Pasqua 2025. "L'Ultima
Cena" e "Li Rieciti": a Grotte la tradizione pasquale si fa spettacolo
Manifesto
La
comunità di Grotte si prepara a vivere un'intensa Pasqua 2025 con la
riproposizione delle consuete rappresentazioni sentite e radicate nella
tradizione locale: “L'Ingresso di Gesù a Gerusalemme”, “L'Addio tra Gesù e
Maria”, “L’Ultima Cena”, “L’Arresto di Gesù”, il “Rinnegamento di Pietro” e
la “Morte di Giuda” (al termine, nel giorno del Giovedì Santo, la
processione dell'urna con il simulacro del Cristo in deliquio, senza la
corona di spine, dalla chiesa madre al Calvario), “Processo e condanna di
Cristo”, “Li Caduti” (tradizionale reinterpretazione della via crucis) “Li Rieciti” (nella sera
del Venerdì santo, al Calvario, a cui farà seguito la
processione dell'urna con il simulacro del Cristo morto, dal Calvario alla
chiesa Madre), "La
Risuscita" (in chiesa Madre, durante la Veglia di Pasqua), “L'Incontro tra
Maria e il Risorto”.
(Manifesto)
Le
rappresentazioni, organizzate dall'Associazione culturale "Gruppo dei
Giudei - Andrea Infantino", con il patrocinio del Comune di Grotte,
promettono di coinvolgere il pubblico in un viaggio emozionante attraverso
le ultime ore della vita di Gesù Cristo.
Diversi i quadri viventi di grande impatto visivo ed emotivo, che vedranno
la partecipazione di numerosi attori non professionisti che interpreteranno
i personaggi dei vari episodi evangelici.
I nomi degli interpreti che daranno vita alle scene, sono i seguenti:
- Gesù: Vizzini Domenico
- Pietro: Puma Gaetano
- Giovanni: Alaimo Santo
- Giacomo: Amadore Vincenzo
- Giuda: Puglisi Salvatore
- Centurione: Cardinale Vincenzo
- Stelle: Cirino Benedetto
- Rubinit: Campanella Nicola
- Putifar: Aquilina Antonino
- Nizec: Morreale Giovanni
- Caifas: Polifemo Ausilio
- Malco: Arnone Pietro
- Rabam: Parrinello Agostino
- Misandro: Sanfilippo Alessandro
- Longino: Ciranni Vincenzo
- Pilato: Palumbo Vincenzo
- Giuseppe: Zicari Alessandro
- Nicodemo: Messina Giuseppe
- Maria: Villani Isabella
- Maddalena: Baldo Jessica
- Veronica: Iacono Maria Cristina
- Simon Lebbroso: Boscarino Giovanni
- Celidio: Carlisi Angelo
- Barabba: Scinta Stefano
- Cireneo: Miceli Gero
- Nitor: Alongi Antonino
- Darel: Costanza Filippo
- Abra: Puma Loyde
- Zera: Cacciatore Raimondo
- Soldato romano: Sanfilippo Flavio
- Soldato romano: Zicari Davide
- Soldato romano: Arnone Vincenzo
- Soldato romano: Cirino Michele
- Soldato romano: Parrinello Giuseppe
- Soldato romano: Salvo Andrea
- Soldato romano: Morreale Domenico
- Soldato romano: Bellomo Marco
- Pia donna: Lo Brutto Carla
- Pia donna: Sanfilippo Mara
- Pia donna: Puma Loyde
- Pia donna: Licata Agnese
- Pia donna: Morreale Flavia
- Comparsa santo: Brucculeri Claudio
- Angelo: Terrana Baldassare. La Regia e Direzione Artistica delle rappresentazioni è affidata a
Giovanni Volpe, figura di spicco nel panorama culturale, attualmente
impegnato in teatro con gli spettacoli "È tutta colpa di Solone",
"Naufraghi", "Il berretto a sonagli" e "Uno, nessuno e centomila".
Questi appuntamenti pasquali rappresentano un importante momento di
aggregazione per la comunità di Grotte, attraverso la forza evocativa della
rappresentazione teatrale e del folklore religioso.
La Pasqua di Grotte si riconferma ricca di tradizione; un'occasione
imperdibile per immergersi nella cultura popolare siciliana e rivivere nello
spettacolo i momenti cruciali della fede cristiana.
Il tempo era passato
veramente in fretta da quando u zi Taniddru aveva detto a mia madre
che un picciuottu mi vuliva.
Furono giorni di preparativi intensi che, oltre a coinvolgere la mia
famiglia e quella del futuro sposo, impegnarono anche parenti e amici.
Tutto cominciò la sira di la canuscenza. Da un lato non vedevo
l’ora che arrivasse, ma poi una terribile ansia mi prese.
Temevo di non essere all’altezza, di non piacere alla sua famiglia, ma
soprattutto di non piacere a lui. Mi sentivo insicura, balbettavo, tremavo
tutta.
