovane musicista di talento.
L'ingresso è gratuito per i soci dell'associazione; la quota associativa
annuale è di euro 15,00.
L'appuntamento del 15 marzo rappresenta un'occasione per celebrare la Donna
attraverso l'arte e la cultura. La "Casa d'Arte Pina Mazzara" invita tutti a
partecipare a questa serata speciale, all'insegna della creatività. La
personale di Pina Mazzara "Risvegliate, mai sopite" continuerà dall’11 al 22
marzo 2025, e sarà visitabile dalle 16.30 alle 18.30.
Carmelo Arnone
10 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Pittura.
L'Arte come memoria: Antonella Cipolla con "Oltre il muro" al "Marrone
Day"
Antonella Cipolla
L'associazione "Il Giardino degli Artisti" ha lasciato un segno indelebile
al "Marrone Day", una giornata interamente dedicata a Calogero
Marrone, il favarese riconosciuto "Giusto tra le Nazioni". In un contesto di
profonda commozione, l'ex carcere Mandamentale di Favara ha ospitato
una mostra collettiva di straordinaria intensità, un tributo
artistico che ha ripercorso le pagine più oscure della storia umana:
l'Olocausto.
(Oltre il muro)
Tra le opere esposte, ha brillato con particolare forza espressiva il quadro
"Oltre il muro" della pittrice grottese Antonella Cipolla. Realizzato
con maestria attraverso la tecnica del pastello morbido su pastel card,
questo lavoro di dimensioni 40x60 cm ha catturato l'attenzione e l'anima dei
visitatori.
Antonella Cipolla, artista di grande sensibilità e talento, ha saputo
tradurre in immagini l'orrore e la disperazione dell'Olocausto, ma anche la
speranza e la resilienza dell'animo umano. "Sono orgogliosa di aver
partecipato, insieme al Giardino degli Artisti, al Marrone Day - ha
dichiarato l'Artista - con delle opere che spero possano far da cornice a
questo luogo di grande impatto emotivo e far conoscere al contempo
l'altruismo di Calogero Marrone, favarese di nascita, un 'Giusto tra le
nazioni' che ha contribuito a salvare la vita di tanti ebrei".
"Oltre il muro" è un'opera che parla al cuore, un grido silenzioso che
denuncia l'ingiustizia e la violenza, ma che allo stesso tempo celebra la
forza interiore di chi ha saputo resistere. "Ho intitolato la mia opera
'Oltre il muro' - ha spiegato la Pittrice - perché oltre il muro
della vergogna si vede lo squarcio di una agognata normalità che lascia
impassibile lo sguardo di una donna che nel lager è stata privata anche
della speranza in un futuro migliore".
La mostra, aperta al pubblico fino al 16 marzo (dal lunedì al
venerdì, dalle 16.00
alle 19.30),
ha
offerto un'occasione unica per riflettere sulla storia e per rendere
omaggio a Calogero Marrone, un uomo che ha incarnato i valori di coraggio e
umanità. Le opere rimarranno all’interno della struttura in maniera
permanente così da poter essere fruite anche in seguito. "Oltre il muro" di
Antonella Cipolla, con la sua carica emotiva e la sua profonda umanità,
continuerà a testimoniare l'importanza della memoria e il potere dell'arte
di superare le barriere del tempo e dello spazio.
Carmelo Arnone
10 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Chiesa.
Parrocchia Madonna del Carmelo: lunedì 10 e martedì 11, sante Messe alle
18.00
Chiesa Madonna del Carmelo
Celebrazioni regolari oggi, domenica 9 marzo 2025 (I domenica di
Quaresima) nella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Maria del Monte
Carmelo in Grotte.
A presiedere le liturgie tre figure sacerdotali di rilievo: il vicario
generale dell'Arcidiocesi don Giuseppe Cumbo (alle ore 09.00), il rettore
del Seminario arcivescovile don Stefano Nastasi (alle 11.30) e don Salvatore
Raso (alle 18.00). Regolari anche le celebrazioni delle sante Messe per i prossimi giorni:
- lunedì 10 marzo, alle ore 18.00, presiederà don Vincenzo Licata;
- martedì 11 marzo, alle ore 18.00, presiederà don Vincenzo Licata.
Carmelo Arnone
9 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Attualità.
"Dal flusso incontrollato di informazioni alla banalità del male"; di
Enzo Napoli
Spazzatura social
Enzo Napoli
L'acqua che esce da una sorgente è buona da
bere perché ha attraversato strati di rocce che l'hanno filtrata e
mineralizzata. Quella che scorre nei fiumi, anche se abbondante, trascina
con sé ogni rifiuto e quasi sempre è inquinata. Il flusso incontrollato di informazioni è come un ampio corso d'acqua
a cui ormai è facile attingere, ma che avvelena tutti.
(Social e spazzatura)
L'avvento dei social consente a chiunque di
immettere contenuti che, senza alcun filtro, raggiungono un numero sempre di
crescente di persone.
Non tutti hanno gli strumenti culturali per depurare e discernere quello che
vedono e ascoltano.
Per questo la spazzatura e gli escrementi stanno soffocando la civiltà
contemporanea.
I cosiddetti "digital creators", molti dei quali si sono arricchiti,
guadagnano a prescindere dalla qualità dei loro contenuti. False notizie, violenza, razzismo, trivialità di ogni genere,
incompetenza, persino l'apologia della mafia e del fascismo, vengono diffusi
a piene mani e catturano l'attenzione e spesso anche il consenso di
masse crescenti di utenti.
Non c'è censura che abbia il potere di arginare tale barbarie, anche perché
talvolta sono la barbarie, l'incompetenza e la trivialità a trasformarsi
in potere.
E quando il potere è solo quello del denaro e del capitale, che non
distingue il vero dal falso, il male dal bene, tra giusto e sbagliato, non
c'è da stare sereni. Le grandi tragedie dell'umanità sono state preparate dalla "banalità del
male" e non è affatto escluso che il male, che sta destrutturando ogni
conquista di civiltà del pensiero, stia preparando una catastrofe ancora più
grande di quelle del passato.
Probabilmente quella definitiva.
I fatti, i luoghi, i nomi dei personaggi
sono puramente inventati anche se si richiamano a fatti e avvenimenti
realmente accaduti.
Dopo aver percorso la stradina, che da casa sua andava verso il centro,
Giuseppe in poco tempo si ritrovò nel corso principale.
Andò velocemente, doveva incontrare alcuni contadini per parlare di quello
che avrebbero fatto l’indomani. Era una sera di fine agosto e soffiava un
leggero vento di tramontana.
Mentre andava si accorse che in giro c’era tanta gente, c’erano li
iurnatara alla ricerca di qualcuno che li assumesse, gente che rideva,
scherzava, e altri che passeggiavano da un estremo all’altro del corso.
L’uomo camminò in mezzo a tutta quella gente, arrivò in piazza, si guardò
intorno e vide che poco distante da lui c’erano due uomini; si avvicinò e
uno di loro gli disse: “Allura Giusè, dumani cuminciamu a
scutulari li miennuli di la serra di la barunissa, e dopo dumani chiddri di
donna fara”.
“Quanti siemu?”chiese
Giuseppe.
“Dieci uomini, più sei fimmini, e qualchi carusu.Mi raccumannu a li sei
in puntu s’accumencia”. “Va beni, ni vidiemu direttamente ncampagna”concluse
Giuseppe.
Da qualche giorno era cominciata la raccolta delle mandorle. La ciurma
solitamente era formata dagli uomini che con lunghi pintura
abbacchiavano, poi c’erano le donne e i bambini che raccoglievano le
mandorle cadute a terra.
Dopo aver stabilito il da farsi Giuseppe salutò i due e si avvio per
rientrare a casa. Nell’attraversare la piazza, senti che qualcuno stava
parlando al megafono.
Si girò, guardò meglio e vide che in un angolo, in fondo alla piazza, c’era
un palchetto e sopra due uomini che stavano tenendo un comizio.
Solo un piccolo gruppo, che stava vicino al palco, sosteneva l’oratore e
ogni tanto applaudiva.
Appena finì di parlare il primo uomo, prese la parola l’altro, aveva un tono
di voce abbastanza forte. Era sui 38 anni, alto, capelli neri e ricci, un
paio di baffi e degli occhiali. “Compagni, lavoratori, ascoltate. Volevo dirvi delle cose importanti.
Non è possibile che ancora nel 1960 gli operai devono sottostare ai ricatti
dei padroni. Non è possibile!
Bisogna ribellarsi. Reclamare i propri diritti. La paga, per diritto, deve
essere di tremila lire al giorno, le ore di lavoro devono essere otto.
Pretendete i vostri diritti!”.
Giuseppe si fermò un attimo, poi si diresse verso il palco e rimase ad
ascoltare.
Era un sindacalista, un certo Paolo Firlisi, della camera del lavoro di
Rocca Sicula.
“Eppure dovete sapere - continuò l’uomo - che questo vostro
paese, questo piccolo centro della provincia di Agrigento, alla fine
dell'Ottocento è stato protagonista del grande movimento dei Fasci dei
lavoratori. Un movimento che ha lottato tanto per migliorare le condizioni
di vita dei contadini e dei minatori”. Poi, alzando ancora di più la voce, aggiunse: “Dovete
essere orgogliosi di tutto questo. Ma non basta, dovete ribellarvi ai
padroni e pretendere i vostri diritti”. Dal gruppo di persone che stava davanti al palco parti un grosso
applauso che in breve tempo contagiò anche quelli che si trovavano più
lontano.
Anche Giuseppe accennò un timido applauso, poi si guardò intorno, mise le
mani in tasca e a passo lesto ritornò a casa.
Si alzò che era ancora buio, tutta la notte non era riuscito a chiudere
occhio, Maria stava male: i dolori del parto cominciavano a farsi sentire.
Avrebbe voluto rimanere a casa quella mattina, stare a fianco della moglie,
sostenerla, ma non poteva, doveva andare a lavorare, lo aspettavano.
Scese giù nella stalla, sellò la mula, caricò li visazzi e partì.
Non c’era vento, le strade e i tetti delle case luccicavano, uno strato
sottile di rugiada era caduto durante la notte.
Dopo la calura dei giorni passati ora si cominciava a respirare, faceva più
fresco.
Mentre era in groppa alla mula pensò alle parole di quel sindacalista. Il
suo paese era stato sede di uno dei fasci dei lavoratori, ma tutto questo
non aveva lasciato segno. La rassegnazione, la paura, avevano preso il
sopravvento e i padroni continuavano a tenere tutti sotto il loro bastone.
Il mandorleto dove andarono quel giorno era di proprietà di don Antò. Erano
alberi che avevano molti anni, lo si capiva dalle dimensioni dei loro
tronchi.
I loro rami erano carichi di mandorle e bastava che qualcuno li colpisse con
dei bastoni perché venissero giù abbondanti e copiose. “Forza - urlò u
mitarieri - non perdiemu tiempo, tutti sti pianti oij l’ama finiri”.
Gli uomini presero li pintura e cominciarono a scutulari,
mentre le donne chine raccoglievano le mandorle e li mettevano dentro li
panara, che appena pieni venivano svuotati dentro i sacchi di iuta.
U mitatieri si era allontanato
quando uno del gruppo, un certo Totu, esordì ironicamente: “U
sintistivu ieri sira u comiziu 'a chiazza? Diciva chiddru ca la paga
giornaliera aviss'a essiri di trimilaliri”. “Chiacchiari su chiacchiari vacanti, furtunatu cu lu trova
tanticchia di travagliu” intervenne Luigi che stava accanto a lui. “Diciva c’ama pretenniri i nostri diritti - continuò Totu
-, e quali su i nostri diritti? Chiddri di muriri di fami?”. Giuseppe ascoltava in silenzio, poi intervenne: “U sindacalista
diciva a virità”. “Giusè, lassa perdiri, chissu fà la fini di Turiddru Carnevale”
concluse Totu.
Giuseppe era turbato perché in fondo sapeva che era giusto ribellarsi, ma
aveva paura.
Lui lo sapeva che i padroni trattavano tutti comu pezzi di pedi. Lui
che aveva visto morire Ciccio e aveva sperimentato sulla propria pelle la
prepotenza.
Le parole di quel sindacalista lo avevano messo in crisi. Vedeva in fondo al
tunnel uno spiraglio, ma bisognava agire.
Guardò le facce degli altri contadini e fu assalito da un dubbio: forse
stava esagerando. Forse era meglio che tutto rimanesse cosi com’era, in
fondo questo era il destino dei poveri e niente poteva cambiare.
Aveva paura di sbagliare. Paura che da un momento all’altro don Antò potesse
venirgli a dire: resta a casa non abbiamo bisogno di te; e questo lo faceva
stare male.
Proprio ora che da un momento all’altro doveva nascere l’altro figlio.
Oppure era proprio per questo che doveva cambiare, per dare un futuro
diverso alla propria famiglia.
Era combattuto quando Totu lo guardò negli occhi e gli disse: “Na
via pi nun stari suttamisi c’è”.
Si fermò per un attimo come per prendere fiato, poi concluse: “U sa qual
è? Chiddra di pigliari la valigia e partiri”.
Giuseppe guardò lontano, in fondo alla valle, poi prese u bummulu,
tolse il tappo e cominciò a bere.
Editoria.
Presentato a Grotte il romanzo "Il peccato e lo scisma" di Enzo Di
Natali
Guarda il video
Locandina
Foto di gruppo
Presentazione
Venerdì 7 marzo 2025, alle ore 19.00, presso la Biblioteca comunale "M. L.
King" di Grotte, è stato presentato il romanzo "Il peccato e lo scisma"
del prof. Enzo Di Natali. La manifestazione è stata promossa dalla
testata giornalistica Grotte.info Quotidiano e dall'Assessorato
alla Cultura del Comune di Grotte (guarda
il video).
Spettacolo.
La Compagnia Folkloristica "Herbessus - Città di Grotte" per il 24° anno
al Mandorlo in Fiore; dal 9 al 16 marzo
Foto di gruppo
Foto di gruppo
La Compagnia Folkloristica Siciliana "Herbessus - Città di Grotte" si
prepara a calcare il palcoscenico del Festival Internazionale "I Bambini
del Mondo", evento collaterale al rinomato "Mandorlo in Fiore 2025"
di Agrigento. Un traguardo importante, che segna la 24ª partecipazione
del gruppo alla manifestazione, un vero e proprio record.
(Compagnia Folkloristica Siciliana "Herbessus - Città di Grotte")
"Sarà un onore per noi partecipare nell'anno di Agrigento Capitale della
Cultura 2025", ha dichiarato Fabio Bellomo, Presidente del
gruppo, sottolineando l'importanza di questo appuntamento per la comunità di
Grotte e per l'intera Sicilia.