Quella sera, dopo aver atteso per un po', finalmente arrivarono.
C’era lui, i suoi genitori, e due suoi fratelli con le rispettive mogli.
In quell’unica stanza che avevamo, le sedie furono disposte a ferro di
cavallo. Da un lato eravamo seduti io e la mia famiglia e dall’altro c’erano
loro.
Sembravano le opposte fazioni. I nostri sguardi si incrociavano
nell’imbarazzo totale.
Fu mio fratello Iachinu che spezzò quel clima di palpabile
nervosismo, rivolgendo la parola ad Antonio:
- “Chi travagliu fa a u Bergiu?”. - “In fabbrica lavoro, da tri anni ormai”. - “Ti
truovi beni?”,
chiese mio fratello.
- “Si, si sta
beni ddra”. - “E
ci nnè paisani ca stannu ddra vicinu?”,
domandò mio fratello.
- “Sì, c’è u
figliu di u zi Turiddru Scibetta ca travaglia ni la stessa fabbrica unni
sugnu iu”,
rispose Antonio.
Dopo che i due cominciarono a parlare il clima cominciò ad essere più
rilassato. Ad un certo punto a za Pippina, la madre di Antonio,
rivolgendosi a mia madre disse: “Vulia diri du paroli. Comu vi
dissi u zi Taniddru, ma figliu voli a vostra figlia. U sinzali ni dissi ca
pi vantri va beni. Si caniscinu i picciuotti e si c’è vuliri di Diu si fa
ogni cosa”. Quella serata finì poco dopo. Ricordo solo che quando ci salutammo lo
sguardo di lui era raggiante, e questo mi rincuorò parecchio. Forse avevo
fatto una buona impressione.
La famiglia di lu zitu ritornò di nuovo, qualche sera dopo. Questa
volta l’atmosfera era molto più tranquilla. Lui si presentò con un mazzo di
fiori e un anello. Quello fu il momento in cui i miei timori svanirono. Ero
fidanzata.
Fidanzarsi era il sogno di ogni ragazza. Rimanere zitella voleva dire non
piacere, e questo creava molto disagio.
Sposarsi invece voleva dire entrare nel circolo della vita, come anche avere
tanti figli.
“Tanti figli, tanti pruvvidenzi” dicevano sempre le donne quando
rimanevano incinte.
Una folla frenetica camminava a ritmo sostenuto. Andavano tutti nella stessa
direzione. C’erano uomini, donne, bambini. Si inerpicavano per quelle
stradine ripide che portavano nella parte alta del paese. Alla fine
dell’ultima salita c’era uno slargo e lì tutte quelle persone si fermavano.
Era la prima settimana di settembre e in paese molti convolavano a nozze.
Il mese di agosto era passato, un mese in cui non era consigliato sposarsi a
detta del proverbio: “A zita maiulina e agustina nun si gode a cuttunina”.
C’era molta superstizione e quel proverbio lo rispettavano tutti alla
lettera.
Quella mattina in tutte le tre chiese del paese si celebravano solo
matrimoni; era incredibile.
“A zita sta nisciennu, talè, talè” urlò un uomo che si trovava in
mezzo a tutta quella baraonda.
Era proprio vero, la sposa a braccetto di so patri, u zi Turriddu,
comparve davanti alla porta. Si sposava Angela Aricò; la folla appena la
vide cominciò a battere le mani mentre il corteo cominciava a scendere per
quelle strade scoscese.
In testa c’era la sposa con suo padre, seguivano i bambini e le bambine
vestito di bianco, la famiglia della sposa e parenti e amici.
In breve tempo raggiunsero la chiesa del Carmine dove lo sposo attendeva
impaziente.
Alla fine della Messa le persone cominciarono a uscire dalla chiesa. “Li parienti mittitivi tutti na scalunata c’ama ffari a fotografia”,
urlò Cicciu u fotografu. Dopo ca u zi Cicciu fece la foto si formò il corteo nuziale. Al
passaggio tutte le persone tiravano riso, frumento e petali di rose. Gli
sposi rispondevano lanciando confetti.
- “Viva li sposi, aùrii e figli masculi”.
- “Viva, viva, viva”
gridava qualcuno in mezzo alla folla.
Il corteo andò avanti per tutto il corso, poi imboccò una stradina che
scendeva verso la sala del trattenimento. Era un grande stanzone dove c’era
un lungo tavolo per gli sposi e per i genitori. Un’orchestrina suonava
tarantelle e mazurche e in poco tempo quel clima gioioso contagiò tutti, che
cominciarono a ballare coinvolgendo anche gli sposi.
Ci fu il rinfresco con rosolio, vino e cosi dunci.
A sera tutto finì.
Gli sposi rientrarono nella loro casa, mentre parenti e amici andarono a
raccontare in giro della bella festa di matrimonio di la figlia di lu zi
Turriddru Aricò.
Dopo i festeggiamenti arrivò il giorno della partenza; giorno che
Angela avrebbe voluto non arrivasse mai. Per lei voleva dire fare un salto
nel buio, lasciare tutto: gli affetti, le amicizie. Cambiare paese, nazione,
modo di vita. Il solo pensiero la faceva star male.
Quella mattina la ricordò sempre. Dopo aver salutato parenti ed amici, suo
padre, facendosi aiutare dal fratello, caricò le valigie sulla mula e si
diresse verso la stazione.
Angela insieme ad Antonio e ad altri familiari lo raggiunsero a piedi. La
stazione era un po' distante dal centro e per arrivare ci impiegarono quasi
mezz’ora.
Faceva freschetto quella mattina, soffiava un leggero vento da ponente.
Quando arrivarono lo spiazzale era pieno di persone. Si sentiva un
chiacchiericcio continuo. Tutti parlavano in maniera caotica, come se
avessero tante cose da dire e poco tempo a loro disposizione. Probabilmente,
quello era un modo per scaricare il nervosismo che ognuno aveva dentro.
Tutte quelle voci si sovrapponevano l’una all’altra e all’orecchio
dell’ascoltatore giungeva solo qualcosa di incomprensibile.
All’improvviso il campanello, che annunciava l’arrivo del treno, cominciò a
suonare insistentemente.
Per un attimo tutti si zittirono, poi ripresero, fino a quando il campanello
finì di suonare e sui binari comparve la testa del treno che a velocità
moderata avanzava verso la stazione. “U trenu arriva! U trenu arriva!”cominciarono a gridare
tutti.
Quella frenesia, che fino ad ora aveva animato quelle persone,
improvvisamente si trasformava in pianto. Ognuno, in maniera convulsa,
abbracciava il proprio parente quasi a non volerlo più lasciare. Era
incredibile con quanta energia lo facesse.
Tutti quelli che dovevano partire salirono sul treno, mentre qualcuno ancora
da terra passava le valigie dal finestrino.
Ciascuno aveva un'infinità di bagagli. Era come se dentro quelle valigie di
cartone ognuno volesse portare via tutto il suo mondo.
Il capostazione improvvisamente fece un fischio lungo e continuo, furono
chiuse le porte e il treno si mosse.
Io
mi affacciai al finestrino per salutare. Vidi in fondo al marciapiede mia
madre che salutava, insieme a mio padre e ai fratelli. Salutai anch’io con
la mano, mentre le lacrime offuscavano la mia vista e il treno spariva
all’orizzonte, dietro la curva della ferrovia.
Calcio.
Brilla la stella di Gabriele Garifi: campione regionale con la Nissa FC
Under 19
Garifi con la coppa
Gabriele Garifi
Esultanza
Un boato di gioia ha squarciato il cielo di Niscemi ieri pomeriggio,
venerdì 4 aprile 2025, quando l'arbitro ha decretato la fine della
combattutissima finale playoff Under 19 tra la Nissa e il Siracusa.
Il risultato di 2-1 in favore dei biancoscudati è la concretizzazione di un
sogno inseguito per oltre quarant'anni: la Nissa è campione regionale Under
19.
(Esultanza in campo)
Un traguardo storico che premia la dedizione di un intero settore giovanile
e il lavoro svolto dal tecnico Giacomo Serafini e dal suo staff. La finale,
disputata allo stadio comunale di Niscemi, ha visto i giovani nisseni
superare un avversario di grande valore come il Siracusa, che aveva dominato
la regular season.
La partita è stata decisa da una doppietta di Zaid Cissé, attaccante in
stato di grazia che ha trascinato la squadra con due reti di pregevole
fattura. Tuttavia, la vittoria è frutto di un collettivo solido e
determinato, capace di esprimere un gioco equilibrato e incisivo in tutte le
fasi.
In questo contesto di esaltante successo, una menzione speciale merita il
giovane difensore grottese Gabriele Garifi. Vero baluardo della
retroguardia biancoscudata, Garifi ha dimostrato ancora una volta il suo
indiscutibile talento. La sua passione per il calcio traspare in ogni
intervento, la sua capacità tecnica gli permette di impostare l'azione con
lucidità e di disimpegnarsi con eleganza anche nelle situazioni più
complicate. Ma è la sua grinta agonistica a fare la differenza, unita a
un'intelligenza tattica che lo rende un elemento fondamentale per la
squadra.
Garifi, con la sua crescita costante e il suo impegno, è diventato una vera
e propria stella emergente del calcio giovanile. Il suo apporto alla
vittoria del campionato è stato cruciale, dimostrando una maturità e una
leadership sorprendenti per la sua giovane età. La sua solidità difensiva,
la sua abilità nel gioco aereo e la sua capacità di anticipo hanno spesso
sventato le offensive avversarie, fornendo sicurezza a tutto il reparto.