La Compagnia Folkloristica Siciliana "Herbessus - Città di Grotte" sarà
protagonista di ben quattro giornate di eventi:
- domenica 9 marzo: sfilata da Piazza Duomo (appuntamento alle 09.30)
al Viale della Vittoria, con inizio della sfilata alle ore 10.30;
- martedì 11 marzo: alle 09.30 esibizione (di 12 minuti) al
Palacongressi, unica rappresentanza della provincia di Agrigento,
nell'ambito del Festival Internazionale "I Bambini del Mondo";
- sabato 15 marzo: partecipazione alla "Passeggiata della Pace e
della Fraternità" lungo la Via Sacra, con appuntamento alle ore 10.00 presso
il Tempio di Giunone e inizio della sfilata alle ore 10.30;
- domenica 16 marzo: sfilata conclusiva alle 10.30 da Piazza
Pirandello al Viale della Vittoria, con appuntamento alle ore 09.30; anche
in questa occasione il gruppo folk sarà l'unica rappresentanza della
provincia di Agrigento.
(Compagnia Folkloristica Siciliana "Herbessus - Città di Grotte")
Il gruppo si presenterà con oltre 60 ragazzi, di età compresa tra
i 4 e i 18 anni, portando in scena la ricchezza delle tradizioni
siciliane attraverso balli e musiche folkloristiche.
"Come si vuol dire, amati sempre fuori dalla propria casa", ha
aggiunto Bellomo, evidenziando l'orgoglio del gruppo nel rappresentare la
propria terra in un contesto internazionale. Un ringraziamento speciale è
stato rivolto a tutti i ballerini, i musicisti, i genitori e a tutti coloro
che sostengono l'attività della compagnia.
La partecipazione della Compagnia Folkloristica Siciliana "Herbessus -
Città di Grotte" al "Mandorlo in Fiore 2025" rappresenta un'opportunità
per celebrare la cultura e le tradizioni della Sicilia, un patrimonio da
tramandare alle future generazioni.
Carmelo Arnone
8 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Calcio. Il "San Vito Lo Capo" blinda il
centrocampo: ingaggiato Desiderio Garufo
Desiderio Garufo
Il "Città di San Vito Lo Capo" ha annunciato ufficialmente l'acquisizione
delle prestazioni sportive del centrocampista grottese Desiderio (Derio)
Garufo.
Classe 1987, Garufo vanta una carriera ricca di successi, con ben cinque
promozioni dalla Serie C alla Serie B, ottenute con Novara, Parma, Trapani e
Reggina, e una promozione dalla Serie B alla Serie A con il Parma.
(Desiderio Garufo)
Il Centrocampista ha anche collezionato numerose vittorie nei campionati
dilettantistici di Eccellenza, con le maglie di Alcamo, Nissa, Canicattì e
Akragas, oltre ad aver conquistato due Supercoppe Italiane nei
Professionisti e una Coppa Italia di Eccellenza con l'Akragas.
La carriera di Garufo è iniziata nel 2005-2006 con la maglia del Gigante,
per poi proseguire con esperienze in diverse squadre, tra cui Alcamo, Nissa,
Sangiovannese, Taranto, Nocerina, Trapani, Novara, Catania, Parma, Reggina,
Catanzaro, Canicattì, Pro Favara e nuovamente Akragas. In totale, il
giocatore ha collezionato 295 presenze tra i professionisti.
L'accordo con il "Città di San Vito Lo Capo" è stato raggiunto dopo un
periodo di contatti con il direttore sportivo Battaglia, che ha svolto un
ruolo chiave nella trattativa. Garufo ha sposato il progetto della squadra,
consapevole delle novità e delle prospettive per la prossima stagione.
La società ha espresso grande soddisfazione per l'arrivo di Garufo,
sottolineando la sua esperienza e il suo valore aggiunto per la squadra. Il
"Città di San Vito Lo Capo" ha rivolto un sincero in bocca al lupo al
giocatore per questa nuova avventura in biancazzurro.
Carmelo Arnone
7 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Comune.
A Grotte un nuovo asilo nido con fondi del PNRR; un passo avanti per
l'infanzia
Cantiere
Cartello
Un nuovo cantiere è stato avviato a Grotte, per un investimento di
480.000,00 euro, destinato alla realizzazione di un asilo nido.
L'intervento, finanziato dall'Unione Europea attraverso il PNRR, mira a
potenziare i servizi per l'infanzia nel comune.
(Cartello del cantiere)
Il progetto prevede la ristrutturazione e la riconversione dell'ex scuola
media di Via Pirandello n° 3, per ampliare l'attuale asilo nido e offrire
20 nuovi posti, portando la capacità totale a 50 bambini.
"L'attivazione di 50 posti disponibili negli asili nido consente di
raggiungere gli obiettivi del PNRR - soglia europea fissata al 45% dal
consiglio dell'Unione Europea - con Grotte che raggiunge gli standard di
Regioni come l'Emilia Romagna sfiorando il 40% di offerta disponibile"
ha dichiarato il sindaco Alfonso Provvidenza.
L'iniziativa rappresenta un importante traguardo per Grotte, che si avvicina
agli standard europei in materia di servizi per l'infanzia, offrendo un
supporto concreto alle famiglie e ai bambini del territorio.
Carmelo Arnone
6 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Formazione.
Alessia Tascarella a Parigi: esperienza formativa per giovani
amministratori italiani.
Alessia Tascarella
Partecipanti
Calogero Tascarella
Un'esperienza intensa e formativa quella vissuta da Alessia Tascarella
(figlia del prof. Calogero Tascarella, grottese, da anni abitante a
Casalmaggiore in provincia di Cremona), avvocato e consigliera comunale
di minoranza del gruppo "Casalmaggiore la Tua città", durante la sua
partecipazione all'International Course in Management and Governance
(IMAGO). Selezionata per questo prestigioso corso internazionale di
formazione, organizzato da PUBLICA, la Scuola ANCI per amministratori locali
under 35, Tascarella ha avuto l'opportunità di approfondire tematiche
cruciali per la gestione delle realtà locali in un contesto europeo.
(Foto di gruppo dei partecipanti)
Il corso, della durata complessiva di 120 ore, si svolge interamente in
inglese e affronta argomenti legati all'urbanistica, alla governance
locale e alla gestione delle politiche urbane. Attraverso lezioni frontali,
esercitazioni pratiche e incontri con amministratori locali ed esperti del
settore, i partecipanti acquisiscono strumenti tecnici e concettuali
all'avanguardia.
La seconda tappa del corso si è svolta all'Università Sciences Po di
Parigi, dove Alessia Tascarella e gli altri giovani amministratori hanno
approfondito strategie urbane e governance locale, incontrando anche
amministratori locali della Regione dell'Île-de-France.
"Ho trovato molto interessante l'incontro con il sindaco e il vicesindaco
di Ris-Orangis - ha raccontato Tascarella -, ci hanno mostrato le
strategie di lungo periodo adottate durante i loro mandati, in particolare
il progetto di riqualificazione dell'area verde lungo la Senna e di una
vecchia area industriale trasformata in abitazioni. È stata un'importante
occasione di confronto sia con gli amministratori francesi che con studiosi
ed esperti del settore, dai quali poter apprendere nuove strategie da
mettere in atto anche nella nostra realtà".
Il corso IMAGO, articolato in quattro tappe tra Rotterdam, Parigi,
Barcellona e Roma, mira a fornire competenze avanzate per affrontare le
sfide dell'amministrazione delle città e dei comuni italiani, con un focus
sull'integrazione delle politiche locali nel contesto europeo. Grazie
alla collaborazione con prestigiose università internazionali, esperti e
docenti universitari, i partecipanti hanno l'opportunità di apprendere
strumenti tecnici e concettuali all'avanguardia per gestire con efficacia le
politiche locali in un contesto di crescente complessità.
Dialoghi.
"Caro bollette: e fu così che il bisogno aguzzò l'ingegno di
Poveraccio"; di
Giuseppe Castronovo
Intervento del dott. Giuseppe Castronovo.