Al triplice fischio finale, l'emozione del presidente Luca Giovannone era
palpabile: "È una gioia immensa. Questo titolo arriva dopo più di
quarant’anni e rappresenta un premio straordinario per il lavoro di tutti:
dallo staff tecnico ai ragazzi, passando per chi ogni giorno lavora dietro
le quinte. Questa vittoria è il segnale che il progetto della Nissa cresce,
anche e soprattutto nei giovani. Siamo orgogliosi di loro".
Con questa vittoria per 2-1, frutto di una "final four" impeccabile con due
successi, sei gol fatti e solo uno subito, la Nissa Under 19 scrive una
pagina indimenticabile nella storia del club e regala lustro al calcio
nisseno. E tra i protagonisti di questa impresa, brilla la stella del
giovane Gabriele Garifi, un talento made in Grotte pronto a
illuminare il futuro del calcio.
Attività.
MAD Computers: 10 anni di passione e resistenza nel cuore di Grotte
MAD Computers
Era il 3 aprile 2015 quando una piccola saracinesca si alzava, dando
inizio all'avventura di MAD Computers. Dieci anni dopo quel negozio è ancora lì, un baluardo di resistenza
nel cuore della città, un punto di riferimento per chi cerca competenza,
cortesia e un sorriso.
In un'epoca dominata dai giganti dell'e-commerce e dalle multinazionali, la
storia di MAD Computers è quella di Davide Magrì, Antonella e Chiara, tre
persone che hanno scelto di scommettere sul loro talento e sulla loro
passione, sfidando le logiche di un mercato spietato.
"Non è stato facile - confessa Davide Magrì -. Ogni giorno
è una battaglia contro prezzi insostenibili e una concorrenza che sembra
invincibile. Ma noi non ci arrendiamo, perché crediamo nel valore del
rapporto umano, della consulenza personalizzata, dell'assistenza immediata".
E i clienti lo sanno bene. MAD Computers non è solo un negozio di computer,
è un luogo dove trovare un consiglio sincero, un aiuto per risolvere un
problema, un amico con cui scambiare due chiacchiere.
"Siamo qui grazie a loro - continua Davide, con la voce rotta
dall'emozione -. Sono loro che ci danno la forza di andare avanti, che ci
spingono a migliorare ogni giorno. A volte siamo lenti, è vero, ma siamo
piccoli e facciamo del nostro meglio. E loro lo capiscono, lo apprezzano".
In questi dieci anni, MAD Computers ha visto cambiare il mondo, la
tecnologia, le abitudini delle persone. Ma una cosa è rimasta immutata: la
passione di chi ci lavora.
"Siamo cresciuti insieme ai nostri clienti - prosegue Davide -. Abbiamo
visto i loro figli imparare a usare il computer, li abbiamo aiutati a
risolvere problemi di ogni tipo, abbiamo condiviso con loro gioie e dolori".
Ed ancora aggiunge: "Siamo una famiglia, e i nostri clienti sono parte di
questa famiglia. Li ringraziamo di cuore per la fiducia che ci hanno dato in
questi anni, e promettiamo di fare sempre del nostro meglio per meritare il
loro affetto".
MAD Computers compie 10 anni, un traguardo importante per una piccola realtà
che ha saputo resistere alle tempeste del mercato.
Una storia di coraggio, di passione, di umanità. Una storia che ci ricorda
che, a volte, la grandezza non si misura in numeri, ma in sorrisi.
Agrigento.
"Voci e suoni della lingua italiana attraverso alcuni autori e artisti"
Locandina
Agrigento si prepara ad accogliere un incontro culturale dedicato
all'esplorazione della lingua italiana attraverso le opere di autori e
artisti. L'iniziativa, promossa dal Comitato di Agrigento della Società
Dante Alighieri in gemellaggio con il comitato di Savona, si terrà
giovedì 3 aprile 2025 alle ore 16.45, presso l'Auditorium "Tusa"
della Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali, situato in Villa
Genuardi, Via Ugo La Malfa, Agrigento.
(Locandina)
L'incontro, che ha come tema "Voci
e suoni della lingua italiana attraverso alcuni autori e artisti",
vedrà i saluti istituzionali di Francesco Miccichè, Sindaco di Agrigento, e
di Vincenzo Rinaldi, Soprintendente BB.CC.AA. di Agrigento.
A introdurre e coordinare il pomeriggio sarà Enza Ierna, Presidente del
Comitato di Agrigento della Società "Dante Alighieri".
Diversi relatori si susseguiranno per offrire spunti di riflessione e
approfondimento:
- Enzo Motta, notaio e Presidente del Sodalizio Pirandello di Savona, nonché
socio del Comitato Società "Dante Alighieri" di Savona, interverrà sul tema
"Pirandello, Sciascia e Camilleri: le radici agrigentine di una letteratura
universale";
- Antonio Liotta, medico, scrittore ed editore, presenterà un intervento dal
titolo "Antonio Russello: Scrittore europeo da riscoprire";
- Achille Furioso, Presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Agrigento,
introdurrà la presentazione video "Agrigento 2045" realizzata da Chiara
Peruga;
- Enzo Di Natali, scrittore e docente di bioetica presso l'Ateneo Pontificio
di Roma, parlerà de "La mistica in Dante e la crisi antropologica";
- Valentina Caminneci, esperta di beni culturali e ambientali, affronterà il
tema della "Storia della Villa Genuardi".
L'appuntamento sarà arricchito da interventi artistici e musicali a cura di
Pietro, Claudia e Marco Puma, Enzo Argento, Liliana Arrigo, Tania Cutugno e
Giuseppina Mira.
L'iniziativa si configura come un'occasione preziosa per esplorare le
molteplici sfaccettature della lingua e della cultura italiana, con un focus
particolare sul contributo di autori e artisti legati al territorio
agrigentino e in un'ottica di dialogo e scambio con la realtà savonese.
Comune.
Finanziamenti PNRR per l'area sportiva del plesso "Roncalli" di Grotte
Plesso "Roncalli"
Ottime notizie per la comunità scolastica di Grotte: il Ministero
dell'Istruzione ha stanziato 178.250,00 euro nell'ambito del PNRR,
Missione 4 "Istruzione e Ricerca", per un importante progetto di
riqualificazione dell'area sportiva all'aperto del plesso scolastico "A.
Roncalli", situato in Viale della Vittoria.
(Plesso scolastico "A. Roncalli")
L'annuncio è stato accolto con grande soddisfazione dall'Amministrazione
comunale, che fin da subito ha posto le scuole al centro delle proprie
priorità politiche. Il finanziamento, richiesto nel 2022, rappresenta un
ulteriore successo per l'Amministrazione, come sottolinea il sindaco
Alfonso Provvidenza: "Questo risultato rafforza la nostra volontà di
continuare a lavorare con amore e dedizione per il nostro paese, perseguendo
l'interesse collettivo e non quello individuale".
Il Sindaco ha colto l'occasione per ringraziare l'Ufficio tecnico comunale
per la professionalità e lo spirito di sacrificio dimostrati nel contribuire
al raggiungimento di importanti traguardi nel settore dei lavori pubblici.
L'intervento sull'area sportiva del plesso Roncalli apporterà benefici
significativi per gli studenti e per l'intera comunità, migliorando la
qualità degli spazi dedicati all'attività fisica e promuovendo uno stile di
vita sano. Questo finanziamento PNRR rappresenta un importante passo avanti
per il futuro dei giovani di Grotte e conferma l'impegno
dell'Amministrazione nel sostenere l'istruzione e lo sport come elementi
fondamentali per la crescita e il benessere della comunità.
Attualità.
"Scoprire la verità sulla Capitale della Cultura"; di Giuseppina
Randazzo
Acqua corrente
Me
ne sono andata da Agrigento quasi vent’anni fa. Era l’agosto 2005.
La prima cosa che ho fatto non appena arrivata nella nuova casa di
Genova è stata quella di mettere in fila i miei tre figli vicino al
lavandino della cucina.
Ho aperto il rubinetto e ho offerto a ciascuno di loro un bicchiere
d’acqua. Acqua, sì. Non una merendina ma un semplice bicchiere d’acqua.
I miei figli, allora bambini, mi hanno guardata sbigottiti, forse
pensando che la mamma fosse impazzita.
Mi guardavano con il bicchiere in mano e non bevevano. Avevano paura.
Ho detto loro che non soltanto quell’acqua era potabile ma che usciva
dal rubinetto ininterrottamente. Ininterrottamente.
Così, ancora restii, hanno cominciato a bere. Era fresca e buona. E non
finiva.
Ho preso anch’io un bicchiere d’acqua e ho bevuto.
Sapevo che un giorno avrebbero dimenticato che cosa vuol dire non avere
l’acqua corrente, speravo però che quel momento di sbigottimento e
istantanea gioia sarebbe rimasto nella loro memoria.
"Siamo stati adottati da una mamma ricca", dicevo loro ridendo.
Sì, perché Genova sembrava aver tutto: bus, treni, vie, servizi e tanta
acqua.
Potevamo tirare lo sciacquone tutte le volte che ne avevamo bisogno,
potevamo fare la doccia ogni giorno, potevamo dimenticare di comprare
l’acqua da bere, potevamo cucinare con l’acqua del rubinetto, potevamo
persino fare tante lavatrici e pulire la casa e potevamo permetterci di
non avere cisterne di raccolta, bidoni da conservare per il trasporto
dalle fontane e persino di non comprare botti d’acqua il cui costo al
metro cubo era dieci volte più alto della norma e l’acqua era pure
sporca.
Potevamo finalmente dirci italiani, insomma, senza vergognarci del
nostro Stato.
Sono passati vent’anni.