"CARO
BOLLETTE: E FU COSÌ CHE IL BISOGNO AGUZZÒ L’INGEGNO DI POVERACCIO"
- On.
Cencio: Collega Straccio, dimmi...
- On. Straccio: Che cosa?
- On. Cencio: Le sanzioni alla Russia ideate dal nostro Mario Draghi stanno
avendo effetti dirompenti per noi italiani: le bollette del gas stanno
subendo aumenti insostenibili per le famiglie e le aziende italiane.
- On. Straccio: Hai pienamente ragione! E dire che, secondo Draghi,
avrebbero dovuto mettere in ginocchio solamente l’economia russa!
- On. Cencio: Invece mi sembra che stiano soffrendo, a causa di queste
decisioni draghiane, più le famiglie italiane che quelle russe! Meno male
che talvolta, come si suol dire, “il bisogno aguzza l’ingegno”.
- On. Straccio: Non ho capito la conclusione della tua riflessione, sii più
chiaro.
- On. Cencio: Ho un amico che si chiama Poveraccio, padre di 3 figli, il
quale per campare fa qualche lavoretto saltuario mentre la moglie con tre
figli da accudire fa la casalinga.
- On. Straccio: Poveraccio di nome e di fatto! Come sbarca il lunario?
- On. Cencio: Data l’amicizia di antica data che ci unisce mi ha spiegato il
suo segreto per calmierare il peso delle bollette del gas.
- On. Straccio: Aumenti la mia curiosità! Dimmi.
- On. Cencio: Ai tre figli ha messo il nome Gastone.
- On. Straccio: Ma non è possibile lo stesso nome proprio a tutti e tre.
- On. Cencio: Per superare le tue obiezioni, che poi erano anche quelle
dell’Ufficiale d’Anagrafe, se per il primogenito Gastone è il primo e unico
nome proprio, per gli altri due Gastone è il secondo nome: il secondogenito
infatti si chiama Franco Gastone e il terzogenito Luigi Gastone. Ma lui li
chiama tutti e tre abbreviando il nome a Tone.
- On. Straccio: Ma quando li chiama come comprendono chi sia il destinatario
di quella chiamata?
- On. Cencio: Semplice! Ricorre a tre differenti timbri di voce: uno per
ogni figlio.
- On. Straccio: Geniale! Ma non mi hai ancora spiegato come il tuo amico
Poveraccio riesca a calmierare il peso delle bollette?
- On. Cencio: Il mio amico Poveraccio mi ha spiegato che così facendo ogni
volta che li chiama con l’abbreviazione Tone, risparmia il gas ed è così che
le sue bollette alla fine sono molto più leggere di quanto tu possa pensare.
Politica.
Alleanza trasversale tra Deputate all'ARS per il via allo sportello
Informagiovani
Deputate all'ARS
Unità tra deputate all'ARS di diversa collocazione politica per
l’approvazione degli sportelli Informagiovani. Un'iniziativa che unisce
forze politiche diverse per offrire ai giovani siciliani nuovi strumenti di
orientamento, formazione e opportunità lavorative.
(Deputate all'Assemblea Regionale Siciliana)
Un gruppo di deputate siciliane ha scelto di mettere da parte le differenze
ideologiche per lavorare insieme per un obiettivo comune, unendo forze
politiche diverse in nome di una causa che riguarda tutti: il futuro dei
giovani siciliani. Un’iniziativa che ha come fine ultimo il benessere
sociale e la valorizzazione delle risorse locali. Un segnale che guarda al
futuro in modo produttivo e sociale, senza entrare nel merito delle
posizioni politiche individuali.
La V Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato
all’unanimità il disegno di legge che prevede l’istituzione
degli sportelli Informagiovani in tutta la regione. Un progetto che
arriva dopo anni di discussioni e che risponde finalmente a una delle
maggiori carenze del sistema siciliano: la mancanza di punti di riferimento
per i giovani, soprattutto in un periodo in cui le opportunità di lavoro e
di formazione sono sempre più complesse e spesso lontane dalla Sicilia.
Il DDL è stato approvato da un gruppo di deputate siciliane provenienti da
diversi schieramenti politici. Le protagoniste di questa battaglia sono le
deputate Ersilia Saverino (PD), Marianna Caronia (Noi
Moderati), Roberta Schillaci (Movimento 5 Stelle), insieme alle
colleghe Rosellina Marchetta e Valentina Chinnici.
Il disegno di legge prevede la creazione di una rete capillare di
sportelli in tutta la regione, con l’obiettivo di offrire ai ragazzi
siciliani un orientamento pratico e informazioni su formazione, lavoro e
opportunità europee. Le risorse, pari a 3 milioni di euro, saranno
gestite dall’Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e del
Lavoro. Un investimento importante, che punta a ridurre il divario tra
la Sicilia e le altre regioni italiane in termini di opportunità per i
giovani.
Almeno il 30% di questi fondi sarà destinato ai Comuni che
presenteranno progetti per la creazione di nuovi sportelli,
incentivando così anche una partecipazione diretta dei territori. I giovani
potranno così accedere a informazioni utili per partecipare a programmi come
Erasmus+ o il Corpo Europeo di Solidarietà, attraverso la rete Eurodesk. Una
porta aperta sull’Europa, ma anche una risposta concreta all’emigrazione
giovanile che da anni caratterizza la Sicilia.
Il progetto si completa con la creazione di un portale dedicato, “I
giovani per la Sicilia”, che si collega al Portale Nazionale Giovani,
e con un programma di formazione destinato al personale degli enti pubblici
che gestiranno gli sportelli. Un’operazione che, oltre a fornire
opportunità, punta a garantire la qualità dei servizi offerti.
Spettacolo.
Il Laboratorio Teatrale "Luchino Visconti" in scena per la Giornata
della Donna; domenica 9 marzo
Locandina
Guarda il promo
Il Comune di Grotte, in collaborazione con l'Associazione
Culturale "Luchino Visconti", organizza un momento speciale per
celebrare la Giornata della Donna. L'appuntamento è per domenica 9
marzo 2025 alle ore 18.00, nell'atrio del Palazzo Municipale (guarda
il promo).
(Locandina)
Il
Laboratorio Teatrale "Luchino Visconti" presenterà uno spettacolo dedicato
alla figura femminile. Dopo i saluti delle autorità, Annamaria Malignaggi
terrà una relazione sul tema.
La manifestazione vedrà la partecipazione delle attrici Giusy Costanza,
Alessandra Criminisi, Sofia Cutaia, Mabel Gabriel,
Alessandra Marsala, Antonella Miceli e Paola Sardo, che
porteranno in scena le loro interpretazioni. La danzatrice Rita Casodino
si esibirà in una performance di danza, mentre i maestri musicisti Aurora
Pilato (flauto), Elena Mattina (violino) e Domenico Mannella
(pianoforte) accompagneranno la serata con intermezzi musicali.
L'appuntamento si svolgerà alla presenza del sindaco Alfonso Provvidenza,
dell'assessore alla Cultura Annamaria Todaro e del presidente dell'A.C.
"Luchino Visconti" Salvatore Bellavia.
L'iniziativa rappresenta un'occasione per riflettere sull'importanza della
figura femminile nella società e per celebrare i traguardi raggiunti dalle
donne nel corso della storia.
Spettacolo.
"Musiche da film": un concerto col M° Fabrizio Chiarenza, al Teatro Re
Grillo di Licata; sabato 15 marzo
Locandina
Un viaggio emozionante attraverso le più celebri colonne sonore della storia
del cinema. È quanto promette il concerto narrato "Musiche da film",
in programma sabato 15 marzo alle ore 20.00 presso il Teatro Re Grillo di
Licata.