Da circa dieci anni, non sono più andata in Sicilia.
I miei fratelli e i miei genitori, piano piano, mi hanno seguita e ora
vivono tutti qui.
Mio padre è morto ad agosto del 2024 e ha vissuto gli ultimi anni della
sua vita lontano dalla sua terra.
Fino a qualche mese prima di andarsene, viaggiava con mia madre in auto
tutta la notte per rivedere la nostra terra. Gli mancava.
Manca anche a me, ma adesso che è morto anche mio padre non credo
tornerò mai più in Sicilia.
Credo che quello che mi manca di più siano gli odori, la vista, il sole
e il linguaggio.
Questa mamma adottiva è stata molto buona con me perché io l’ho
rispettata, ho apprezzato ogni suo dono anche se so che, come accade in
ogni città, i suoi abitanti si lamentano per qualche carenza.
All’inizio sorridevo pensando che i genovesi non avessero idea della
ricchezza che possedevano in termini esistenziali e civili, adesso mi
sono abituata e quando si lamentano li sto ad ascoltare perché fanno
bene.
Sì, fanno bene, perché se tutto funziona qui è grazie a loro, ai
genovesi.
Loro sanno come fare in modo che la città funzioni. Conoscono i loro
diritti, sanno come far fronte comune, sanno come affrontare i problemi,
sanno che sono loro a scegliere i politici e li scelgono bene.
A volte magari vince una parte e non l’altra, ma nessuno di loro si è
mai permesso di amministrare la città male fino al punto di farle
perdere la dignità.
Ho ancora il mio accento agrigentino.
Ogni volta che mi incontra qualcuno che non mi conosce mi chiede da dove
vengo. Sorrido.
Della mia terra conservo il linguaggio, conservo le tradizioni, conservo
il ricordo, ma null’altro.
Io non sono più agrigentina e non sono genovese. Le mie radici si sono
inaridite e l’unico spazio in cui mi riconosco è quello mentale in cui è
nascosta la mia infanzia, la mia adolescenza e la mia giovinezza.
Si parla spesso della migrazione dei cervelli, dimenticando che a volte
si può essere migranti anche dentro la propria nazione.
Io avevo un lavoro a tempo indeterminato in Sicilia ma ho preferito dare
la possibilità ai miei figli e alla mia famiglia di vivere in un posto
che non vantasse soltanto un glorioso antico passato ma anche un
dignitoso presente ricco di opportunità.
Un posto in cui, se racconto dei problemi d’acqua che avevo nella mia
città, gli abitanti si mettono a ridere pensando che sia una delle mie
solite battute.
Quando da giovane vivevo ad Agrigento, ho scritto spesso alle testate
nazionali sperando che il problema della mancanza d’acqua fosse in
qualche modo rappresentato al resto della nazione. Una volta
pubblicarono un articolo su Il Giornale, poi niente.
Quando ho saputo che Agrigento era stata nominata Capitale della
cultura, ho sperato che finalmente qualcuno si accorgesse
dell’ingiustizia che vive un popolo che pur è definito italiano.
Un’ultima cosa, che forse il resto degli italiani non sanno.
Ad Agrigento esiste ancora il fontaniere.
Ad Agrigento tutti i palazzi hanno una grande vasca di raccolta
dell’acqua.
Ad Agrigento moltissime case hanno interi terrazzi ricolmi di cisterne
celesti, alcune altre forse hanno ancora le cisterne grigie in amianto.
Basta sorvolare la città con un drone per scoprire la verità sulla
capitale della cultura.
Oltre i templi, oltre i paesaggi, oltre le architetture, ci sono tetti
che attendono l’acqua perché da noi l’acqua è la vera turista non
stanziale.
Viene ogni venti giorni e va via dopo due ore. Neanche il tempo di
preparare un buon piatto di pasta.
Attualità.
"Il nome alle cose"; di Raniero
La Valle
Raniero La Valle
Raniero La
Valle, giornalista e intellettuale, è stato direttore de «L’Avvenire
d’Italia» e più volte parlamentare.
*****
Tutto è cominciato quando l’uomo, nel giardino, ha dato il nome alle
cose.
Dare il nome alle cose è il primo passo per conoscerle, padroneggiarle,
se del caso combatterle.
Per questo si discute tanto se definire o no la Meloni fascista,
e si insiste sulla litania dell’aggressore-aggredito.
Ma nella divisione manichea del mondo, tanto cara all’Occidente, tra
quelle che sono chiamate “democrazie” e le cosiddette “autocrazie”, dove
collocare l’America di Trump che è eletto a furor di popolo ma
sovverte le regole del potere, malmena i giudici, governa per decreti
esecutivi e vuol conquistare la Groenlandia e il Canada?
E che nome dare a Israele dove pure si vota, ma che si
definisce come Stato etnico, esclusivo e confessionale?
Per trovare il nome appropriato bisogna guardare agli indizi.