(Locandina)
Il
concerto,
organizzato da Art Evolution, vedrà protagonisti i musicisti Germana
Caniglia alla viola, Emmanuel Monaco al flauto e Fabrizio Chiarenza al
pianoforte, accompagnati dalla narrazione di Giovanni Peligra.
Insieme condurranno il pubblico in un percorso suggestivo attraverso le
musiche indimenticabili di compositori come Ennio Morricone, John Williams,
Hans Zimmer, Alan Silvestri e molti altri.
Un'occasione per rivivere le emozioni dei film che hanno fatto la storia,
attraverso le loro colonne sonore più iconiche, eseguite dal vivo da
musicisti di talento.
Per maggiori informazioni è possibile contattare il numero 331.1103977.
Attualità.
"Che fare? Salvare l'Europa, riparare il mondo"; di Raniero
La Valle
Raniero La Valle
Raniero La
Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire
d’Italia» e più volte parlamentare.
*****
Le nuove politiche di Trump, a prescindere dal giudizio che ciascuno ne
può dare sul piano politico, culturale o religioso, mettono l’Europa in
condizioni di massima emergenza e di transizione epocale.
Il rovesciamento improvviso della postura americana, al di là di ogni
recriminazione o protesta, richiede in ogni caso un altrettanto
rapido riassestamento della posizione europea e fa venir meno il
vincolo di una lineare continuità con le politiche precedenti.
Guerra, riarmo e entusiasmo per il massacro non possono essere la
risposta europea alla crisi dei rapporti con Washington, che venga
da Londra, da Parigi o da Kiev.
Ciò considerato, ricade sui cittadini europei, e in ogni caso sui
cittadini italiani, il compito di cercare le strade della pace e
di proporre specifiche politiche capaci di aprire alla speranza e
all’alternativa di un mondo diverso.
In particolare si potrebbero fare le seguenti proposte:
1) Stabilire una moratoria nello scontro politico tra i partiti, senza
nulla togliere ai progetti e alle identità di ciascuno nella
tradizionale distinzione di destra e sinistra o di maggioranza e
opposizione, ai fini di una condotta internazionale il più possibile
condivisa.
2) Indire una Conferenza programmatica in cui discutere con l’apporto di
componenti della società civile e la presenza del governo come
osservatore, il tema “Salvare l’Europa, riparare il mondo”.
3) Investire sulla prospettiva che l’Italia, come soggetto politico
protagonista della vita internazionale in condizioni di eguaglianza con
le altre “nazioni grandi e piccole” a norma dello Statuto dell’ONU,
possa promuovere a livello mondiale politiche di risanamento di
interesse comune.
4) Discutere e sostenere in tutte le sedi opportune le seguenti scelte:
a) Che anche l’Europa, pur confermando la propria riprovazione per
la violazione del diritto internazionale perpetrata dalla Federazione
Russa col dare inizio alla guerra d’Ucraina, al pari degli Stati Uniti
apra un immediato dialogo con la Russia per il ristabilimento di
rapporti normali tra loro, prendendo atto che non risulta confermato il
luogo comune delle minacciate future aggressioni da parte russa. Tali
rinnovati rapporti dovrebbero partire da una rimozione delle sanzioni
e da una revoca delle ostilità in corso in Ucraina. Ai fini di una
bonifica del linguaggio di ostilità e di odio ancora corrente nei media,
andrebbero riprese in esame le cause della guerra e il conclamato
dualismo di “aggressore-aggredito”, tenendo conto delle rivelazioni in
proposito fatte dal prof. Jeffrey Sachs al Parlamento europeo.
b) Avviare negoziati tra l’Unione Europea e la Russia, quale
storica appartenente all’unica Europa, per il suo ingresso
nell’Unione Europea, adeguatamente riformata a questo scopo nelle
sue istituzioni e nelle sue procedure, in armonia con gli ideali
originari perseguiti con l’unità europea e secondo l’auspicio già
enunciato nel 1959 da De Gaulle di un’Europa dall’Atlantico agli Urali.
Tale processo farebbe venir meno la necessità di un incremento delle
spese militari, lesivo del benessere delle popolazioni europee, e di una
militarizzazione dell’Unione, a partire da un esercito europeo, come se
l’Europa dovesse obbedire alle passate ideologie degli Stati
identificati come tali dal diritto di guerra. Ai fini di una
pacificazione dei cuori andrebbero promossi centri associativi di
amicizia Italia-Russia, nella riscoperta della ricchezza delle
tradizioni comuni.
c) Contrastare l’imposizione all’Ucraina di risarcimenti in
“terre rare” o in denaro, per gli aiuti militari ricevuti in questi
anni per la sua difesa, compresi quelli forniti dall’Italia. Al
contrario, va sostenuto anche in sede europea che alla martoriata
Ucraina si debba una riparazione e un pur tardivo rammarico per averla
indotta a perpetuare una guerra ad oltranza e a inseguire una vittoria
non sua a beneficio di Potenze ad essa estranee.
d) Negoziare con la Federazione Russa un assetto di pace
definitiva in Europa che comprenda garanzie di reciproca sicurezza
tra tutti i Paesi coinvolti nelle presenti ostilità e reduci dalla
vecchia contrapposizione tra Est ed Ovest, nello spirito del vecchio
Atto finale di Helsinki. Assistere Ucraina e Russia per conseguire un
regolamento territoriale tra loro anche mediante l’instaurazione di
autonomie nei territori contesi a salvaguardia del diritto e
dell’autodeterminazione dei popoli, secondo modelli già sperimentati
come ad esempio è avvenuto con la popolazione di origine tedesca in Alto
Adige.
e) Disinnescare le testate nucleari presenti in Europa, in
modo progressivo e in proporzione a misure analoghe da parte della
Russia e delle altre Potenze nucleari. Tale smantellamento può avere
significative ricadute economiche se attuato con le procedure che, anche
grazie ad apporti scientifici italiani, sono state seguite per la
riduzione delle testate nucleari dalle 90.000 dell’epoca della guerra
fredda alle 12.121 attuali. Occorre incentivare nel contempo il regime
di non proliferazione nucleare, per giungere infine a un generale
disarmo.
f) Ultimo ma non ultimo, promuovere una soluzione innovativa
della “questione palestinese”, attraverso una rinnovata
solidarietà ad Israele per lo scempio subito con gli attentati del 7
ottobre e la detenzione degli ostaggi, e ai palestinesi per la
devastazione e gli eccidi perpetrati contro di loro a Gaza. Ai
palestinesi si deve assicurare un futuro non solo scongiurando la
pulizia etnica e la minaccia di espulsione della intera popolazione
residente da Gaza, condannate anche da centinaia di ebrei italiani, ma
pure cancellando l’offesa ricevuta mediante i grotteschi progetti di
colonizzazione balneare di quella riviera mediterranea. In
prospettiva, si deve purtroppo prendere atto che la soluzione dei due
Stati si è resa impossibile per le politiche di insediamento e
repressione di Israele. Si potrebbe tuttavia aprire una fase di
transizione nella quale sui Territori occupati l’ONU assumesse il
mandato, sull’esempio dei vecchi mandati di un tempo, di presiedere e
dar vita a uno Stato di Palestina con Gerusalemme est come capitale, uno
Stato, però, a differenza di Israele, plurietnico multireligioso e
democratico, accogliente per Ebrei e Palestinesi, che possa evolvere
fino a diventare con Israele un unico Stato, sede di due popoli tra loro
riconciliati, di due ordinamenti tra loro connessi e integrati e di più
religioni, egualmente riconosciute come patrimonio originario delle
rispettive comunità, sotto l’autorità di uno statuto civile di
democrazia eguaglianza e pace.
g) Altre scelte, come ad esempio sulle migrazioni o il degrado
ecologico, dovranno essere contemplate nella progettazione del futuro.