Per gli Stati Uniti si può prendere per esempio una componente
identificante del regime trumpiano, che è la deportazione dei
migranti presenti nel Paese e che per varie ragioni sono considerati
illegittimi o delinquenti o comunque sgraditi.
Per farlo Trump ha tirato in ballo la Alien Enemies Act, che è una legge
sui nemici, risalente al 1798, forse mai applicata se non nella Seconda
guerra mondiale per internare e isolare i giapponesi residenti in
America.
I primi a farne le spese sono stati i venezuelani, 350.000 dei quali
godono di uno statuto di protezione temporanea negli Stati Uniti dove
sono arrivati per sottrarsi al regime di Chávez.
Centinaia di loro, definiti "stupratori, assassini e gangster" dalla
portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, imbarcati su tre aerei,
sono stati deportati in Salvador che ne ha ricavato 5.000 dollari
l’uno e li ha imprigionati in un lager. Un giudice ha tentato di fermare gli aerei in volo e di farli
rientrare ma l’ordine non è stato eseguito col pretesto che essi non si
trovavano più nello spazio aereo degli Stati Uniti, e Trump ha
definito quel magistrato “un giudice lunatico, di sinistra radicale, un
agitatore e un provocatore”.
Ma, come ha scritto una giornalista che lavora in un’organizzazione per
i diritti degli immigrati, Sonali Kolhatkar, in un articolo diffuso in
Italia dalla benemerita agenzia Other News di Roberto Savio, non si
tratta solo dei venezuelani: chiunque può essere fatto sparire in
qualsiasi momento.
Il governo sta prendendo di mira i cittadini americani di colore.
Sta prendendo di mira gli accademici di colore che lavorano o studiano
nel Paese con documenti validi, in particolare quelli che sono musulmani
o cercano giustizia per la Palestina. Tutti a rischio di non essere graditi al potere.
Ricordando la poesia "First They Came" di Martin Niemöller, si può dire
che “oggi l'amministrazione se la prende con venezuelani e
palestinesi, domani potrebbe essere chiunque di noi. Tollerare la
crudeltà anti-immigrati apre la porta a tutti noi di essere vittime di
tale ferocia. Nessuno è immune”.
Un’altra notizia, ben più che un indizio, è che esiste uno stretto
rapporto di collaborazione tra l’esercito israeliano e il Massachuttes
Institute of Technology (MIT) di Boston, anche nel supporto alla guerra
di Gaza.
Come rivela un rapporto “Science for Genocide”, pubblicato da un gruppo
pro-palestinese interno all’Università, i laboratori del MIT dal 2015
hanno ricevuto 3,7 milioni di dollari di finanziamento da parte del
Ministero della Difesa israeliano, destinati a progetti volti a
sviluppare algoritmi che aiutino gli sciami di droni a inseguire meglio
gli obiettivi in fuga, a migliorare la tecnologia di sorveglianza
subacquea e a supportare gli aerei militari nell’elusione dei missili.
Dal 7 ottobre 2023 due di queste sponsorizzazioni sono state rinnovate,
mentre una è scaduta a dicembre 2024.
Inoltre il MIT mantiene collaborazioni istituzionali con aziende che
vendono grandi quantità di armi a Israele. Tra queste figurano Elbit
Systems, il maggiore appaltatore militare di Israele, nonché Maersk,
Lockheed Martin e Caterpillar, collaborazioni che garantiscono
ingenti profitti ai complici del genocidio e un accesso privilegiato
al talento e alle competenze del MIT.
Quello di Israele, afferma il rapporto, “è l’unico esercito straniero
a sponsorizzare la ricerca del MIT”.
Come dicono gli studenti il regolamento stesso del MIT imporrebbe di
rompere le collaborazioni con tali imprese se esistono “prove
credibili che le loro attività contribuiscono alla soppressione dei
diritti umani”. In risposta alla pubblicazione dei dati, il MIT ha
bloccato l’accesso al sistema interno di gestione delle
sponsorizzazioni.
Tutto ciò dimostra il coinvolgimento strutturale degli Stati Uniti nelle
guerre di Israele, come c’è stato un coinvolgimento finora nella guerra
d’Ucraina dove, come ha rivelato il New York Times, dalla base Usa di
Wiesbaden, in Germania, i generali Mykhaylo Zabrodskyi e Christopher
Donahue, dirigevano le azioni militari ucraine nel quadro di una
operazione, chiamata “Task force Dragon”.
Molte altre cose si potrebbero citare per chiedersi in base a quale
diritto, interno e internazionale, gli Stati Uniti fanno tutto questo,
e se ciò li qualifichi ad essere annoverati tra le democrazie o le
autocrazie: un’attribuzione peraltro difficile anche per altri Paesi, a
cominciare da Israele con la sua identità di Stato ebraico, di un solo
popolo, senza Costituzione e con una capitale eterna, e la pretesa di
essere nelle sue condotte militari “legibus solutus”.