La natura inedita, ma realistica e possibile, delle soluzioni così
proposte, proiettata sul piano internazionale potrebbe condurre a un
nuovo assetto pacifico e costituzionalmente protetto della intera
comunità mondiale, in alternativa al sistema di guerra e al rischio
della fine.
Iniziative.
"La forza della fragilità", con l'Associazione Culturale "Luchino
Visconti"; domenica 9 marzo
Guarda il promo
Domenica 9 marzo 2025, alle ore 18.00 nell'atrio del
Palazzo municipale di Grotte, l'Associazione Culturale “Luchino
Visconti” presenta “La forza della fragilità”, nella Festa della
Donna 2025. Con il patrocinio del Comune di Grotte e la direzione
artistica di Salvatore Bellavia (guarda
il promo).
(Guarda il promo)
Il lungo cammino, le umiliazioni, i ricatti che le donne da sempre hanno
subito e che, ancora, spesso subiscono.
Ma le donne, secolo dopo secolo, anno dopo anno, giorno dopo giorno, con la
loro intelligenza, con la forza della ragione, con il coraggio della
disperazione, hanno saputo aprire splendide crepe nel muro di una società
maschilista (guarda
il promo).
Giustizia.
Comune di Grotte vince battaglia legale contro l'ASP: 110mila euro di
rimborso per l'assistenza ai disabili psichici
Tribunale di Agrigento
Avv. Maria Spalanca
Il Comune di Grotte ha ottenuto una vittoria schiacciante nella battaglia
legale contro l'ASP di Agrigento, assicurandosi un rimborso di
110.741,10 euro per le spese di ricovero di tre residenti con disabilità
psichica. Il Tribunale Civile di Agrigento, con
sentenza del 28 febbraio 2025, ha dato ragione all'ente locale,
riconoscendo il diritto al rimborso del 40% delle spese sostenute tra il
2011 e il 2019.
(Tribunale di Agrigento)
Un ruolo cruciale in questa vittoria è stato svolto dall'avvocato Maria
Spalanca, che ha assistito il Comune di Grotte con una strategia legale
impeccabile.
L'avvocato Spalanca ha sapientemente delineato l'excursus normativo in
materia di prestazioni socio-sanitarie e criteri di finanziamento,
supportando le ragioni del Comune con una documentazione completa ed
esaustiva. Il Tribunale ha rigettato tutte le eccezioni avanzate dal legale dell'ASP,
confermando la solidità delle argomentazioni presentate dall'avvocato
Spalanca.
La sentenza ha risolto una questione annosa, stabilendo l'obbligo di
compartecipazione alla spesa tra Comune e ASP, in virtù di una
obbligazione ex lege gravante su entrambi gli enti. Il servizio reso
dal Comune, su disposizione del Centro di Salute Mentale, rientra nei
Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
La sentenza sottolinea l'importanza della cooperazione tra enti pubblici per
garantire tali prestazioni essenziali, previste dal legislatore a tutela di
beni di rango costituzionale.
Questa vittoria rappresenta un importante precedente e un sollievo per la
comunità di Grotte, che vede riconosciuto il proprio diritto al rimborso per
le spese sostenute a tutela dei cittadini più vulnerabili.
Carmelo Arnone
4 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Chiesa. Giubileo Diocesano delle Famiglie,
domenica 16 marzo a San Giovanni Gemini; aperte le prenotazioni
Locandina
Domenica 16 marzo 2025, la comunità ecclesiale di San Giovanni
Gemini, nell'Arcidiocesi di Agrigento, ospiterà il Giubileo Diocesano
delle Famiglie, un appuntamento di grande importanza spirituale e
sociale. Il tema scelto per questa edizione è "Freedom. Apri una breccia
nella tua vita", un invito a riflettere sulla libertà interiore e sulla
capacità di superare le difficoltà quotidiane con la forza della fede.
(Locandina)
La manifestazione inizierà alle 09.30 con l'accoglienza dei partecipanti, la
colazione e l'iscrizione presso la segreteria.
Alle 10.00, i saluti iniziali e la preghiera; alle 10.30 don Vito
Impellizzeri terrà una relazione sul tema del Giubileo.
Seguiranno laboratori di approfondimento e, alle 13.00, un pranzo al sacco.
Nel pomeriggio, alle 14.30, una testimonianza offrirà spunti di riflessione
e condivisione.
La giornata si concluderà con la celebrazione eucaristica delle ore 16.00.
Il Giubileo, fin dalle sue origini, rappresenta un tempo di grazia e
riconciliazione, un'opportunità per rafforzare il legame con Dio e con la
comunità. In un'epoca segnata da sfide e incertezze, il Giubileo delle
Famiglie assume un significato ancora più profondo, offrendo un momento di
riflessione sui valori fondamentali della famiglia e sulla sua importanza
nella società. L'appuntamento si terrà presso la Chiesa Madre di San
Giovanni Gemini. Le famiglie di Grotte e i singoli fedeli che desiderano partecipare al
Giubileo possono effettuare la prenotazione rivolgendosi ai coniugi Ignazio
e Graziella Infantino.
Il Giubileo Diocesano delle Famiglie rappresenta un'occasione preziosa per
vivere un'esperienza di fede intensa e per rafforzare i legami familiari. La
comunità ecclesiale invita tutti a partecipare numerosi a questo evento di
grazia e rinnovamento.
Carmelo Arnone
3 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Chiesa.
Mercoledì delle Ceneri: nella parrocchia Madonna del Carmelo due
celebrazioni per l'inizio della Quaresima
Locandina
Mercoledì prossimo, 5 marzo 2025, la Chiesa celebrerà il
Mercoledì delle Ceneri, giorno che segna l'inizio della Quaresima, un
periodo di quaranta giorni di preghiera, digiuno e penitenza in preparazione
alla Pasqua.
(Locandina)
Nella parrocchia Beata Vergine Maria del Monte Carmelo di Grotte, il
parroco don Sergio Sanfilippo presiederà due celebrazioni eucaristiche
con il rito dell'imposizione delle ceneri, per permettere a tutti i
fedeli di partecipare. Le celebrazioni si terranno alle ore 09.00 e
alle ore 18.00.
Il Mercoledì delle Ceneri è una ricorrenza dal profondo significato
liturgico e religioso. Le ceneri, ottenute dalla combustione dei rami
d'ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell'anno precedente,
simboleggiano la caducità della vita e l'invito alla conversione.
L'imposizione delle ceneri sulla fronte dei fedeli è un gesto di umiltà e
pentimento, che ricorda la necessità di riconoscere i propri peccati e di
rinnovare il proprio cammino di fede.
Don Sergio Sanfilippo e il Consiglio Pastorale Parrocchiale invitano tutta
la comunità ecclesiale a partecipare alle celebrazioni, per iniziare insieme
il cammino quaresimale e prepararsi alla gioia della Pasqua.
Carmelo Arnone
3 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Pittura. Inaugurazione della mostra "Risvegliate,
mai sopite" di Pina Mazzara
Guarda il video
Manifesto
Sabato 1 marzo 2025, a Grotte in Via Santa Rita n. 7, presso lo "Spazio
creativo" della "Casa d'Arte Pina Mazzara", è stata inaugurata la
personale di pitturadell'artista Pina Mazzara dal titolo "Risvegliate,
mai sopite" (guarda
il video).
Salute.
"Fatti un regalo": visite senologiche gratuite il 6 marzo; prenotazione
obbligatoria
Manifesto
In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il Comune di
Grotte, in collaborazione con la LILT (Lega Italiana per la Lotta
contro i Tumori) di Agrigento e l'AVIS Comunale di Grotte OdV, ha
organizzato un'iniziativa di prevenzione sanitaria di grande importanza.
(Manifesto)
L'iniziativa, intitolata "Fatti un Regalo", prevede visite
senologiche di prevenzione con ecografia gratuite, che si terranno
giovedì 6 marzo 2025 a partire dalle ore 09.00 presso i locali
dell'AVIS, in Via Francesco Ingrao 92/94. Le visite saranno effettuate
dal dott. Pasqualino Borsellino e dalla dott.ssa Carmela Di Caro,
specialisti in chirurgia toracica.
Le prenotazioni sono obbligatorie e possono essere effettuate
al numero 335.5643900(Giuseppe Figliola) dalle 08.30 alle 13.00, sino ad
esaurimento dei posti disponibili. Si precisa che sarà data priorità alle
donne che non hanno effettuato lo screening mammario nell'ultima prevenzione
sanitaria organizzata dal Comune.
Questa iniziativa, promossa dall'Assessore ai Servizi al Cittadino, dott.ssa
Denise Sbrazzato, e dal Sindaco, dott. Alfonso Provvidenza,
testimonia l'impegno costante dell'Amministrazione comunale nella tutela
della salute dei cittadini. "Fatti un Regalo" rappresenta un'opportunità
preziosa per le donne di Grotte di prendersi cura della propria salute
attraverso la prevenzione, un aspetto fondamentale per il benessere
individuale e collettivo.
La collaborazione tra il Comune, la LILT e l'AVIS sottolinea l'importanza
della sinergia tra istituzioni e associazioni per promuovere la salute e la
sensibilizzazione su temi cruciali come la prevenzione del tumore al seno.
L'Amministrazione comunale invita tutte le donne a partecipare a questa
importante iniziativa, ricordando che la prevenzione è il miglior regalo che
si possa fare alla propria salute.
Carmelo Arnone
3 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Da un po' di tempo era diventata un’abitudine
molto comune che alcune ragazze si ritrovassero in uno spazio all’interno
del convento dei carmelitani.
Era un angolo appartato, da un lato c’era il grande porticato, dall’altro il
giardino. Un giardino pieno di fiori, di vasi traboccanti di geranio,
cespugli di rose, alberi di pomelia e poi tante piante di gelsomino
disseminate in posti diversi.
Ma oltre ai fiori non mancavano gli alberi da frutto. C’erano aranci, limoni
e poi un grande albero di nespolo sotto il quale tutte le ragazze, nei
pomeriggi, ognuna con il proprio telaio, stavano sedute a lavorare.
Le suore concedevano quello spazio a tutte coloro che volevano imparare a
ricamare.
Anche quel pomeriggio si ritrovarono in tante. Soffiava una leggera brezza e
il profumo di gelsomino era nell’aria.
Paolina aveva cominciato da un bel po’ di tempo ad andare, era diventata
veramente brava a ricamare. Stava china sul suo telaio, infilava l’ago da
sopra, lo riprendeva da sotto, seguendo con attenzione il disegno ricalcato
sulla stoffa.
Per lei uscire da casa voleva dire tanto, dimenticarsi, anche solo per
qualche ora, di tutti i pensieri, le faceva tanto bene.
Da quando era morto il padre, u zi Cicciu Tardarita, tutta la
famiglia era piombata nella povertà più assoluta.
Erano sei figli, tre maschi e tre femmine; la più piccola, Teresa, aveva due
anni, poi c’era Lia che ne aveva tre. Gli altri tre Filippo, Gino e Saro
avevano rispettivamente nove, undici e dodici anni e lavoravano, due dal
fornaio e l’altro in campagna.
La madre usciva la mattina presto, e Paolina, che era la figlia maggiore,
doveva badare alle sorelle più piccole, alla casa e a tutto quello che c’era
da fare.
Aveva sedici anni, era esile di corporatura, con tanti capelli neri che
spesso legava a coda di cavallo; aveva due occhi grandi e un viso smagrito
di colore olivastro.
Aveva deciso di imparare a ricamare, così avrebbe potuto lavorare, aiutare
la famiglia che ne aveva tanto di bisogno.
Era con questi pensieri che quel pomeriggio ricamò alacremente, poi si alzò
dalla sedia, andò verso una ragazza che le stava seduta di fronte e le
chiese: “Va beni acussi?”. L’altra osservò, poi disse: “Sì,
è fatto bene, quando però completi un pezzo, per esempio questa
foglia,ripassala più volte per evitare che si possa scucire”. Poi
aggiunse: “Prendi la sedia, vieni qui vicino a me”.
Le due si conoscevano di vista, Angela abitava in un altro quartiere ma
spesso capitava che Paolina andasse da quelle parti perché lì abitava una
sua parente.
Passarono tutto il pomeriggio una accanto all’altra a ricamare, a
chiacchierare, e - perché no - anche a ridere.
All’imbrunire salutò tutti, uscì dal convento e imboccò una di quelle salite
ripide che portavano verso casa sua. Fu proprio in quel momento che le venne
in mente tutto quello che doveva fare; si mise a correre. A breve sarebbe
tornata la madre e non voleva che sapesse che usciva da casa per andare
dalle suore: l’avrebbe rimproverata aspramente.
Fece appena in tempo ad arrivare che giunsero i fratelli Gino e Filippo. La
ragazza prese un po' di legna che stava davanti alla porta, accese il
focolare, poi versò dell’acqua nella pentola, vi mise tre grossi pugni di
fave essiccate e la pose sul fuoco.
Le sorelle erano dai nonni, mentre Saro non tornava ancora.
Fuori stava cominciando a fare buio e i pochi lampioni dislocati agli angoli
delle strade emettevano una luce fioca.
Paolina scese la pentola dal fuoco, taglio quel po' di pane che c’era e lo
mise a tavola, poi prese le scodelle e con il mestolo stava cominciando a
riempirle. Fu proprio in quell’istante che la madre arrivò, poggiò la
bisaccia a terra e si sedette sullo scalino davanti alla porta.
“Possiamo mangiare” disse Paolina.
“M’ha ripusari tanticchia, sugnu troppu stanca, dammi un bicchieri
d’acqua” fece la madre.
Passo un po' di tempo poi si sedettero tutti e cominciarono a mangiare
quando, ad un certo punto, Filippo esclamò: “E sempri maccu a ma manciari!!”.
Improvvisamente la madre si alzò di scatto e si mise ad urlare: “Basta!
Basta! Nun c’ia fazzu cchiu”.
La guardarono tutti sbigottiti mentre lei si dava pugni in testa e si
dimenava come un’ossessa. Cercarono di calmarla, ma non ci fu verso, anzi
cominciò ad urlare ancora più forte e, prendendosi la testa fra le mani,
cominciò a sbattere la fronte al muro.
I vicini accorsero al sentire le grida, qualcuno in mezzo a quella baraonda
urlò: “Carmè nun fari accussi” - era la madre che abitava poco più in
là e aveva sentito tutto -.
Si avvicinò cercando di farla calmare, l’abbraccio e la portò a casa sua;
aveva bisogno di tanta tranquillità.
Paolina, dopo aver messo a letto le sorelle, ripensò a quanto era accaduto.
Non aveva mai vista la madre in quello stato; chiuse gli occhi, mentre la
tristezza le stringeva il cuore.
Iniziative.
"Introspezioni di tela"; a Grotte si celebra la Festa della Donna con
arte e musica
Locandina
Grotte si prepara a celebrare la Festa della Donna con una
manifestazione speciale dal titolo "Introspezioni di Tela", che si
terrà sabato 8 marzo alle ore 16.30 presso il Palazzo comunale.