E tutto ciò mentre la condanna della Le Pen in Francia accende in
tutto il mondo il clamore sulle regole della democrazia.
In America la questione si complica perché da un’amministrazione
all’altra gli Stati Uniti sembrano compiere anche le azioni più efferate
ostentando una presunzione d’innocenza.
Perciò risulta difficile, ma non solo con Trump, collocarli simpliciter
nelle “democrazie” o nelle “autocrazie”, la magica distinzione che rende
l’Occidente così fiero di appartenere a queste ultime.
Per chiarezza occorrerebbe allora dare agli Stati Uniti un altro
nome che corrisponda alla stessa coscienza che essi, e altri Stati
simili a loro, hanno di sé.
Questa coscienza è quella di essere al di sopra del bene e del male,
di godere di una sorta di suprematismo bianco o anglosassone o
messianico e religioso, di comportarsi nella presunzione che tutto
sia loro concesso e tutto sia loro dovuto (e perché no la
Groenlandia, Panama, le terre rare, la Palestina, Gaza?).
Allora forse si dovrebbe dar loro un nome nuovo: non democrazie e non
autocrazie, ma autolatrie.
O piuttosto, poiché di se stessi fanno un idolo, e se lo adorano da
soli, autoidolatrie.
Politica. L'on. Marchetta:
"Velocizzare l'iter delle pratiche PNRR"
On. Marchetta
L’on.
Rosellina Marchetta, deputato segretario all’Assemblea Regionale
Siciliana, lancia un appello al Governo siciliano affinché si possano
predisporre tutte le procedure necessarie a velocizzare l’iter delle
pratiche PNRR.
“Ci sono ancora 11 miliardi relativi al PNRR da spendere entro il 2026
- dichiara l’on. Marchetta -. Chiedo pubblicamente al Governo regionale
di attivarsi per facilitare e velocizzare l’iter procedurale relativo alle
pratiche PNRR. Mai come in questo momento la nostra Regione ha bisogno che
siano spesi questi fondi per migliorare le infrastrutture, la sanità, le
scuole, favorire innovazione digitale e transizione energetica e tanto
altro. È stato già fatto tanto e già tanto c’è in essere - continua il
Deputato Segretario all’ARS -; questo mio appello non vuole essere un
allarme ma vuole sollecitare il Governo ad attivarsi per sviluppare una
strategia che permetta iter più sbrigativi. Fin troppe volte provvedimenti
legislativi che approviamo all’ARS o proposte da valorizzare restano
ingarbugliate nei complessi meandri della burocrazia. Chiedo un rapido
processo di sburocratizzazione che ci permetta di poter offrire ai siciliani
sistemi più efficienti e rappresentatività dei territori, potendo portare
avanti con più celerità anche le nostre iniziative parlamentari”.
Editoria.
Canicatti:
presentazione del libro "Muzzicuna", di Aristotele Cuffaro;
sabato 5 aprile
Locandina
Sabato 5 apirle
2025, alle ore 18.30, presso il Palazzo Lombardo a
Canicatti, si terrà la
presentazione del libro "Muzzicuna" di Aristotele Cuffaro.
L'iniziativa è promossa da: Lions Club Canicatti, Fidapa, BPW Italy,
Associazione Culturale Athena, Proloco Canicatti, Rotary Canicatti.
(Locandina)
La presentazione del libro "Muzzicuna", una raccolta di poesie in siciliano
con traduzione a fronte, sarà un'opportunità per celebrare la cultura e la
lingua siciliana, durante la quale si alterneranno momenti di lettura,
interventi musicali e dialoghi con l'autore.
L'incontro si aprirà con i saluti di:
- Giovanni Salvaggio, Presidente dell'Associazione Athena;
- Lavinia Napoli, Presidente della Fidapa;
- Giancarlo Granata, Presidente del Lions Club Canicatti Host;
- Giovanna Bennici, Presidente della Proloco.
Le letture saranno a cura di Melania Curto, Anna Rita Alù e Silvana Rinallo, mentre
gli interventi musicali saranno eseguiti dall'Elegans Trio (Julia Di Stefano al flauto traverso,
Lavinia Di Stefano al clarinetto e Isabella Di Salvo al
pianoforte.
Il dialogo con l'autore, Aristotele Cuffaro, sarà condotto da Federico Li
Calzi.
La cittadinanza è invitata a partecipare a questo appuntamento culturale nel
quale celebrare la cultura e le tradizione siciliana.
Aristotele Cuffaro è un autore siciliano che con la sua opera "Muzzicuna" si
propone di valorizzare la lingua e la cultura della sua terra. La raccolta
di poesie offre uno spaccato della vita e delle tradizioni siciliane, con
uno sguardo attento alla realtà contemporanea.
Medinova è la casa editrice che ha pubblicato "Muzzicuna", impegnata nella
promozione della cultura e della letteratura siciliana.