L'iniziativa, organizzata dalla Pro Loco "Herbesses" in
collaborazione con il Comune di Grotte, promette un pomeriggio ricco
di emozioni e riflessioni.
(Locandina)
La manifestazione sarà condotta da Maria Giuseppina Terrasi e vedrà
la partecipazione di numerosi artisti locali. La parte musicale sarà curata
dal Coro Filarmonico "Terzo Millennio", con il M° Domenico
Mannella al pianoforte, Aurora Pilato al flauto traverso ed
Elena Mattina al violino.
Le letture e le poesie saranno affidate alle voci di Liliana Arrigo,
Vera Di Francesco, Mariangela Morreale e Serenella
Bianchini, che porteranno sul palco riflessioni profonde sul significato
dell'essere donna.
L'8 marzo è una data importante per ricordare le conquiste sociali,
politiche ed economiche delle donne, ma anche per riflettere sulle
disuguaglianze e le discriminazioni che ancora persistono. "Introspezioni di
Tela" vuole essere un omaggio alla forza, alla sensibilità e alla resilienza
delle donne, attraverso l'arte e la cultura.
Il presidente della Pro Loco Filippo Vitello, l'assessore alla
Cultura Annamaria Todaro e il sindaco Alfonso Provvidenza,
invitano tutta la cittadinanza a partecipare a questo evento speciale, che
rappresenta un'occasione per celebrare insieme la Festa della Donna.
La Festa della Donna, celebrata l'8 marzo, è un momento per ricordare le
lotte passate e presenti per l'uguaglianza di genere. È una giornata per
onorare le donne che hanno fatto la storia e per ispirare le future
generazioni a lottare per un mondo più giusto e inclusivo.
Carmelo Arnone
1 marzo
2025
Riproduzione riservata.
Chiesa.
Lettera dell'arcivescovo Damiano: invito a riscoprire il Triduo Pasquale
S.E. Mons. Damiano
In una
lettera indirizzata alla comunità agrigentina, l'arcivescovo
Alessandro Damiano ha lanciato un appello per riscoprire la
centralità del Triduo Pasquale, cuore pulsante dell'anno liturgico. Un
invito a vivere con intensità e consapevolezza i tre giorni che rievocano la
passione, morte e risurrezione di Cristo, fulcro della fede cristiana.
L'Arcivescovo sottolinea l'importanza di vivere il Triduo come un'unica
celebrazione, in cui ogni giorno è intimamente connesso all'altro,
manifestando la pienezza della rivelazione divina. Un invito a superare
la frammentazione e a riscoprire l'unità del mistero pasquale,
evitando di anteporre ad esso altre forme di pietà popolare che,
pur radicate nella tradizione, rischiano di distogliere l'attenzione
dal cuore della celebrazione. Un altro punto centrale della
letteraè l'invito a preparare con cura le liturgie, affinché
siano essenziali e partecipate, prive di didascalie che
appesantiscono i segni e ne svuotano il significato. Un richiamo alla
bellezza e alla potenza dei gesti e delle parole della liturgia, che devono
essere percepiti da tutti in modo chiaro e immediato. L'Arcivescovo dedica
un'attenzione particolare alla Messa Crismale, momento significativo della
Settimana Santa, in cui la Chiesa si manifesta come corpo di Cristo radunato
attorno al Vescovo. Un invito a partecipare numerosi a questa celebrazione,
anticipata al mercoledì pomeriggio per consentire a tutti di prendervi
parte, e a riscoprire il significato profondo degli oli santi, segni della
partecipazione all'ufficio regale, sacerdotale e profetico di Cristo. La
letteradell'Arcivescovo Damiano è un invito a intraprendere un
cammino di fede e comunione, riscoprendo la bellezza e la profondità del
Triduo Pasquale. Un'occasione per lasciarsi coinvolgere dal mistero della
salvezza, per vivere con intensità la Settimana Santa e per rinnovare il
proprio impegno di cristiani (leggi
di seguito la
lettera).
Redazione
1 marzo
2025
(S.E. Mons. Alessandro Damiano, Arcivescovo Metropolita di Agrigento)
L’Arcivescovo di Agrigento
Prot. n° VES - 2025 - 13/U
Alla Chiesa Agrigentina
Carissimi fratelli e sorelle, il Triduo Pasquale del Signore crocifisso e risorto è il centro di
tutto l’Anno liturgico.
Da esso scaturisce il cammino della vita ecclesiale - scandendone i ritmi e
il tempo - e tutto converge verso esso. Le liturgie che in quei tre giorni le nostre comunità vivono siano
ben preparate affinché l’unità del Triduo sia ben visibile e, nella
progressione rituale, quanti vi prendono parte vivano la bellezza della
consegna che il Figlio di Dio fa di sé al Padre per la salvezza del mondo.
Non un giorno abbia importanza più dell’altro, ma tutti e tre siano vissuti
come se fossero un unico giorno e, l’uno aprendosi all’altro, manifestino la
pienezza della rivelazione.
I vari codici dell’arte del celebrare, insieme ai gesti e alle parole
intimamente connessi che la liturgia già utilizza, siano percepiti da tutti
in modo chiaro e senza didascalie che spesso appesantiscono i segni,
svuotandoli di senso e significato. Nulla sia anteposto al Triduo e la stessa pietà popolare, che
in questi giorni a volte può sembrare predominante, sia vissuta in sintonia
e non in contrapposizione ad esso: sia ordinata ad esso in modo da
non distogliere ne sovrapporre al mistero celebrato per “ritus et preces”
(SC 48). Le varie espressioni della pietà del popolo, durante i riti della
Settimana Santa, siano eseguite in modo tale che non si dilunghino nel
tempo e - dove risulti più conveniente - se ne rivedano i percorsi,
anche se di antichissima tradizione.
Dalla messa in “Coena Domini” fino alla celebrazione della Pasqua, la
comunità come unico corpo ecclesiale - che nel mistero pasquale prende forma
- con un cuor solo e un’anima sola renda presente e viva il mistero nascosto
nei secoli e ora fatto conoscere a noi (cf. Col 1,26-27), così che
attraverso i segni liturgici e sacramentali si associ in intima comunione
alla vita di Cristo.
Proprio per rendere sempre più visibile l’unità del popolo santo di Dio e
piena la partecipazione al mistero pasquale di Cristo, la celebrazione del
Triduo rimane prerogativa delle comunità parrocchiali e non può essere
celebrata nelle chiese rettoriali, così come indicato nelle norme diocesane.
Durante la Settimana Santa, un altro momento significativo è la Messa
Crismale, quasi epifania della Chiesa - corpo di Cristo organicamente
strutturato - radunata attorno al Vescovo.
In particolare da questa celebrazione, in cui vengono benedetti gli oli
dei Catecumeni e degli Infermi e consacrato l’olio per il Crisma, il popolo
di Dio convocato - la cui unzione manifesta la partecipazione all’ufficio
regale, sacerdotale e profetico di Cristo - rende visibile ogni forma
ministeriale che in esso scaturisce per mezzo dello Spirito di Dio.
Per consentire a tutto il popolo di Dio di poter partecipare a questa
celebrazione, già da qualche anno l’abbiamo anticipata al mercoledì
pomeriggio. Nelle comunità parrocchiali niente si anteponga a questo importantissimo
momento di Chiesa.
Le forme di pietà popolare che nel tempo hanno trovato spazio in questo
giorno si potranno spostare nei due giorni precedenti.
In ogni modo sia preservata l’unità, così da manifestare la piena comunione
dell’unico corpo.
Intercedano per noi i nostri santi protettori e la Beata Vergine Maria,
modello di ascolto e di obbedienza a Dio, nella consapevolezza che «tutto
concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,28).
Agrigento, 25 febbraio 2025
Solennità di San Gerlando